mercoledì 20 aprile 2011

FRATERNITA' VANGELO & CARITA'

FRATERNITA' VANGELO & CARITA'
(Spiritualità Francescana-Mariana)

chi siamo e cosa facciamo

Nuova Giovane Comunità di vita attiva-contemplativa & missionaria di fratelli e sorelle, Laici. La nostra storia di fraternità è iniziata il 14 giugno 2009 a Roma, quando alcuni di noi, incontrati dal Signore con il dono della conversione e della pace, hanno sentito il desiderio profondo di 'farsi tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno'. Ci dedichiamo in modo particolare all'evangelizzazione, alla promozione umana e all'accoglienza di quanti vogliono vivere un'esperienza di vita fraterna, vivendo di Provvidenza in tutto il mondo.
Siamo lieti di poter accogliere, nel nostro Gruppo di Preghiera, chiunque lo desidera: Vescovi, Sacerdoti, Missionari, Missionarie, Religiosi, Religiose, Laici, Famiglie, Giovani, ragazzi, Seminaristi, immigrati, ammalati e anziani.... purchè ci sia la volontà di effettuare un cammino costante per crescere nella Fede, partecipando a momenti di preghiera comunitari, perchè pregando e riflettendo insieme possiamo sostenerci a vicenda e tendere con più fervore verso orizzonti esaltanti.

Per ora non siamo ancora veramente nulla, se non un sogno nella mente di un indegno figlio della Santa Chiesa, animato dal vivo desiderio di santificarsi , dedicando la propria vita al servizio del Signore per l’ avvento del Suo Regno glorioso e la salvezza delle anime

Siamo presenti sulla rete per farci conoscere, per giungere a quei fratelli e a quelle sorelle che sentono nel cuore il profondo desiderio “di qualcosa” ma non hanno ancora scoperto “cosa”; siamo qui per arrivare a quei giovani e a quelle giovani che Nostro Signore chiama ad un dono grande e totale e che sono ansiosi di dare una gioiosa e pronta risposta a questo invito, ma non sanno “come” fare.

Anche se non esistiamo come Istituto, desideriamo esserlo ed abbiamo bisogno di “pietre vive” per costruire questo edificio che serva alla maggior gloria di Dio, per questo cerchiamo, attraverso questo piccolo porto nel mare della “Rete” di arrivare all’attenzione di quei “marinai coraggiosi” che sono stati spinti dalla Provvidenza sulla nostra rotta.

Questa ricerca è un tentativo e anche una verifica: se a Dio il nostro progetto piace allora ci invierà anche gli “operai” per realizzarlo,altrimenti non permetterà che cresca e in tal caso gli renderemo gloria per averci indicato la Sua Santa Volontà.


Vediamo dunque in breve le nostre caratteristiche attuali

Una Fraternità senza membri

La nostra Fraternità non è ancora costituita. abbiamo 3 Fratelli e 2 Sorelle che vivono la Regola non Bollata di San Francesco. C’è solo il Fondatore, e altri 4 laici consacrati, che cercano disperatamente giovani disposti a fare questo “salto” nelle mani di Maria Santissima, a mettersi in gioco per tentare di realizzare questo “sogno” di servizio totale al Signore

Una Fraternità ancora senza mura

Non esistendo una Comunità chiaramente non esiste nemmeno una struttura atta ad accoglierla. Sarà uno dei primi impegni dei Fratelli e delle Sorelle quello di trovare un luogo adatto alla loro vita di preghiera e servizio
Nell’ amore per la Tradizione della Chiesa

La Fraternità nasce e vuole svilupparsi nella piena obbedienza al Sommo Pontefice, Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo in Terra, e nel solco millenario della Tradizione della Chiesa.

Questo legame stretto con la Tradizione è esplicitato dall’osservanza per il Rito della Santa Messa, per i Sacramenti e per la Liturgia dei libri liturgici in vigore prima del Concilio Vaticano II, in ottemperanza a quanto contenuto nel Motu proprio Ecclesia Dei adflicta del 2 luglio 1988 di Sua Santità Giovanni Paolo II
Al servizio di Nostro Signore

La Fraternità serve la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana secondo le necessità e non si impone un programma preciso per essere docile all’azione dello Spirito Santo.

Capisaldi del suo servizio sono le quattordici opere di misericordia spirituale.

Un discorso a parte merita la categoria dei Padri ( i Fratelli che sono sacerdoti); essi sono infatti impegnati in modo particolare , a turno, nel Sacramento della Riconciliazione e nella Direzione spirituale, in modo che in ogni Chiesa della Fraternità sia reperibile 24 su 24 un confessore

PREGHIERA:
O Dio nostro Padre Buon Pastore Misericordioso,
che hai illuminato la tua Chiesa con l'insegnamento e l'esempio dei tuoi
servi Giovanni Paolo II & don Zeno Saltini, donaci uno spirito umile e ardente,
per conoscere la ttua verità e attuarla con un coraggioso programma di vita.
per Cristo Nostro Signore.
Amen.

190 commenti:

  1. LEGGE DELLA SOCIETA' UMANA (La nostra Legge)

    Vedendo che c'era tanta gente Gesù sali verso il monte. Si sedette, i suoi discepoli si avvicinarono a lui, ed egli cominciò a istruirli con queste parole:

    Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli
    Beato chi è umile, chi sente il suo nulla ma confida in Dio.
    Beato chi sente la sua dipendenza completa da Dio.
    Beato chi accetta il progetto di Dio su di lui.

    Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati
    Beato chi sa piangere sui propri errori.
    Beato chi sa piangere con chi piange.
    Beato chi paga, soffre e lotta contro le ingiustizie e per i mali del mondo.

    Beati i miti, perché avranno in eredità la terra
    Beato chi sceglie la mitezza, la benevolenza, la pazienza, l’umiltà.
    Beato chi ha il cuore grande.
    Beato chi rifiuta la violenza.
    Beato chi sa perdonare.

    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati
    Beati coloro che hanno la brama della santità, che aspirano all’autenti­cità evangelica, che scelgono il Vangelo senza accomodamenti né attenuazioni.
    Beato chi desidera ardentemente ciò che Dio desidera.

    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia
    Beati quelli che si sforzano di essere un riflesso della bontà di Dio.
    Beati quelli dal cuore grande e misericordioso verso i loro fratelli.

    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio
    Beati quelli che hanno il cuore sincero perché possono accostarsi a Dio.
    Beato chi è autentico nei pensieri e nei fatti perché è accolto da Dio.

    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio
    Beati i costruttori di pace e di concordia perché hanno in loro qualcosa della bontà di Dio.
    Beati i portatori di pace perché somigliano a Dio.

    Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli
    Beati quelli che san pagare per la loro fede.
    Beato chi è fedele alla volontà di Dio ed è pronto anche a soffrire per essere fedele alla volontà di Dio.

    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perche grande e la vostra ricompensa nei cieli

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  2. Lettera dei Quattro Ministri Generali della Famiglia Francescana
    Ai Fratelli e Sorelle dell'Ordine Francescano Secolare
    in occasione della consegna della Regola
    approvata per loro dalla Santa Sede
    Abbiamo la gioia di comunicarvi che la Santa Sede, mediante la lettera apostolica Seraphicus
    Patriarcha, datata 24 giugno 1978, sub anulo Piscatoris, ha approvato la Regola rinnovata
    dell'Ordine Francescano Secolare, che abroga e sostituisce la precedente di papa Leone XIII.
    È al papa Paolo VI che dobbiamo questo splendido dono, poco prima che lasciasse questa
    terra. Egli vi amava. Più volte, infatti, aveva manifestato il suo amore verso l'Ordine
    Francescano Secolare ed aveva rivolto a voi parole indimenticabili, come nel giugno 1968 e nel
    1971, in occasione del 750° anniversario del Memoriale propositi.
    L'iter percorso dall'anno 1966, data 7 marzo, cioè da quando la Sacra Congregazione per i
    religiosi concesse la facoltà di iniziare l'aggiornamento della legislazione dell'Ordine
    Francescano Secolare, è stato lungo e laborioso. Vogliamo sottolineare il lavoro dei fratelli e
    delle Fraternità, sia mediante le varie forme di vita, way, way of life, o itinerari, sia mediante
    l'indefesso lavoro della presidenza del Consiglio internazionale, dopo l'istituzione di esso,
    nell'anno 1973.
    Tale lavoro è stato di capitale importanza nella ricerca delle vie dello Spirito ed efficacissimo
    per avvertire la presenza e la vitalità del carisma francescano nel popolo di Dio, ai nostri giorni.
    La Regola che oggi vi presentiamo non è soltanto il frutto di questi lavori. La Chiesa ve la
    consegna come norma di vita.
    La priorità della vostra attenzione corra verso il contenuto evangelico, accogliendo il
    messaggio francescano che essa porta e la guida che vi offre per vivere secondo il santo
    Vangelo.
    Uno dei cardini dell'auspicato rinnovamento è il ritorno alle origini, all'esperienza spirituale di
    Francesco d’Assisi e dei fratelli e delle sorelle della penitenza, che ricevettero da lui ispirazione
    e guida. Tale proposito viene suggerito dall'inserzione come prologo della “Lettera ai fedeli”
    (recensio prior), nonché dai costanti riferimenti alla dottrina e all'esempio di san Francesco.
    Un altro cardine è l'attenzione allo Spirito nei segni dei tempi. Appoggiati a questi due
    cardini, dovete mettere in pratica l'invito della Regola alla creatività e all'esercizio della
    corresponsabilità.
    Questa creatività, in alcuni casi, dovrà esprimersi in forma di statuti. Infatti il n.3 dice come
    norma generale: “L'applicazione sarà fatta dalle Costituzioni generali e da Statuti particolari”.
    Noi, ministri francescani, con tutti i nostri frati abbiamo l'animo pronto ed aperto ad offrirvi
    tutta l’assistenza per camminare assieme a voi nelle vie del Signore.
    Con questi sentimenti ci è gradito consegnare la Regola rinnovata dell'Ordine Francescano
    Secolare alla presidenza del Consiglio internazionale OFS e, tramite essa, a tutti i francescani
    secolari, che la riceveranno come norma di vita.
    Roma, 4 ottobre 1978

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  3. Lettera apostolica di approvazione
    PAPA PAOLO VI
    Ad perpetuam rei memoriam
    Il serafico Patriarca san Francesco d’Assisi, mentre era in vita ed anche dopo la sua preziosa
    morte, ha invogliato molti a servire Dio in seno alla famiglia religiosa da lui fondata, ma ha
    attirato anche innumerevoli laici ad entrare nelle sue istituzioni rimanendo nel mondo, per
    quanto era loro possibile. Difatti, per servirci delle parole del nostro predecessore Pio XI,
    “sembra... non esservi stato mai alcuno in cui brillasse più viva e più somigliante l'immagine di
    Gesù Cristo e la forma evangelica di vita che in Francesco. Pertanto egli, che si era chiamato
    l'Araldo del Gran Re, giustamente fu salutato quale un altro Gesù Cristo per essersi presentato
    ai contemporanei e ai secoli futuri quasi Cristo redivivo, dal che seguì che, come tale, egli vive
    tuttora agli occhi degli uomini e continuerà a vivere per tutte le generazioni avvenire”
    (Enciclica Rite expiatis, 30 aprile 1926: AAS 18 [1926], p. 154). Noi siamo lieti che il “carisma
    francescano” ancora oggi vigoreggi per il bene della chiesa e della comunità umana,
    nonostante il serpeggiare di dottrine accomodanti e la crescita di tendenze che allontanano gli
    uomini da Dio e dalle cose soprannaturali.
    Con lodevole impegno e con una comune azione le quattro Famiglie francescane per un
    decennio hanno studiato per elaborare una nuova Regola del Terz'Ordine Francescano Secolare
    o, come ora viene chiamato, Ordine Francescano Secolare. Ciò è sembrato necessario sia per
    le mutate condizioni dei tempi, sia per le disposizioni e gli incoraggiamenti dati in proposito dal
    concilio ecumenico Vaticano II.
    Perciò i diletti figli, i quattro ministri generali degli Ordini francescani ci hanno rivolto la istanza
    perché approvassimo la Regola in tal modo preparata. E noi, seguendo l'esempio di alcuni
    nostri predecessori, ultimo dei quali Leone XIII, volentieri abbiamo deciso di accondiscendere
    alle suppliche. In tal modo noi, nutrendo fiducia che la forma di vita predicata da quel mirabile
    Uomo d'Assisi riceverà un nuovo impulso e fiorirà con vigore, dopo aver consultato la Sacra
    Congregazione per i religiosi e gli istituti secolari, che ha esaminato con diligenza il testo
    presentato, avendo tutto ponderato attentamente, con sciente e matura deliberazione,
    approviamo e confermiamo, con la nostra apostolica autorità per mezzo di queste Lettere,
    la Regola dell'Ordine Francescano Secolare, e vi annettiamo la forza della sanzione
    apostolica, purché concordi con l'esemplare che si conserva nell'archivio della Sacra
    Congregazione per i religiosi e gli istituti secolari, di cui le prime parole sono Inter spirituales
    familias, le ultime ad normam Constitutionum, petenda.
    Con le presenti Lettere e con la nostra autorità abroghiamo la precedente Regola di quello che
    era chiamato Terz'Ordine Francescano Secolare. E stabiliamo che queste Lettere restino ferme
    e raggiungano il loro scopo ora e nell'avvenire, nonostante qualsiasi cosa in contrario.
    Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il 24 giugno 1978, anno
    sedicesimo del nostro pontificato.

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  4. REGOLA
    DELL'ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
    PROLOGO
    ESORTAZIONE DI SAN FRANCESCO
    AI FRATELLI E ALLE SORELLE DELLA PENITENZA
    Nel nome del Signore!
    Di quelli che fanno penitenza
    Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, con
    tutta la forza (cf. Mc 12,30) ed amano il loro prossimo come se stessi (cf. Mt 22,39), ed odiano
    il proprio corpo con i suoi vizi e peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù
    Cristo, e fanno degni frutti di penitenza: quanto mai sono felici questi e queste, facendo tali
    cose e perseverando in esse, perché su di essi riposerà lo Spirito del Signore (cf. Is 11,2) e
    stabilirà in essi la sua abitazione e la sua dimora (cf. Gv 14,23), e sono figli del Padre celeste,
    di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del nostro Signore Gesù Cristo (cf. Mt
    12,50).
    Siamo sposi, quando col vincolo dello Spirito Santo l'anima fedele si congiunge al nostro
    Signore Gesù Cristo. Gli siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt
    12,50). Madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo (cf. 1 Cor 6,20) per
    virtù dell'amor di Dio e di pura e sincera coscienza; lo partoriamo con le opere sante, che
    debbono illuminare gli altri con l'esempio (cf. Mt 5,16).
    O come è cosa gloriosa, avere un Padre santo e grande nei cieli! O come è cosa santa, avere
    un tale sposo, paraclito, bello, e ammirabile! O come è cosa santa e come è cosa amabile,
    possedere un tale fratello ed un tale figlio, piacevolissimo, umile, pacifico, dolce, amabile e
    sopra tutte le cose desiderabile: il Signore nostro Gesù Cristo, che diede la sua vita per le
    pecore (cf. Gv 10,15) e pregò il Padre dicendo: Padre santo, conserva nel tuo nome (Gv
    17,11) quelli che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv 17,6). E le parole
    che hai dato a me, io le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute ed hanno creduto veramente
    che io sono uscito da te ed hanno conosciuto che tu mi hai inviato (Gv 17,8). Prego per essi e
    non per il mondo (cf. Gv 17,9). Benedicili e santificali (Gv 17,17) e per essi io santifico me
    stesso (Gv 17,19). Non prego solo per essi, ma anche per quanti crederanno in me per la loro
    parola (Gv 17,20) affinché siano santificati nell'unità (cf. Gv 17,23) come noi (Gv 17,11). E
    voglio, o Padre, che, dove sono io, siano anch'essi con me, perché possano vedere la mia
    gloria (Gv 17,24) nel tuo regno (Mt 20,21). Amen.
    Di quelli che non fanno penitenza
    Tutti quelli e quelle, che non fanno penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del nostro
    Signore Gesù Cristo, e vivono nei vizi e peccati e camminano dietro alla prava concupiscenza
    ed alle cattive brame della loro carne, e non osservano quanto promisero al Signore, e servono
    col corpo al mondo, ai desideri carnali ed alle sollecitudini del secolo ed agli affari di questa
    vita: schiavi del diavolo, di cui sono figli e di cui fanno le opere (cf. Gv 8,41), sono ciechi,
    perché non riconoscono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. Non possiedono la sapienza
    spirituale, perché non possiedono il Figlio di Dio che è la vera sapienza del Padre, dei quali è

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  5. scritto: La loro sapienza è stata divorata (Sal 106,27); e: Maledetti coloro che si allontanano
    dai tuoi comandamenti (Sal 118,21).
    Vedono e lo riconoscono, sanno di fare il male e lo fanno e così consapevolmente mandano in
    rovina la loro anima. Aprite gli occhi, o ciechi, ingannati dai vostri nemici: dalla carne, dal
    mondo e dal diavolo; poiché è cosa dolce per il corpo commettere il peccato e gli è cosa amara
    farlo servire a Dio; poiché tutti i vizi e i peccati escono dal cuore degli uomini e da lì
    procedono, come dice il Signore nel Vangelo (cf. Mc 7,21).
    E così non avete niente di buono in questo mondo e non ne avrete per il futuro. E pensate di
    possedere a lungo le cose vane di quaggiù, ma vi fate imbrogliare, poiché verrà un giorno ed
    un'ora, che non pensate, che non conoscete e che ignorate; s'ammala il corpo, s'avvicina la
    morte e così l'uomo muore di una morte amara. E dovunque, in qualsiasi tempo e modo l'uomo
    muoia in peccato mortale senza penitenza e soddisfazione, se può soddisfare e non soddisfa,
    allora il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con tanta angustia e tribolazione, che
    nessuno può immaginare, tranne colui che ciò subisce. E saranno loro tolti (cf. Lc 8,18; Mc
    4,25) tutti i talenti ed il potere e la scienza e la sapienza (2 Cr 1,12), che credevano di
    possedere. E lasciano tutto ai parenti ed agli amici e dopo che essi si sono tolti e divisi i suoi
    beni soggiungono: Maledetta sia l'anima sua, poiché avrebbe potuto darci di più e guadagnare
    di più di quanto non abbia guadagnato. I vermi (intanto) divorano il corpo, e così hanno
    mandato alla malora il corpo e l'anima nel breve periodo di tempo di questo mondo, e se ne
    andranno all'inferno, ove saranno tormentati all'infinito. Per quella carità che è Dio (cf. 1 Gv
    4,16), preghiamo tutti coloro, ai quali giungerà questa lettera, di ricevere benignamente per
    amore di Dio queste olezzanti parole del nostro Signore Gesù Cristo, come sopra riferite. E
    quanti non sanno leggere, se le facciano leggere spesso; e le conservino presso di sé
    mettendole santamente in pratica sino alla fine, perché sono spirito e vita (Gv 6,64). E coloro
    che non faranno ciò, saranno tenuti a rendere conto nel giorno del giudizio (cf. Mt 12,36)
    davanti al tribunale del nostro Signore Gesù Cristo (cf. Rm 14,10).

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  6. REGOLA & VITA ORDINE TERZIARI FRANCESCANI OFS
    CAPITOLO I: L'ORDINE FRANCESCANO SECOLARE (OFS)
    1. Tra le famiglie spirituali, suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa1, quella francescana
    riunisce tutti quei membri del popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si riconoscono
    chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di san Francesco di Assisi.
    In modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca, essi intendono rendere
    presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa2.
    2. In seno a detta famiglia, ha una sua specifica collocazione l'Ordine Francescano Secolare.
    Questo si configura come un'unione organica di tutte le Fraternità cattoliche sparse nel mondo
    e aperte ad ogni ceto di fedeli, nelle quali i fratelli e le sorelle, spinti dallo Spirito a raggiungere
    la perfezione della carità nel proprio stato secolare, con la professione si impegnano a
    vivere il Vangelo alla maniera di san Francesco e mediante questa Regola autenticata dalla
    Chiesa3.
    3. La presente Regola, dopo il “Memoriale propositi” (1221) e dopo le Regole approvate dai
    sommi pontefici Niccolò IV, Leone XIII, adatta l'Ordine Francescano Secolare alle esigenze e
    alle attese della santa Chiesa nelle mutate condizioni dei tempi. La sua interpretazione spetta
    alla Santa Sede e l'applicazione sarà fatta dalle Costituzioni Generali e dagli Statuti particolari.

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  7. CAPITOLO II: LA FORMA DI VITA
    4. La Regola e la vita dei francescani secolari è questa: osservare il Vangelo di nostro
    Signore Gesù Cristo secondo l'esempio di san Francesco d'Assisi, il quale del Cristo fece
    l'ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini4. Cristo, dono dell'amore del
    Padre, è la via a lui, è la verità nella quale lo Spirito Santo ci introduce, è la vita che egli è
    venuto a dare in sovrabbondanza.
    I francescani secolari si impegnino, inoltre, ad una assidua lettura del Vangelo, passando
    dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo5.
    5. I francescani secolari, quindi, ricerchino la persona vivente e operante di Cristo nei fratelli,
    nella Sacra Scrittura, nella Chiesa e nelle azioni liturgiche. La fede di san Francesco che dettò
    queste parole: “Niente altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso altissimo Figlio
    di Dio se non il suo santissimo corpo e il santissimo sangue” sia per essi l'ispirazione e
    l'orientamento della loro vita eucaristica.
    6. Sepolti e resuscitati con Cristo nel battesimo che li rende membri vivi della Chiesa, e ad
    essa più fortemente vincolati per la professione, si facciano testimoni e strumenti della sua
    missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola.
    Ispirati da san Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a vivere in
    piena comunione con il papa, i vescovi e i sacerdoti in un fiducioso e aperto dialogo di
    creatività apostolica6.
    7. Quali “fratelli e sorelle della penitenza”7, in virtù della loro vocazione, sospinti dalla dinamica
    del Vangelo, conformino il loro modo di pensare e di agire a quello di Cristo mediante
    un radicale mutamento interiore che lo stesso Vangelo designa con il nome di “conversione”,
    la quale, per la umana fragilità, deve essere attuata ogni giorno.
    In questo cammino di rinnovamento il sacramento della riconciliazione è segno privilegiato
    della misericordia del Padre e sorgente di grazia8.

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  8. 8. Come Gesù fu il vero adoratore del Padre, così facciano della preghiera e della
    contemplazione l'anima del proprio essere e del proprio operare9.
    Partecipino alla vita sacramentale della Chiesa, soprattutto all'eucaristia, e si associno alla
    preghiera liturgica in una delle forme della Chiesa stessa proposte, rivivendo così i misteri
    della vita di Cristo.
    9. La Vergine Maria, umile serva del Signore, disponibile alla sua parola e a tutti i suoi appelli,
    fu circondata da Francesco di indicibile amore e fu designata protettrice e avvocata della sua
    Famiglia10. I francescani secolari testimonino a lei il loro ardente amore, con l'imitazione della
    sua incondizionata disponibilità e nella effusione di una fiduciosa e cosciente preghiera.
    10. Unendosi all'obbedienza redentrice di Gesù, che depose la sua volontà in quella del Padre,
    adempiano fedelmente agli impegni propri della condizione di ciascuno nelle diverse
    circostanze della vita11, e seguano Cristo, povero e crocifisso, testimoniandolo anche fra le
    difficoltà e le persecuzioni.

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  9. 11. Cristo, fiducioso nel Padre, scelse per sé e per la Madre sua una vita povera e umile12, pur
    nell'apprezzamento attento e amoroso delle realtà create; così, i francescani secolari cerchino
    nel distacco e nell'uso una giusta relazione ai beni terreni, semplificando le proprie
    materiali esigenze; siano consapevoli, poi, di essere, secondo il Vangelo, amministratori dei
    beni ricevuti a favore dei figli di Dio.
    Così, nello spirito delle “beatitudini”, s'adoperino a purificare il cuore da ogni tendenza e
    cupidigia di possesso e di dominio, quali “pellegrini e forestieri” in cammino verso la casa del
    Padre13.
    12. Testimoni dei beni futuri e impegnati nella vocazione abbracciata all'acquisto della purità di
    cuore, si renderanno così liberi all'amore di Dio e dei fratelli14.
    13. Come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del suo Figlio primogenito di una moltitudine
    di fratelli15, i francescani secolari accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come
    dono del Signore e immagine di Cristo.
    Il senso di fraternità li renderà lieti di mettersi alla pari di tutti gli uomini, specialmente dei più
    piccoli, per i quali si sforzeranno di creare condizioni di vita degne di creature redente da
    Cristo16.
    14. Chiamati, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, a costruire un mondo più
    fraterno ed evangelico per la realizzazione del Regno di Dio, consapevoli che “chiunque
    segue Cristo, uomo perfetto, si fa lui pure più uomo”, esercitino con competenza le proprie
    responsabilità nello spirito cristiano di servizio17.
    15. Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative
    coraggiose tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia, ed in
    particolare nel campo della vita pubblica, impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla
    loro fede18.
    16. Reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio
    della comunità umana19.
    17. Nella loro famiglia vivano lo spirito francescano di pace, fedeltà e rispetto della vita,
    sforzandosi di farne il segno di un mondo già rinnovato in Cristo20.
    I coniugati in particolare, vivendo le grazie del matrimonio, testimonino nel mondo l'amore di
    Cristo per la sua Chiesa. Con una educazione cristiana semplice ed aperta, attenti alla
    vocazione di ciascuno, camminino gioiosamente con i propri figli nel loro itinerario umano e
    spirituale21.
    18. Abbiano, inoltre, rispetto verso le altre creature, animate e inanimate, che
    “dell'Altissimo portano significazione”22, e si sforzino di passare dalla tentazione di
    sfruttamento al francescano concetto di fratellanza universale.

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  10. 19. Quali portatori di pace e memori che essa va costruita continuamente, ricerchino le vie
    dell'unità e delle fraterne intese, attraverso il dialogo, fiduciosi nella presenza del germe
    divino che è nell'uomo e nella potenza trasformatrice dell'amore e del perdono23.
    Messaggeri di perfetta letizia, in ogni circostanza, si sforzino di portare agli altri la gioia e la
    speranza24.
    Innestati alla Risurrezione di Cristo, la quale dà il vero significato a sorella morte, tendano con
    serenità all'incontro definitivo con il Padre25.

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  11. CAPITOLO III: LA VITA IN FRATERNITÀ
    20. L'Ordine Francescano Secolare si articola in Fraternità a vari livelli: locale, regionale,
    nazionale e internazionale. Esse hanno singolarmente la propria personalità morale nella
    Chiesa26. Queste Fraternità di vario livello sono tra di loro coordinate e collegate a norma di
    Questa Regola e delle Costituzioni.
    21. Nei diversi livelli, ogni Fraternità è animata e guidata da un Consiglio e un ministro (o
    presidente), che vengono eletti dai professi in base alle Costituzioni27.
    Il loro servizio, che è temporaneo, è impegno di disponibilità e di responsabilità verso i singoli
    e verso i gruppi.
    Le Fraternità al loro interno si strutturano, a norma delle Costituzioni, diversamente secondo i
    vari bisogni dei loro membri e delle loro regioni, sotto la guida del Consiglio rispettivo.
    22. La Fraternità locale ha bisogno di essere canonicamente eretta, e così diventa la cellula
    prima di tutto l'Ordine e un segno visibile della Chiesa, comunità di amore. Essa dovrà essere
    l'ambiente privilegiato per sviluppare il senso ecclesiale e la vocazione francescana,
    nonché per animare la vita apostolica dei suoi membri28.
    23. Le domande di ammissione all'Ordine Francescano Secolare vengono presentate ad una
    Fraternità locale, il cui Consiglio decide l'accettazione dei nuovi fratelli29.
    L'inserimento si realizza mediante un tempo di iniziazione, un tempo di formazione di
    almeno un anno e la professione della Regola30. A tale sequenza di sviluppi è impegnata
    tutta la Fraternità anche nel suo modo di vivere. Riguardo all'età per la professione e al segno
    francescano distintivo, ci si regoli secondo gli Statuti.
    La professione è di per sé un impegno perpetuo31.
    I membri che si trovino in difficoltà particolari, cureranno di trattare i loro problemi con il
    Consiglio in fraterno dialogo. Il ritiro o la definitiva dimissione dall'Ordine, se proprio
    necessaria, è atto di competenza del Consiglio di Fraternità a norma delle Costituzioni32.

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  12. 24. Per incrementare la comunione tra i membri, il Consiglio organizzi adunanze periodiche
    ed incontri frequenti, anche con altri gruppi francescani, specialmente giovanili, adottando i
    mezzi più appropriati per una crescita, nella vita francescana ed ecclesiale, stimolando ognuno
    alla vita di Fraternità33. Una tale comunione prosegue con i fratelli defunti con l'offerta di
    suffragi per le loro anime.
    25. Per le spese occorrenti alla vita della Fraternità e per quelle necessarie alle opere di culto,
    di apostolato e di carità, tutti i fratelli e le sorelle offrano un contributo commisurato alle
    proprie possibilità. Sia poi cura delle Fraternità locali di contribuire alle spese dei consigli delle
    Fraternità di grado superiore34.
    26. In segno concreto di comunione e di corresponsabilità, i consigli ai diversi livelli, secondo le
    Costituzioni, chiederanno religiosi idonei e preparati per l'assistenza spirituale ai superiori
    delle quattro Famiglie religiose francescane, alle quali da secoli è collegata la Fraternità
    secolare.

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  13. Per favorire la fedeltà al carisma e l'osservanza alla Regola e per avere maggiori aiuti nella vita
    di Fraternità il ministro o presidente, d'accordo con il suo Consiglio, sia sollecito nel chiedere
    periodicamente la visita pastorale ai competenti superiori religiosi35 e la visita fraterna ai
    responsabili di livello superiore, secondo le Costituzioni.
    “E chiunque osserverà queste cose sia
    ricolmo in cielo della benedizione dell'Altissimo
    Padre e in terra sia ripieno della benedizione
    del Figlio suo diletto con il santissimo
    Spirito Paraclito...”.
    (Benedizione di san Francesco)

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  14. Francesco d’Assisi ha scoperto il Vangelo come un modo per vivere la vita. Da religiosi come da secolari, da laici come da sacerdoti o diaconi, da uomini, donne, ragazzi...

    «Ad ognuno dava una regola di vita»... solitamente con queste parole di un biografo di Francesco d’Assisi si spiega la nascita di un Ordine per secolari contemporanea all’avvio del I Ordine per i frati e alle monache del II Ordine.
    Vivere il Vangelo di Gesù sulle orme di Francesco nella quotidianità, non scegliendo una forma di “separazione”, ma “mescolandosi”, impastandosi alla vita di ogni uomo ed ogni donna. Questa l’ambiziosa promessa che i francescani secolari fanno a Dio e alla Chiesa con un atto pubblico.

    Cercando una relazione profonda e significativa con ogni creatura, i francescani secolari vivono tra il “piano superiore” dello stretto contatto con il Signore Gesù nella dimensione contemplativa che apre all’azione trasformante dello Spirito santo, e la strada, luogo di appartenenza alla città degli uomini.

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  15. FRATERNITA' VANGELO & CARITA'
    (Spiritualità Francescana-Mariana)

    chi siamo e cosa facciamo

    Nuova Giovane Comunità di vita attiva-contemplativa & missionaria di fratelli e sorelle, Laici. La nostra storia di fraternità è iniziata il 14 giugno 2009 a Roma, quando alcuni di noi, incontrati dal Signore con il dono della conversione e della pace, hanno sentito il desiderio profondo di 'farsi tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno'. Ci dedichiamo in modo particolare all'evangelizzazione, alla promozione umana e all'accoglienza di quanti vogliono vivere un'esperienza di vita fraterna, vivendo di Provvidenza in tutto il mondo.
    Siamo lieti di poter accogliere, nel nostro Gruppo di Preghiera, chiunque lo desidera: Vescovi, Sacerdoti, Missionari, Missionarie, Religiosi, Religiose, Laici, Famiglie, Giovani, ragazzi, Seminaristi, immigrati, ammalati e anziani.... purchè ci sia la volontà di effettuare un cammino costante per crescere nella Fede, partecipando a momenti di preghiera comunitari, perchè pregando e riflettendo insieme possiamo sostenerci a vicenda e tendere con più fervore verso orizzonti esaltanti.

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  16. Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,17-19.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
    In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
    Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. »

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  17. Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,17-19.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
    In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
    Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. »

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  18. COMMENTO AL VANGELO: Carissimi Fratelli e Sorelle, Non è facile seguire Gesù. Per lui (e quindi per noi) la legge è stata
    stabilita per la nostra felicità. Ciò non piace agli uomini d'oggi, che
    credono di sapere meglio del loro Creatore ciò che è bene per loro. Come
    i malati, che si credono più informati del loro medico sul trattamento
    più adatto al loro caso, o i bambini, che pensano di avere più esperienza
    educativa dei loro genitori.
    Tanto Gesù è tenero verso i peccatori, quanto è intransigente verso il
    peccato. È quello che ci ricorda senza sosta il papa Giovanni Paolo II,
    percorrendo il mondo.
    In ogni tempo gli uomini hanno voluto rimodellare il Vangelo secondo i
    loro desideri. E di qui il proliferare di sette. Si elimina tutto ciò che
    dà fastidio. Rileggiamo per esempio il discorso che tenne Paolo al
    governatore romano Felice(At 24,24-25). Felice mandò a chiamare Paolo per
    udirlo parlare della fede in Gesù Cristo. Ma siccome Paolo parlava di
    giustizia, di temperanza, di giudizio finale, Felice ebbe paura, e lo
    mandò via promettendo di richiamarlo più tardi, cosa che, naturalmente,
    si guardò bene dal fare.
    Così molte persone sono infastidite quando un discorso tocca gli
    argomenti della continenza, del digiuno, del perdono, della giustizia o
    altro ancora. Essi lasciano la chiesa e trovano mille scuse per non
    rimettervi più piede. Ma in fondo a se stessi, nel profondo della loro
    solitudine, non hanno paura?
    Siamo obiettivi: non c'è un Vangelo per i padroni e un altro per gli
    schiavi, un Vangelo per i ricchi e un altro per i poveri. Come non
    potranno mai esserci molti soli a brillare secondo le esigenze di ognuno.
    Certamente non è facile seguire Cristo. Eppure, egli ci ha detto:
    "Prendete il mio giogo sopra di voi... Il mio giogo infatti è dolce e il
    mio carico leggero" (Mt 11,29-30). Se il Signore l'ha pesato, fidiamoci
    di lui. Egli conosce i limiti delle nostre forze. Inoltre, tutti quelli
    che hanno seguito la sua legge con amore sono stati felici quaggiù... e
    "lassù"...

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  19. L'OFS (Ordine Francescano Secolare) è una delle tre componenti fondamentali della grande Famiglia francescana, costituita dai tre ordini fondati da Francesco d'Assisi: il primo ordine (i frati), il secondo ordine (religiose contemplative chiamate Clarisse perché cofondate da santa Chiara) e il terzo ordine (i secolari e numerose forme di religiosi e religiose impegnati in attività apostoliche o anche monache in sola contemplazione – TOR – che si sono formate dal filone principale dei secolari).

    È proprio la vocazione quella che distingue, dal punto di vista della motivazione, l'appartenenza all'O.F.S. rispetto ad altre associazioni pie.

    I francescani secolari, emettendo, dopo un periodo di formazione e di approfondimento spirituale e culturale, una vera e propria professione[1], si impegnano a vivere questa vocazione in ogni situazione in cui si trovano sul piano familiare e lavorativo.

    I fratelli e le sorelle dell'Ordine francescano secolare cercano la persona vivente e operante di Cristo negli altri fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio, nella liturgia.

    Annunciano Cristo con la vita e la parola; testimoniano nella vita quotidiana i beni futuri: nell'amore della povertà, nell'ubbidienza, nella purezza di cuore.

    I francescani secolari si impegnano a costruire un mondo più giusto, più evangelico e fraterno accogliendo tutti gli uomini come dono di Dio, lieti di stare alla pari con i più deboli, promuovendo la giustizia. Vivono lo spirito di san Francesco nel lavoro e nella loro famiglia, in un cammino di maturazione umana e cristiana con i loro figli.

    Portatori di pace, sono fiduciosi nell'uomo e gli recano il messaggio della letizia e della speranza.

    L'Ordine francescano secolare cura anche:
    gli araldini (dai 6 ai 13 anni):
    la Gi.Fra. (la fascia che parte dai 14 ai 30 anni).

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  20. Lectio Divina

    Lc 24,13-35

    Cristo è risorto! È veramente risorto, alleluia! È questo l’annuncio di gioia, di pace, di speranza e di fede che il cristiano, radicato nella certezza che Cristo risorto non muore più, deve testimoniare sempre ai fratelli bisognosi di ricevere questo messaggio, che è un messaggio di salvezza. Meditando la Parola di questa III Domenica di Pasqua, ...


    è questa consegna che il Signore ci dona, non solo in questo Tempo Pasquale, ma sempre, perché per il cristiano ogni giorno possa essere un “kairos”, cioè un tempo di grazia, il momento opportuno e favorevole per testimoniare, per annunciare, per portare la notizia che Cristo è il Vivente, è vivo ed operante in mezzo a noi suoi discepoli, a noi che professiamo la nostra fede in Lui e che dunque fondiamo la nostra vita, la nostra quotidianità, nella certezza che “il Signore è alla nostra destra e non possiamo vacillare”. La Risurrezione di Cristo è la garanzia della vittoria della vita sulla morte, è la certezza di un Dio che non abbandona i suoi figli, è la speranza di un Padre che cammina con noi, che ci accompagna lungo la strada della nostra vita fatta di gioie e di speranze, di cadute e debolezze, di dubbi ed incertezze. Ma il Risorto si rende vivo ai nostri occhi nella Chiesa, nella Parola, nei Sacramenti, nel Presbitero che in Persona Christi spezza per noi il Pane eucaristico, nell’Adorazione, nel Popolo dei fedeli, perché tutti noi che crediamo in Lui, possiamo partecipare sempre più, con la nostra fede, alla Risurrezione di Cristo vivendo già noi stessi da “risorti”. I due discepoli in cammino verso Emmaus, hanno saputo farsi testimoni di un Cristo vivo, solo dopo aver sperimentato la Presenza di Gesù, riconoscendolo nello “spezzare in pane” e provando una gioia grandissima nell’ascoltare come spiegava loro le Scritture. L’esperienza di Cristo risorto, che viene a tirarci fuori dalle catene degli inferi, l’abbiamo provata tutti e possiamo testimoniare con forza la gioia di quell’incontro con il Vivente che ha cambiato la nostra vita, mutando il deserto dei nostri cuori in una sorgente di acqua viva, facendoci sperimentare la grazia di risorgere dalle nostre morti, interiori ed esteriori. Ma quell’incontro con il Risorto, non si è fermato a quel momento, così come Gesù non è il Salvatore di 2000 anni fa, perché Egli è venuto per dare la vita a tutti “fino alla fine del mondo”, ed anche noi se siamo risorti con Lui, dobbiamo donare l’ardore di quel primo incontro con Gesù, un ardore che nessuna sofferenza, debolezza, scoraggiamento, paura può e deve fare spegnere perché, la certezza che Cristo venuto a salvarci, non ci abbandona ma ci è compagno di viaggio, deve fare di noi dei discepoli non con il volto triste, ma dei discepoli missionari, che nonostante le difficoltà del cammino della vita, guardano sempre verso il Sole della Risurrezione che non tramonta mai: la Mensa Eterna. Accogliamo la presenza del Signore in noi e attorno a noi e sforziamoci di cercarlo e di riconoscerlo sempre, anche quando “ci sentiamo impediti”, perché è Lui la nostra forza, è Lui la nostra àncora, è Lui il nostro tutto, è Lui il Principio e la Fine. Chiediamo alla Vergine Maria di aprire i nostri occhi alla luce della Divina Volontà, perché possiamo liberarci sempre più dall’impedimento della nostra volontà umana che ci ostacola nel riconoscere Gesù vivo ed operante nella nostra vita. Sia questo il nostro impegno, per vivere in grazia la nostra chiamata, portando a chiunque ci incontra la gioia di camminare nella Luce della Risurrezione.

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  21. Siamo fratelli e sorelle consacrati con i voti di Castità, Povertà, Obbedienza e Misericordia che vivono in comune irradiando nel mondo la luce della misericordia.
    La Comunità Fraternità VAngelo e Carità è fondata e guidata dal Pastore Frà Bartucciotto Pio Tindaro e da Lombardo MAria Assunta (1953-2011).

    Come siamo nati

    Da un’ispirazione iniziale avuta durante le esperienze del cammino spirituale del nostro Pastore, confermata dalle richieste di tutti coloro che condividendone la spiritualità, desideravano seguirlo e in seguito maturata dall’incontro avuto con la Madre con la quale ha avuto inizio la vita comune.

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  22. Il nostro stile di vita

    È uno stile familiare che, sorretto dalla presenza paterna e materna, è vissuto in un clima fraterno basato sul dialogo, l’ascolto, l’accoglienza, la trasparenza e la guarigione del cuore.

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  23. Spiritualità

    Mariana: nascendo dal Cammino di Affidamento e Consacrazione a Maria, ci proponiamo di vivere il Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo avendo come modello la Vergine Maria.

    Biblica: come lei ci poniamo quotidianamente all’Ascolto pregato della Parola o Lectio Divina.

    Misericordia: imploriamo la Divina Misericordia con la Coroncina e le altre forme di culto divulgate da S. Giovanni Paolo II, vivendola nella vita fraterna e annunciandola strada facendo nell’evangelizzazione principalmente nei luoghi di sofferenza (ospedali, cimitero ecc …).

    Eucaristica: incontrando Gesù nella Celebrazione e nell’adorazione quotidiana prolungata e promuovendo la nascita di nuovi luoghi di adorazione.

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  24. Lavoro e attività

    Ispirati all’abbandono alla Divina Provvidenza come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi oltre i lavori di normale occupazione della casa e dell’orto, diffondiamo il frutto del nostro lavoro realizzando icone di stile bizantino, articoli religiosi fatti a mano in ceramica, legno, terracotta, lavori di ricamo, scrivendo libri di preghiera, incidendo CD audio e video.

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  25. Evangelizzazione

    Cerchiamo di cogliere ogni occasione che si presenta come buona per testimoniare con la vita e la parola la spiritualità della Misericordia Divina, attraverso incontri, giornate ed esercizi spirituali per comunità cristiane e parrocchiali, promuovendo il Cammino di Affidamento e Consacrazione a Maria, l'Adorazione Eucaristica ininterrotta o prolungata, accogliendo per la direzione spirituale e l'orientamento vocazionale.

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  26. Lectio Divina Gv 3,16-18 Ringraziamo il Signore per il dono della sua Parola, “l’olio di letizia” con cui Egli profuma e unge il nostro volto, perché possiamo sempre più essere immagine e riflesso del suo Volto luminoso e sfolgorante, cioè perché possiamo essere immagine della “Santissima Trinità” la cui impronta…

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  27. CANTO AL VANGELO (cf. Gv 13,34)
    Alleluia, alleluia.
    Vi dò un comandamento nuovo, dice il Signore:
    come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
    Alleluia.



    VANGELO (Mt 5,20-26)
    Chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto al
    giudizio.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Io vi dico: se la vostra
    giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete
    nel regno dei cieli.
    Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso
    dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con
    il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al
    fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice:
    "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
    Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo
    fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti
    all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a
    offrire il tuo dono.
    Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con
    lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla
    guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non
    uscirai di là finchè non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!".
    Parola del Signore.



    OMELIA
    Un giovane cristiano libanese, rapito e molestato duramente da un
    fanatico, non gli opponeva che un sorriso. Per quanto i colpi
    continuassero, il cristiano continuava a sorridere. Esasperato, il
    fanatico gridò: "Parla, di' qualcosa! Non sei che un vigliacco! Smetti
    di sorridere o ti ammazzo". Il cristiano rispose: "Fratello, se il tuo
    dovere di fanatico è di battermi, il mio dovere di cristiano è di
    perdonarti".
    Tre anni più tardi, il fanatico ricevette il battesimo. Il cristianesimo
    condivide con le altre religioni la fede in Dio, la giustizia e la
    carità, ma differisce in modo radicale per quanto riguarda la morale.
    Direi che è la religione dell'impossibile. La Torà e il Corano hanno
    sostituito la legge del taglione a quella della giungla (legge del più
    forte), mentre la legge di Cristo esige dall'uomo più di quanto egli
    possa umanamente dare. È che Dio ha un tale amore e una tale fiducia
    nell'uomo, che non ha potuto fare altro che deificarlo, e diventare a sua
    volta uomo, per confermarlo nella sua dimensione divina.
    "Siate come Dio", dice Cristo, "siate figli di Dio!". Quale magnifica
    risposta alla tentazione del paradiso terrestre.
    E l'uomo sarà figlio di Dio essendo più che giusto, oltrepassando i
    propri limiti, amando i suoi nemici dell'amore che comprende il perdono.
    Questa fiducia, questa fede di Dio in noi, dovrebbe farci piangere di
    gratitudine e riempirci di forza e di fierezza. Sì, devo dirmi (e i santi
    lo testimoniano), sono capace, con Dio, di agire come lui, di amare come
    lui e di rifiutare ogni odio. Dio è in me, dunque con lui, per mezzo di
    lui, posso l'impossibile.

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  28. ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA MADONNA DEL TINDARI

    O purissima Vergine Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra, fonte inesauribile di misericordia, unico rifugio dei poveri peccatori, io, indegno Tuo figlio,a Te mi rivolgo per consacrarTi la mia vita; depongo nelle Tue mani e nel Tuo Cuore tutto l’essere mio; Tu salvami da ogni pericolo dell’anima e del corpo ed aiutami ad osservare le promesse del santo Battesimo affinché io viva da buon cristiano secondo l’evangelico comando del Tuo Figliuolo Gesù.
    A Te perciò oggi rinnovo la mia rinunzia a satana e ad ogni sua opera e mi consacro totalmente al Tuo materno e immacolato Cuore.
    O Vergine dolcissima, da oggi io Ti appartengo, sono interamente Tuo, disponi dei miei giorni secondo la Tua santa volontà, usami come Tuo servo, come Tuo strumento, come Tua cosa, per dare maggiore gloria a Te ed al Tuo Gesù.
    Fà ch’io sia sempre fedele alla Chiesa ed ai suoi ministri, infiamma il mio tiepido cuore col santo fervore della Tua Carità, infondi in esso un ardente amore verso Gesù sacramentato e donami di essere costante nella salutare pratica del Tuo Rosario affinchè io Ti ami ogni giorno di più e mi prodighi con gioia a farTi conoscere ed amare da chi ancora non Ti conosce e non Ti ama.
    Accetta o Madre Santissima questa mia consacrazione e fà che essa si trasformi in un atto quotidiano di perfetto amore per la conversione dei peccatori, per tutti i bisogni della Santa Chiesa ed in riparazione delle offese che ricevono il Cuore Tuo Immacolato e quello Sacratissimo del Tuo Gesù. Così sia.

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  29. : LA FONDATRICE DELLA COMUNITA F.V.C.
    MARIA ASSUNTA LOMBARDO E IL SUO SUBLIME GESTO D’AMORE


    Maria Assunta Lombardo, 58 anni, di Novara di Sicilia (ME), sposa, mamma e terziaria francescana, il 10 Giugno 2011 è ritornata alla casa del Padre nel
    reparto di rianimazione del Policlinico di Messina per ictus e aneurisma, in seguito ad un incidente stradale, avvenuto a Milazzo il 5 Giugno. Il marito Giuseppe e il figlio Tindaro, interpretando i sentimenti di generosità che hanno sempre contraddistinto la vita di mamma Assunta, hanno dato il consenso per la donazione degli organi. Una preghiera per la sua anima benedetta e per i suoi cari. Ora Mamma Assunta continua a vivere nel cuore di più persone di Padova che hanno ricevuto i suoi organi. Lei stessa era stata trapiantata di rene e ogni giorno diceva la sua preghiera per il suo donatore. La ricordiamo con gratitudine e un grande sorriso.

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  30. VANGELO (Mt 5,27-32)
    Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto:
    Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per
    desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
    Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da
    te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto
    il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è
    motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti
    perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a
    finire nella Geènna.
    Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del
    ripudio". Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il
    caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una
    ripudiata, commette adulterio".
    Parola del Signore.



    OMELIA
    Queste parole di Cristo sono una lode, ben meritata, alla donna. Per il
    cristiano, discepolo di Cristo, la donna è co-creatrice, in quanto
    elevata da Cristo alla dignità di madre di Dio, poiché ha dato un corpo
    a Dio.
    La donna, mirabile compagna e completamento dell'uomo, porta a perfezione
    le qualità di tenerezza, pazienza, ascolto, ospitalità, abnegazione,
    coraggio e generosità di cui l'umanità ha tanto bisogno. La donna,
    ricettacolo della vita. La donna, per prima, è salita in cielo con il suo
    corpo.
    Che offesa alla sua dignità, che insulto considerarla come un semplice
    oggetto di piacere, da gettare via deliberatamente quando se ne è stufi,
    o come una serva tuttofare. Dal momento in cui Maria è diventata
    "un'immagine di prua" della nostra fede, il nostro sguardo sulla donna
    si è riempito di rispetto, di purezza e di gratitudine.
    La donna, compagna, sposa, madre, deve essere amata e desiderata nella
    sua totalità. Questo amore e questo desiderio portano allora
    l'espressione della tenerezza di Dio. Si capisce allora perché una donna
    non possa essere ripudiata.

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  31. Grazie Gesù perchè vieni a cercarci per le strade sperdute del nostro mondo, dei nostri pensieri vuoti e banali che ci distolgono dalle cose vere, e da Te, che ci cammini accanto, eppure noi non ti vediamo, non ti sappiamo riconoscere. Grazie perchè continui a "spezzarti" per tutti noi, che, come i discepoli di Emmaus, abbiamo bisogno della Tua Parola e del Tuo Corpo per risvegliare la speranza "sepolta" di ritrovare la direzione giusta. Lode e Gloria a Te, Signore Gesù.

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  32. Messaggio di Medjugorje, 2 giugno 2017 [O] - Apparizione a Mirjana



    Mirjana during an apparition
    ^

    "Cari figli, come negli altri luoghi dove sono venuta, così anche qui vi chiamo alla preghiera. Pregate per coloro che non conoscono mio Figlio, per quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio, contro il peccato, per i consacrati, per coloro che mio Figlio ha chiamato affinché abbiamo amore e spirito di forza, per voi e per la Chiesa.Pregate mio Figlio, e l’amore che sentite per la Sua vicinanza, vi darà forza e vi preparerà alle opere buone che farete in Suo nome. Figli miei siate pronti. Questo tempo è un bivio della vita. Per questo io vi chiamo nuovamente alla fede ed alla speranza, vi mostro la strada da prendere. Queste sono le parole del Vangelo. Apostoli miei, il mondo ha così bisogno delle vostre mani alzate verso il cielo, verso mio Figlio e verso il Padre Celeste. È necessaria molta umiltà e purezza di cuore. Abbiate fiducia in mio Figlio e sappiate che potete sempre migliorare. Il mio cuore materno desidera che voi, apostoli del mio amore, siate sempre piccole luci del mondo. Illuminiate là dove le tenebre desiderano regnare e con la vostra preghiera ed il vostro amore, mostrate la strada giusta. Salvate le anime. Io sono con voi. Vi ringrazio. "

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  33. La nostra Fraternità - impegnata sulla linea del rinnovamento indicato dal Concilio Vaticano II - è formata da uomini che abbiamo deciso di uscire dal mondo e osservare il santo Vangelo, vivendo in fraternità.

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  34. Riconosciamo nell’obbedienza e nell’amore filiale al Papa e alla Chiesa Romana un aspetto fondamentale della nostra forma di vita.

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  35. Viviamo assetati di contemplazione, in continua penitenza e sempre sottomessi ai Pastori della Chiesa cattolica.

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  36. Considerandoci sempre gli ultimi e i servi di tutti, soprattutto dei più poveri, vogliamo andare con perfetta letizia per il mondo a portare ovunque il Vangelo della pace.

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  37. Misericordiosi come il Padre







    Leggiamo nel Vangelo che Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli, chiese loro di essere misericordiosi com'è misericordioso il Padre celeste: "Siate misericordiosi come è misericordioso il vostro Padre celeste" (Lc 3,36). Ma questa misericordia, che Gesù chiese ai suoi discepoli di esercitare verso gli altri, cosa comporta?...

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  38. Nomadelfia è una frazione del comune di Grosseto ed una comunità di cattolici praticanti, che cercano di vivere adottando uno stile di vita ispirato a quanto riportato negli Atti degli Apostoli, e per certi versi simile all'esperienza dei kibbutz o dei falansteri. Secondo il diritto canonico della Chiesa cattolica, è una parrocchia formata da famiglie e laici non sposati, fondata da don Zeno Saltini, mentre per la Repubblica Italiana è una associazione privata di cittadini. Oggi la comunità sorge all'interno del comune di Grosseto.

    Nomadelfi non sono tutti i membri della comunità ma solo coloro che compiuti i 21 anni decidono liberamente di aderire al modello di vita, definito "proposta", che punta a un ritorno alla "chiesa delle origini". In Nomadelfia non si utilizza denaro e i nomadelfi che ottengono guadagni fuori dalla comunità li versano a questa che provvede poi a dare a ognuno i beni di cui necessita. Il disabile o l'anziano non vengono assistiti solo dalla famiglia, ma dalla comunità stessa. L'educazione obbligatoria ai bambini viene data da membri della comunità durante l'anno, mentre gli esami annuali sono sostenuti da questi come privatisti.

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  39. Tit. I – Denominazione – natura – sede
    Art. 1 La Comunità Francescana denominata “Sacra Famiglia di Nazareth Fraternità Vangelo e Carità Figli della Chiesa-Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo” (di seguito Fraternità) è un' associazione privata di fedeli di diritto diocesano, retta in conformità dei cann. 298-311-321-326 del vigente Codice di Diritto Canonico, nonché “dell'Istruzione in materia amministrativa del 2005 della C.E.I., al cap. X, nn. 143- 150”;
    Art. 2 la Fraternità ha la sua sede legale in Pontificio “SCALA SANTA” – Piazza San Giovanni in Laterano - 00184 Roma. Sede della Presidenza: Chiesa “Santa Caterina” – 98057 Milazzo (Me).
    Art. 3 Con decisione del Consiglio Direttivo, denominato anche Consiglio di Fraternità, la sede legale può essere trasferita altrove, pur sempre nell'ambito del territorio della Diocesi di Roma. Nello stesso territorio, con decisione dello stesso Consiglio, possono essere aperte succursali e sedi operative. Si possono costituire Cenacoli di Preghiera, e “Gruppi Famigliari in ogni città sull’esempio di Nomadelfia”. Si possono costituire Centri ProLife Socio-Assistenziali ed Educative.

    Tit. II – Finalità
    Art. 4 Contemplando l'esperienza evangelica della Sacra Famiglia di Nazareth, la Fraternità si propone i seguenti scopi:
    fine ecclesiale: Testimoniare e diffondere la “Misericordia di Gesù” nel proprio ambiente di vita e di lavoro. Proporre la Famiglia di Nazareth come modello di Santità per le famiglie cristiane. Promuovere il culto alla “Sacra Famiglia di Nazareth” per la santificazione delle Famiglie.
    fine generale: aiutare ciascuno dei suoi membri, in relazione al proprio stato di vita, a rispondere all'universale vocazione alla santità (LG 40), attraverso un itinerario di fede che trova il suo principio e fondamento nell'incontro personale con Cristo, Parola ed Eucaristia (Lc 24, 30-32);
    fine specifico: la formazione di persone vergini e sposate che scelgono di seguire Gesù Maestro e Servo e di servire la Chiesa con la preghiera, l'evangelizzazione e la testimonianza della carità; la Fraternità s'impegna con particolare slancio ad annunciare il Vangelo ad ogni uomo e in ogni angolo della terra per portare a tutti la gioiosa speranza della resurrezione (Lc 24,33);
    in particolare: promuovere una speciale attenzione alla famiglia, “piccola Chiesa” e sacramento dell'amore Dio (LG 11), attraverso un'articolata azione, culturale e pastorale, in favore della famiglia e della vita nascente; aiutare gli sposi a scoprire il mistero e la bellezza dell'amore coniugale e del patto nuziale alla luce del Vangelo; accompagnare i giovani nella stagione del fidanzamento e nella preparazione immediata al matrimonio; diffondere una cultura dell'affettività che pone al centro la persona e la sua dignità; propagare una visione della sessualità e della procreazione conforme alla concezione promossa dalla Chiesa Cattolica, con l'insegnamento dei metodi naturali; sostenere i genitori nel difficile compito educativo; alimentare una cultura dell'accoglienza in seno alla famiglia per farsi carico di quei minori (giovani e adulti) che sono temporaneamente privi della famiglia di origine; aprire ponti di amicizia e solidarietà tra popoli e nazioni per fare dell'intera umanità una sola famiglia (GS 24).
    Art. 5 La Fraternità s'impegna a fare della reciprocità vocazionale tra verginità e matrimonio, espressione peculiare della comunione ecclesiale, lo stile e la via privilegiata della formazione personale e della testimonianza.
    Art. 6 Al fine di perseguire in forma organica la sua finalità apostolica e rispondere alle sempre più gravi necessità sociali, la Fraternità promuove e sostiene il “Progetto Famiglia di Nomadelfia ” che s'impegna a difendere e diffondere il valore della famiglia e della vita umana, dal concepimento al suo naturale termine, e ad alimentare una cultura della solidarietà all'interno della società e tra le Nazioni.

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  40. Tit. III – Membri
    Art. 7 La Fraternità accoglie come membri i fedeli di ambo i sessi: chierici, sposi, vergini e laici disponibili ad accogliere la chiamata alla santità ricevuta nel battesimo e a viverla, nella condizione propria di ciascuno e nel luogo in cui Dio li ha posti. Coloro che ne fanno parte sono chiamati a testimoniare la fede con eroica fedeltà nei luoghi e nelle forme del proprio stato di vita e devono aderire con tutto il cuore alla dottrina della Chiesa Cattolica e al magistero ordinario di Papa Francesco e del Vescovo diocesano.
    Art. 8 Tutti i membri, qualunque sia il loro stato vocazionale, hanno pari dignità; ciascuno è chiamato a partecipare in modo attivo e creativo alla crescita della Fraternità e tutti possono assumere compiti di responsabilità.
    Il cammino formativo
    Art. 9 Per diventare membri della Fraternità richiede un intenso percorso formativo, vissuto normalmente nel contesto di una comunità (cf art. 38), che intende condurre il discepolo alla confessione di una fede matura.
    Il cammino di fede si articola in due tappe. La prima conduce a scoprire il volto di Cristo e permette di definire gli elementi fondamentali dell'esperienza cristiana: la preghiera e l'amicizia, la materna protezione della Vergine Maria, l'ascolto della Parola e la centralità dell'Eucaristia. La seconda tappa, più impegnativa, chiamata Formazione , fa entrare più intimamente nel mistero della Chiesa, contemplando la sua identità e la sua missione. Essa ha inizio nella festa di Tutti i Santi.
    Art 10 Al termine del cammino, coloro che intendono associarsi devono presentare una domanda scritta al Consiglio Direttivo il quale, dopo aver deliberato in merito, inscrive i nuovi aderenti nel Registro dei membri della Fraternità. L'adesione è sigillata con un impegno pubblico e definitivo espresso con una Promessa nel corso di una liturgia eucaristica celebrata ordinariamente nella Festa della Santa Famiglia in cui contempliamo l'esperienza e il carisma di Nazaret, immagine vivente della Chiesa e modello della santità.
    Con la Promessa ciascuno riconosce ed accoglie la vocazione della Fraternità e si impegna a viverla secondo lo spirito delle beatitudini (Mt 5, 3-12) e le indicazioni contenute nel presente Statuto e nella Regola OFS, che ne costituisce un'esplicitazione e un approfondimento. Egli assume il carisma della Fraternità come orizzonte di vita e s'impegna a perseguirne con determinazione gli obiettivi accogliendo con docilità evangelica le richieste di coloro che nella Fraternità esercitano il ministero dell'autorità.

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  41. Vergini
    Art. 11 Fanno parte della Fraternità anche i vergini, uomini e donne che, contemplando l'eccomi di Maria (Lc 1,38), scelgono di vivere i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza secondo il peculiare carisma della Fraternità.
    Art. 12 La formazione alla vita verginale richiede una particolare attenzione perché si tratta di una via straordinaria che supera l'umana ragionevolezza. Chi sceglie di rispondere a questa chiamata segue un percorso formativo più esigente a motivo degli impegni particolari che assume.
    Il tempo di formazione deve essere preceduto da un periodo – almeno sei mesi - in cui il candidato vive in forma residenziale in una delle Oasi (cf art. 39) per conoscere più da vicino il carisma della Fraternità. Coloro che non possono vivere nell'Oasi s'impegnano a partecipare agli incontri formativi previsti.
    La scelta di iniziare il cammino di formazione verginale si manifesta con un'esplicita domanda rivolta al Consiglio Direttivo che deve dare parere favorevole. Questa scelta comporta ordinariamente la vita comune. Tale cammino avviene sotto la guida di un Formatore, scelto dal Consiglio Direttivo.
    Il cammino formativo, che dura almeno tre anni, si conclude nella festa della Pentecoste con una Promessa espressa nel contesto di una liturgia con la quale il candidato manifesta pubblicamente l'impegno a vivere i consigli evangelici nel solco della tradizione ecclesiale. La Promessa è preceduta da una domanda e dall'approvazione del Consiglio Direttivo.
    La consacrazione verginale è legata per sua natura alla scelta di totalità: con la Promessa i vergini rinunciano una volta e per sempre al possesso dei beni materiali e donano alla Fraternità quelli che possiedono. Questa scelta, espressa pubblicamente nel contesto della liturgia, viene successivamente sostanziata con un atto notarile.
    I vergini fanno vita comune nelle Oasi e, in obbedienza ecclesiale, svolgono il ministero che viene loro affidato dal Consiglio Direttivo. La responsabilità della comunità verginale è affidata dal Consiglio Direttivo ad una delle vergini della Fraternità che segue il cammino di ciascuno e dispone il percorso formativo annuale.

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  42. Chierici (Presbiteri e Diaconi)
    Art 13 La Fraternità accoglie e sostiene nel cammino verso il Sacerdozio (presbiterato o diaconato) i giovani che desiderano vivere questa vocazione nella luce della spiritualità Francescana con il carisma della Sacra Famiglia di Nazareth.
    La formazione dei chierici si articola in due fasi: nella prima segue lo stesso percorso e le stesse modalità della vocazione verginale e si conclude con la promessa verginale (artt, 11 e 12); nella seconda offre ai candidati una specifica preparazione al Sacerdozio (presbiterato o diaconato) secondo i tempi e le modalità prescritti dal Diritto canonico e in piena comunione con le indicazioni della Chiesa locale.
    I chierici della Fraternità sono giuridicamente incardinati in una diocesi e vivono al servizio della Chiesa locale, in obbedienza all'Ordinario del luogo. Essi, con il consenso del Vescovo, vivono stabilmente in una delle Oasi della Fraternità.
    Art 14 Fanno parte della Fraternità anche i chierici diocesani e religiosi, che nel quotidiano esercizio del loro ministero s'impegnano a vivere la spiritualità francescana con il càrismà della Sacra Famiglia di Nazareth. L'adesione alla Fraternità avviene attraverso una promessa espressa nel contesto di una liturgia. Il chierico diocesano dovrà ottenere dal suo Vescovo un esplicito consenso. Allo stesso modo il chierico religioso dovrà ottenere il placet del suo superiore.
    I chierici diocesani che accolgono il carisma della Fraternità, con il consenso del Vescovo, possono vivere in forma residenziale nell'Oasi, facendo così una viva esperienza della totalità (art. 16) e della reciprocità vocazionale.
    Scelta di totalità
    Art. 15 La scelta di totalità (Lc 5,11) è una particolare forma in cui si esprime l'universale vocazione alla santità ricevuta con il battesimo. Essa appartiene per sua natura alla condizione verginale; ma può essere scelta e vissuta, in forma temporanea o definitiva, anche dai fedeli laici.
    Art. 16 Gli sposi e i laici della Fraternità che scelgono di vivere l'esperienza di totalità si trasferiscono nelle Oasi della Fraternità e s'impegnano a vivere in umiltà, povertà e letizia, condividendo la preghiera, la mensa e l'impegno apostolico francescano.
    Art. 17 Gli sposi che vivono nelle Oasi da almeno tre anni, possono, se vogliono, compiere una scelta di totalità mediante la quale si consegnano in forma definitiva alla Provvidenza e donano tutti i loro beni, quelli di cui sono già in possesso e quelli che riceveranno nel corso della loro esistenza. Tale scelta viene espressa pubblicamente nel contesto di una liturgia; e successivamente sostanziata con un atto notarile. È compito della Fraternità sostenere queste famiglie e provvedere ad ogni loro necessità.

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  43. Abbandono
    Art. 18 Non sarà accolto nella Fraternità – e non potrà rimanere in essa – chi rifiuta la dottrina Cattolica, chi non riconosce o lotta contro i suoi legittimi Pastori e chi sia incorso nella scomunica.
    Art. 19 La perdita della qualità di membro della Fraternità può avvenire per recesso o esclusione. Nel primo caso il membro che intende interrompere il legame con la Fraternità lo comunica per iscritto al Presidente, e per conoscenza al Consiglio Direttivo, spiegando le ragioni della sua rinuncia. Alla comunicazione di recesso segue la cancellazione dal Registro dei membri della Fraternità ed il venir meno di tutti i diritti e doveri connessi alla qualità di membro.
    La perdita della qualità di membro per esclusione è deliberata dal Consiglio Direttivo qualora subentrino le condizioni di cui al precedente art. 17b, o per grave inadempienza verso gli impegni previsti dal presente statuto connessa alla reiterata indisponibilità a ravvedersi. In tali casi il Consiglio Direttivo comunica per iscritto l'esclusione e provvede alla cancellazione dal Registro dei membri della Fraternità .
    Nel caso in cui il recesso o l'esclusione riguardino un membro residente in un'Oasi, il Consiglio Direttivo delibera in ordine all'erogazione di eventuali sostegni economici a vantaggio dello stesso, con particolare riguardo ai casi in cui vi è stata la donazione dei propri beni per effetto della scelta di totalità (cf. artt.15-17).

    Tit. IV – Impegni dei membri
    Art. 20 I membri della Fraternità s'impegnano a camminare nella via dei consigli evangelici, ciascuno secondo il proprio stato vocazionale. Per accogliere e custodire questa vocazione è necessario rimanere aggrappati alla grazia e agli impegni che la Fraternità chiede a ciascuno di osservare.
    Catechesi
    Art. 21 Chi sceglie la Fraternità s'impegna ogni giorno a trovare un tempo adeguato per rimanere presso il Signore e ascoltare con docilità la sua Parola. Con particolare amore accoglie e custodisce la Parola che viene proclamata nella catechesi comunitaria .

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  44. Eucaristia
    Art. 22 L'incontro con Cristo nella Parola suscita un desiderio di intimità che solo nell' Eucaristia trova il suo compimento. La celebrazione eucaristica domenicale, cuore della vita e della missione della Chiesa, rappresenta l'essenziale ed ineliminabile punto di riferimento per ciascuno. Per manifestare a accrescere la comunione fraterna una volta al mese – ordinariamente in giorno feriale – tutte le comunità presenti in una stessa zona si ritrovano per celebrare l'Eucaristia.
    Per coloro che hanno fatto scelta di verginità la partecipazione quotidiana all'Eucaristia è un appuntamento gioioso che ricolma di grazia e riveste di eternità ogni affanno.
    Art. 23 I membri della Fraternità s'impegnano a vivere ogni settimana un tempo prolungato di adorazione eucaristica. Le comunità di uno stesso territorio si ritrovano una volta al mese per l'adorazione comunitaria.
    In ogni Oasi della Fraternità (cf art. 39) l'adorazione eucaristica notturna si svolge ogni settimana, nella notte tra sabato e domenica, come segno dell'attesa orante della resurrezione.
    A tutti è chiesto di alzarsi nel cuore della notte, almeno una volta al mese. Quando non è possibile partecipare all'adorazione eucaristica notturna, ciascuno prega nella propria casa.
    Alcuni, sotto l'impulso dello Spirito, s'impegnano a partecipare più frequentemente all'Eucaristia e ad accompagnare con una perseverante preghiera eucaristica gli eventi più importanti della vita della Chiesa e della Fraternità. Chi si sente chiamato a vivere questo particolare ministero, che appartiene per sua natura alla condizione verginale, s'impegna con un particolare vincolo , espresso nella forma di una promessa , pubblica o privata.
    L'amore per l'Eucaristia si manifesta nel vivere con particolare intensità la festa liturgica del Corpo e Sangue di Cristo alla cui solennità ogni comunità si prepara con un'adorazione notturna nei diversi luoghi di appartenenza.
    Art. 24 I membri della Fraternità celebrano con particolare amore la Festa della Pentecoste anniversario degli inizi del nostro cammino ecclesiale; la Festa della Sacra Famiglia di Nazareth, le Feste Mariane e quella di San Francesco D’Assisi, Patrono della Fraternità. e il 10 Giugno, L’anniversario del Dies Natalis della Fondatrice: Lombardo Maria Assunta, sposa, Mamma, terziaria francescana, Trapiantata e Donatrice d’Organo.
    Servizio
    Art. 25 I membri della Fraternità s'impegnano a testimoniare il Vangelo nei diversi ambiti della vita ecclesiale e sociale, secondo il carisma della Fraternità e i doni che ciascuno ha ricevuto.
    Tra i diversi compiti un ruolo particolare è quello affidato ai catechisti: sono scelti dal Consiglio di Fraternità tra coloro che hanno ricevuto il carisma dell'annuncio. Dopo un'accurata formazione essi ricevono il mandato nel contesto di una liturgia eucaristica. I catechisti hanno il compito di tracciare, con la parola e con la vita, un cammino ideale e di accompagnare con saggia pedagogia i fratelli che sono loro affidati.

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  45. Titolo V – Governo della Fraternità
    Costituiscono il Governo della Fraternità: a) il Presidente; b) il Consiglio Direttivo; c) l'Assemblea di Fraternità.
    Presidente
    Art. 26 Il Presidente, chiamato anche Custode, è il successore del fondàtore ed è il legale rappresentante della Fraternità. Viene eletto dall'Assemblea di Fraternità al termine del cenacolo di discernimento. Rimane in carica cinque anni ed è rieleggibile. Il presidente garantisce che la vita si svolga in armonia con lo spirito del Fondatore, del Vangelo, dello Statuto e della Regola dell’Ordine Francescano Secolare.
    Il ruolo che è chiamato a svolgere richiede un'ampia convergenza, è necessario perciò che venga eletto, a scrutinio segreto, con la maggioranza qualificata di due terzi. Se dopo cinque votazioni nessuno raggiunge questa quota, l'elezione avviene a maggioranza assoluta. Mai però per ballottaggio. Per la validità dell'elezione è necessario siano presenti almeno i due terzi dei membri dell'Assemblea di Fraternità.
    Questo ministero viene affidato ordinariamente ad uno dei Sacerdoti (presbitero o diacono) della Fraternità, nel caso in cui non vi siano presbiteri o se mancano presbiteri disposti ad assumere questa responsabilità, il ministero viene affidato ad un altro membro della Fraternità, scelto tra i vergini o gli sposi. In quest'ultimo caso la responsabilità è affidata sempre alla coppia.
    Art. 27 Il Presidente promuove l'unità, custodisce il carisma della Fraternità, prende decisioni per il bene comune. Egli convoca e presiede l'Assemblea ordinaria di Fraternità, offre gli orientamenti necessari per definire il cammino, tiene i contatti con il Vescovo e i responsabili della Chiesa locale, guida l' équipe di evangelizzazione e l' équipe missionaria, visita le Oasi, approva l'ammissione nel cammino formativo, firma il bilancio economico.
    Per giusta causa, i restanti membri del Consiglio Direttivo, con unanime decisione, possono chiedere al Presidente di rinunciare al mandato. Se non vi è disponibilità e persistono i motivi che richiedono necessariamente un allontanamento, il Consiglio Direttivo può ricorrere all'autorità del Vescovo.

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  46. Consiglio Direttivo
    Art. 28 Il Presidente è coadiuvato da un organo collegiale, denominato Consiglio Direttivo, composto dal Presidente stesso e da altri cinque membri. Il numero tuttavia può variare nel tempo in relazione alle nuove responsabilità che la Fraternità assume. Il Consiglio Direttivo viene eletto dall'Assemblea di Fraternità al termine del cenacolo di discernimento. Rimane in carica cinque anni. La composizione del Consiglio riflette la scelta della reciprocità vocazionale: in esso sono sempre presenti almeno un chierico, uno dei vergini e una coppia di sposi. All'interno del Consiglio vengono assegnati diversi compiti in relazione alle necessità pastorali della Fraternità. Se un membro decade, per dimissioni o per altra causa, il Presidente nomina come suo sostituto il primo dei non eletti, salvaguardando il criterio della reciprocità vocazionale. I membri sono rieleggibili, ordinariamente non oltre due mandati consecutivi.
    Art. 29 L'elezione di ciascun membro del Consiglio Direttivo avviene per scrutinio segreto a maggioranza assoluta. Se non vi sono eletti dopo cinque votazioni, si ricorre al ballottaggio. Possono essere eletti nel Consiglio Direttivo solo coloro che fanno parte della Fraternità da almeno tre anni. Per la validità dell'elezione è necessaria la presenza della maggioranza dei membri dell'Assemblea di Fraternità.
    Art. 30 Il Consiglio Direttivo promuove la vita della Fraternità in ogni suo ambito: verifica periodicamente il cammino compiuto e offre nuove indicazioni; individua gli ambiti pastorali in cui proporre il servizio ecclesiale e offre orientamenti per aiutare la Fraternità a svolgere in modo sempre più efficace il proprio ministero. Accoglie la domanda di ammissione nella Formazione e approva in forma definitiva la richiesta di coloro che desiderano diventare membri effettivi. Nomina i catechisti e i responsabili della Formazione, nomina o conferma la scelta dei ministri dell'unità compiuta da ciascuna comunità. Nomina i custodi delle Oasi e approva l'ammissione di coloro che chiedono di vivere un'esperienza di totalità. Riconosce la nascita di altre zone e ratifica l'elezione dei responsabili. Decide in ordine all'acquisto o alla cessione di beni e approva ogni anno il bilancio economico. Convoca a maggioranza l'Assemblea straordinaria di Fraternità. Decide in merito alle variazioni del quorum costituendi dell'Assemblee ordinaria di Fraternità.
    Art. 31 Il Consiglio Direttivo segue con premura l'opera di evangelizzazione e l'impegno missionario attraverso i nuclei appositamente costituiti. Allo stesso modo promuove una presenza sempre più fattiva negli ambiti della solidarietà e del sostegno al disagio. È suo compito indicare gli orientamenti e gli appuntamenti comuni. Pur lasciando alle diverse opere la loro autonomia, rimane accanto a quanti s'impegnano nella testimonianza della carità per sostenere lo slancio evangelico e le iniziative. Il Consiglio Direttivo vigila con attenzione perché gli ambiti fondamentali del servizio ecclesiale – evangelizzazione e carità – siano strettamente legati e crescano armonicamente.
    Art. 32 Le decisioni del Consiglio Direttivo vengono prese ricercando sempre l'unanime adesione dei componenti. In ogni caso il quorum minimo per l'assunzione delle decisioni è rappresentato dal voto favorevole dei 2/3 dei membri del Consiglio. Il Presidente, ove lo ritenga necessario, può assumere delle decisioni, nelle materie di cui agli artt. 30 e 31 del presente Statuto, anche contro il parere degli altri membri del Consiglio Direttivo. Trattasi di situazioni straordinarie di particolare rilevanza. Dell'utilizzo di tale facoltà devono essere informati tutti i membri della Fraternità.

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  47. L'Assemblea di Fraternità:
    Art. 33 L'Assemblea di Fraternità è composta dai delegati in rappresentanza di tutte le zone della Fraternità (art. 40) . I membri dell'Assemblea sono eletti dalle comunità di Fraternità e durano in carica cinque anni. Possono essere rieletti. I responsabili zonali e il coordinatore dell'evangelizzazione sono membri di diritto. Il Custode e il Consiglio Direttivo possono nominare altri membri della Fraternità a far parte dell'Assemblea. Le modalità di nomina dei delegati delle zone sono stabiliti in un apposito regolamento predisposto a cura del Consiglio Direttivo.
    Essa è presieduta dal Presidente o, in sua assenza, da un membro del Consiglio Direttivo da lui delegato.
    Art. 34 Ogni cinque anni l'Assemblea di Fraternità si riunisce in forma residenziale per vivere un tempo prolungato di condivisione, detto cenacolo di discernimento, per verificare con cura il cammino compiuto nel quinquennio precedente e delineare gli orientamenti per quello successivo. La convocazione deve avvenire almeno tre mesi prima del suo svolgimento.
    L'Assemblea quadriennale ordinariamente ha valore deliberativo ed è chiamata ad esprimersi con una propria votazione, offrendo indicazioni pastorali, utili per la vita della Fraternità, che raccoglie in un apposito Documento “Fraternità Vangelo e Carità” che ha valore vincolante per le attività del Presidente e del Consiglio Direttivo
    Nel corso dei lavori dell'Assemblea quadriennale vengono eletti il Presidente della Fraternità e i membri del Consiglio Direttivo.
    Art. 35 L'Assemblea di Fraternità è preparata da un'attenta e capillare consultazione che coinvolge tutte le zone e tutte le comunità e che porta alla predisposizione, a cura del Consiglio Direttivo in carica, di un Documento preparatorio indica con chiarezza i temi da affrontare e le scelte da operare, offre la cornice ideale per interpretare gli eventi nella luce del Vangelo e del magistero ecclesiale.
    Art. 36 Dopo i primi due anni di mandato del Custode e del Consiglio Direttivo, l'Assemblea di Fraternità si riunisce per verificare il cammino della Fraternità. La convocazione deve avvenire almeno tre mesi prima e specificare i temi che saranno affrontati nel corso della riunione, offrendo, se necessario, la documentazione per un adeguato discernimento. Le deliberazioni dell'assemblea hanno valore consultivo rispetto all'operato del Presidente e del Consiglio Direttivo
    Art. 37 Quando particolari e impreviste necessità lo richiedono, il Presidente della Fraternità, sentito il Consiglio, convoca un'Assemblea straordinaria per discutere i problemi emersi e compiere in piena comunione le scelte più appropriate. Nella convocazione è precisato se la deliberazione dell'Assemblea avrà carattere consultivo o deliberativo.

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  48. . VI – Strutture della Fraternità
    La Comunità
    Art. 38 La Fraternità è composta di piccole comunità in cui i membri si trovano insieme come fratelli, figli dell'unico Padre e discepoli dell'unico Maestro (Mt 23, 8-10) e si aiutano vicendevolmente per camminare nella via della santità (Mt 5, 48). La comunità s'incontra periodicamente secondo le modalità previste nell' Ideale di Vita OFS .
    All'interno di ciascuna comunità vengono affidati, ogni anno a persone diverse, i ministeri della liturgia, del canto e della condivisione.
    Chi riceve il ministero dell'unità ha la responsabilità di accompagnare i fratelli nel cammino della fede. Egli s'impegna con la preghiera, l'esempio e la parola di custodire nella comunità la fede (2Cor 11,2) e la carità (Rm 12, 9-10). Questo ministero, che dura in carica due anni, viene scelto dal Consiglio su indicazione della comunità.
    A tutti è chiesto di assumere il ministero della Parola e ammonire i fratelli (Col 3,16), soprattutto a quelli che hanno ricevuto il mandato come catechisti della Fraternità. La scelta dei temi e la proposta di catechesi è affidata al Consiglio Direttivo che all'inizio di ogni anno offre le indicazioni essenziali circa il percorso da seguire.
    L'Oasi
    Art. 39 Il carisma della Fraternità si esprime in modo tutto particolare nelle Oasi: case in cui sposi, vergini, chierici e laici, vivono un'esperienza di comunione e di condivisione, coniugando la preghiera e la carità, l'ascolto della Parola e l'accoglienza dei fratelli.
    Nelle Oasi si manifesta nella forma compiuta il desiderio di totalità che nasce dalla sequela (Mc 10,28). In esse l'impegno della carità si traduce nell' accoglienza residenziale di coloro che si trovano nel disagio, con particolare attenzione ai minori e alle mamme in difficoltà. L'Oasi offre anche a giovani e sposi la possibilità di vivere esperienze più intense di preghiera e di fraternità.

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  49. Zona pastorale
    Art. 40 Per favorire una presenza più incisiva nel tessuto sociale ed ecclesiale in cui vive ed opera, il Consiglio Direttivo istituisce delle zone pastorali .
    Viene riconosciuta come zona una porzione di territorio in cui sono presenti almeno una comunità di Fraternità e un'Oasi. Il giudizio definitivo sull'opportunità di istituire o meno una zona resta tuttavia riservato al Consiglio Direttivo.
    La responsabilità di un territorio in cui sono presenti una o più comunità è affidata al responsabile della zona più vicina.
    Art. 41 La zona è affidata ad un responsabile , nominato dal Consiglio Direttivo, che dura in carica quattro anni. Il responsabile zonale ha il compito di custodire il carisma della Fraternità: segue con premura i catechisti, coordina i momenti comuni di evangelizzazione, mantiene fraterni rapporti di collaborazione con i responsabili del “Progetto Famiglia Nomadelfia”. e mantieni i contatti con i responsabili delle Aggregazioni ecclesiali, convoca e guida l'équipe zonale di Fraternità, d'intesa con il Consiglio Direttivo convoca ogni tre anni l'Assemblea zonale di Fraternità, prende contatti con la Chiesa locale.
    Il responsabile zonale ha il compito di vigilare su ogni comunità e di intervenire con autorità quando occorre dare indicazioni più precise o dirimere eventuali contese nate all'interno della comunità.
    Art. 42 Il responsabile zonale è coadiuvato da un'équipe composta da tutti coloro che nella zona svolgono un ministero di responsabilità: i custodi delle oasi, i catechisti, i ministri dell'unità ed eventualmente, altri membri scelti dal Consiglio Direttivo.
    L'équipe zonale s'incontra periodicamente – almeno due volte all'anno (ogni 6 mesi)– per individuare le linee programmatiche e le iniziative più adeguate per incarnare il carisma della Fraternità. Le scelte devono essere in armonia con le indicazioni contenute nel documento programmatico triennale dell'associazione e gli orientamenti annuali del Consiglio Direttivo.
    Art. 43 Il responsabile zonale convoca ogni quattro anni un' Assemblea zonale, composta dall'insieme di tutti i membri della Fraternità, coinvolti nelle comunità che afferiscono alla zona pastorale. Nell'Assemblea zonale si verifica il cammino compiuto e si definiscono gli orientamenti e le scelte operative locali per dare maggiore slancio alla presenza e al servizio ecclesiale della Fraternità.
    L'Assemblea zonale si svolge ordinariamente almeno sei mesi prima la data di realizzazione dell'Assemblea di Fraternità e contribuisce all'elaborazione del Documento Preparatorio di cui al precedente art. 35 inviando al Consiglio Direttivo in carica le proprie proposte e considerazioni.
    L'Assemblea zonale nomina i membri che la rappresentano nell'Assemblea di Fraternità.
    Nucleo evangelizzazione
    Art. 44 Per seguire con attenzione l'annuncio del Vangelo e il cammino di fede, il Consiglio Direttivo istituisce il Nucleo di evangelizzazione composto dai responsabili delle zone e dei diversi ambiti in cui si articola l'impegno di evangelizzazione. Il nucleo, che ordinariamente è presieduto dal Presidente, s'incontra quattro volte l'anno ed ha il compito di tracciare le vie dell'evangelizzazione, accompagnare i catechisti, definire la strategia operativa e le iniziative comuni.
    Il Nucleo è affidato ad un coordinatore, coadiuvato da una segreteria tecnica, che ha la responsabilità di promuovere l'evangelizzazione in ogni zona e in ogni ambito.
    Art. 45 All'interno del Nucleo di evangelizzazione opera un' équipe missionaria che promuove e organizza esperienze di primo annuncio per raggiungere il vasto mondo degli indifferenti e risvegliare la fede assopita di quanti vivono senza ideali. L'équipe, formata da persone che hanno un particolare carisma per l'annuncio del Vangelo, è affidata ad un responsabile.

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  50. Tit. VII – Amministrazione
    Comunione dei beni
    Art. 46 I membri della Fraternità scelgono di vivere la povertà secondo il comando evangelico (Mt 5,3) e s'impegnano a cercare la sobrietà e l'essenzialità in tutte le cose per testimoniare con la vita la fiducia nella paternità di Dio e nella sua Provvidenza (Mt 6, 25-34).
    Art. 47 Sull'esempio della primitiva comunità dove "nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva " (At 4,32), i membri della Fraternità s'impegnano ad offrire, liberamente e con gioia (2Cor 9,7), la decima mensile. Ciascuno deciderà la quota da versare tenendo conto delle effettive necessità, sue e della propria famiglia. Il giudizio tuttavia deve obbedire ai criteri evangelici della generosità e della gratuità (2Cor 9,6).
    Art. 48 Chi sceglie di vivere nelle Oasi, per tutto il tempo in cui vi rimane, mette in comune i proventi del suo lavoro.
    Art. 49 I vergini, i chierici della Fraternità e i laici che fanno la scelta di totalità, donano alla Fraternità i beni che possiedono e s'impegnano a donare quelli di cui verranno in possesso. Questi fratelli si abbandonano alla divina Provvidenza ed hanno diritto ad essere sostenuti dalla Fraternità in qualsiasi loro necessità.
    Cassa comune
    Art. 50 La Fraternità possiede una cassa comune realizzata con i beni donati dai membri della Fraternità e dai contributi derivanti dalle diverse iniziative.
    Spetta al Consiglio Direttivo gestire la cassa comune. Il compito di amministrare i beni è affidato ad un tesoriere, scelto tra i membri del Consiglio Direttivo, eventualmente coadiuvato da esperti esterni.
    Il bilancio economico viene presentato al Consiglio Direttivo ogni anno.
    All'inizio di ogni anno il Consiglio Direttivo approva il bilancio consuntivo e quello preventivo. Il tesoriere si attiene rigorosamente alle indicazioni stabilite.
    Art. 51 I fondi della cassa comune vengono utilizzati per sostenere le opere della Fraternità e l'impegno verso i poveri.
    La Fraternità s'impegna ad avere solo l'essenziale rinunciando ad ogni forma di accumulo che non sia direttamente finalizzata alla realizzazione di un'opera necessaria a sviluppare il carisma della Fraternità.

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  51. Art. 52 L'a Fraternità amministra liberamente i beni che possiede, secondo gli artt. 46-51 di cui sopra, salvo il diritto del Vescovo di vigilare perché i beni siano usati per i fini della Fraternità. Essa è pure soggetta all'autorità del Vescovo per quanto riguarda l'ammissione e la distribuzione dei beni che le sono stati donati o lasciati per cause pie (cann. 325 e 1301 C .J.C.).

    Tit. VIII – Norme di esecuzione e di rinvio
    Art. 53 La Fraternità può scegliere liberamente, se lo desidera, un consigliere spirituale fra i sacerdoti che esercitano il ministero in Diocesi; tuttavia colui che è scelto deve avere la conferma dell'Ordinario del luogo (can. 324 §2).
    Art. 54 Quantunque le associazioni private dei fedeli godono di autonomia a norma del can. 321 del CJC, sono soggette all'autorità ecclesiastica (can. 323 § 1). Il Vescovo diocesano farà in modo di evitare la dispersione delle forze dell'Associazione (§ 2). A lui spetta vigilare perché sia conservata l'integrità della fede e dei costumi e che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica. Visiterà l'Associazione ogni anno nel giorno di Pentecoste (can. 305 § 1).
    Art. 55 Le norme di esecuzione del presente Statuto vengono raccolte in apposito Regolamento di gestione che, purché non contrastino con le disposizioni che precedono in questo Statuto, vistato dal Vescovo Diocesano, fornisce suggerimenti e modalità di attuazione per la vita comunitaria. L'adozione del Regolamento di Gestione è a carico del Consiglio Direttivo della Fraternità.
    Art. 56 Per quanto non espressamente previsto in questo Statuto si fa espresso rinvio alle norme del C.J.C. alla “Istruzione” in materia amministrativa del 2005 della C.E.I. e del Regolamento delle Associazioni di fedeli adottato da questa Diocesi.
    Art.57 Le modifiche allo statuto sono adottate con decisione dell'assemblea dei membri, con il voto favorevole di almeno i due terzi degli aventi diritto al voto. Tali modifiche vanno poi ratificate a cura del Vescovo pro tempore della diocesi di Roma.
    Art. 58 La Fraternità si estingue nella misura in cui vengono meno i membri che la compongono; può anche essere soppressa dall'autorità competente se la sua attività è causa di danno per la dottrina o la disciplina ecclesiastica, oppure di scandalo per i fedeli (cann 326 § 1).
    In caso di estinzione la destinazione dei beni, salvi i diritti acquisiti e la volontà degli offerenti, sarà determinata dal Vescovo diocesano. Invece, nel caso di soppressione la destinazione dei beni sarà determinata dai membri della Fraternità, fatta salva l'autorità del Vescovo diocesano.
    La coppia di sposi, a motivo dell'unità sacramentale, è considerata come un solo membro.
    Le modalità per la partecipazione all'assemblea di Fraternità saranno precisate in un apposito Regolamento (cf art. 46).
    Art. 59 Il presente Statuto non è soggetto ad aggiunte o modifiche che non siano sostanzialmente aderenti alla natura, al fine e alla struttura della Fraternità. il procedimento di revisione statutarie può aver luogo soltanto se ne fanno richiesta scritta al Presidente almeno tre quarti dei membri della fraternità. la proposta di revisione deve essere discussa e votata in apposita seduta straordinaria dall’Assemblea. Ai lavori di revisione Statutarie deve essere invitato il Rappresentante della Santa Sede presso la Fraternità (Mons. Nikola Eterovie). e il Ministro Generale dell’Ordine Francescano.

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  52. VANGELO (Mt 5,38-42)
    Io vi dico di non opporvi al malvagio.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto: ’Occhio per occhio' e ‘dente per dente'. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti d� uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringer� ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle".
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Occhio per occhio e dente per dente. Che questo motto dell'antica legge sia vissuto nella luce della grazia di Cristo. Occhio per occhio e dente per dente! Sù, ma nel regno dell'amore. Ama come Cristo ti ha amato! Ama il tuo nemico come Cristo ti ha e lo ha amato! Ama, occhio per occhio e dente per dente!

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  53. Festa del Pane il 17 giugno 2017 a Novara di Sicilia (ME), tradizione che si rinnova annualmente il sabato della vigilia della Festa del Corpus Domini. Anche quest'anno la frazione San Marco di Novara di Sicilia, ospiterà una manifestazione ricca di tradizione, alla riscoperta dei sapori e del folklore tipici della nostra terra.
    L'evento inizierà nel pomeriggio, nella piazza del paese. Prevista la degustazione, oltre che del pane caldo e della pizza, di prodotti tipici novaresi, in particolare la mortadella tradizionale.



    Nel pomeriggio delle guide mostreranno ai visitatori, passo dopo passo, la preparazione del pane artigianale, dall’impasto all’uscita dal forno,a seguire la visita all'antico mulino ad acqua. In serata, a passo di danze tipiche siciliane, sfileranno le donne con i canestri in testa, fino alla piazza del paese, dove il pane caldo stupirà, come ogni anno, quanti non l'hanno mai conosciuto.



    La Festa del pane è un'iniziativa che nasce per rivalutare l’antica devozione a San Pasquale, titolare, insieme a San Marco, della chiesa del paese. San Pasquale è stato un umile frate francescano, povero e non istruito, che con l’amore verso l’Eucarestia ha manifestato un'alta sapienza che stupiva dotti e intellettuali. San Pasquale s’incarna bene nella cultura di San Marco, paese semplice, che vive di pastorizia e ancora conserva lo stile di quel vivere che sfugge a un tempo che sembra dimenticarlo. “Nel rivalutare questa figura” - si legge nel comunicato redatto dai paesani - “abbiamo voluto riscoprire l’antica tradizione del pane, che per noi cristiani ha un valore grande: frutto della nostra fatica, simbolo della vita che Cristo ha trasformato nel suo Corpo. L'evento si svolgerà in una suggestiva scenografia tutta naturale, nel pomeriggio della vigilia della festa del Corpus Domini”.

    A cinque chilometri circa da Novara di Sicilia, in un'ampia vallata aperta a finestra sul mar Tirreno, sorge il piccolo centro di San Marco; per le sue poche case sparse dal volto moderno sembrerebbe un luogo senza storia, ma, anche se non vi sono notizie certe sulle origini di questo villaggio, alcune case sorgevano, certamente, già ai tempi degli ultimi imperatori romani.



    Per maggiori informazioni
    www.novaradintorni.it

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  54. 3° Cammino di Fede 28 Maggio 2017 A SAN MARCO

    Mandati dallo Spirito Santo per aprire strade di Luice IO SONO CON VOII!!!


    Camminiamo sui sentieri delle Beatitudini e per la terza volta, nella Pienezza della Pasqua, ci immergiamo dentro questo invito: “Ashrè!!!
    Mentre Gesù va in Cielo ci lascia questa preziosa Missione: Fate Discepoli, spalcate strade per l’umanità!!! Il Discepolo è colui che cammina, che va sicuro nella certezza che Gesù è con Noi, davanti per tracciarci la strada, dietro per spingerci con il vento dello Spirito, in mezzo nella difficile fatica del cammino.
    “Fate Discepoli!!!” Non possiamo sentirci indifferenti, non possiamo ancorarci in schemi religiosi di antiquariato dove i passi sono irremovibili nelle nostre posizioni, siamo Discepoli per fare discepoli, per far sgorgare vita per animare sentieri di luce, chi è fermo chi è inerme, chi non si muove non può salire sul monte dove si lancia la via che unisce la terra al cielo.
    Invochiamo lo Spirito Santo che venga a rianimare i nostri passi, invochiamo lo Spirito affinché ci faccia sentire la presenza viva del Risorto, invochiamo lo Spirito affinché la strada delle Beatitudini si apra nei sentieri della nostra Parrocchia.
    Cogliamo questo prezioso momento per camminare nei sentieri di questa grande Pentecoste, che vivremo fra una settimana, questo Cammino di Fede ci prepari a immergerci nell’azione potente dello Spirito anima delle Beatitudini, possiamo tutti crescere nella Fede proprio ritornando a far risplendere uno dei momenti più grandi della Pasqua che è proprio la Pentecoste: Manda il tuo Spirito Gesù a rinnovare la terra, manda il tuo Spirito Signore a tracciare strade che donano vita e pienezza alla nostra Umanità!!!

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  55. Mission

    Portare la gioia a chi ha perso la speranza. Dischiudere nuovi orizzonti a chi vive situazioni di profondo disagio.

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  56. Vogliamo impegnarci insieme a ogni persona di buona volontà nell’edificare la Civiltà dell’Amore, una società rinnovata dalla forza della solidarietà, un mondo in cui chi è solo, emarginato, disperato possa sentirsi accolto, sostenuto, amato.

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  57. La vocazione specifica dei membri dell'Associazione è testimoniare la Gioia di Gesù Cristo Risorto[11], ponendo una particolare attenzione al mistero della discesa agli inferi di Gesù, prendendo come testo chiave il brano del Vangelo secondo Giovanni (15,9-17).

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  58. Noi crediamo che il lavoro sia un'attività libera e dignitosa, attraverso la quale l'uomo si realizza, producendo benessere per la società. Ogni lavoro ha una sua dignità, a prescindere dall'attività che si svolge e delle capacità di chi la svolge. Ma nel mondo di oggi, in cui le condizioni di partenza non sono uguali per tutti, la logica del profitto ha preso il sopravvento sui valori del rispetto, della dignità della persona, dell'inclusione sociale.

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  59. La vera povertà non è solo materiale; la povertà è soprattutto solitudine. In una società che genera vincitori e vinti, i poveri sentono di essere dei “perdenti”, separati rispetto al resto del mondo. Questo accade non solo nei confronti dei “vincenti”, ma anche nei confronti di chi condivide lo stesso status. La vera soluzione alla povertà e alla marginalizzazione è sradicare questo meccanismo di divisione.

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  60. Per una società basata sul rispetto della persona e del lavoro, sulla valorizzazione di ognuno, sull'inclusione sociale e sull'amore reciproco, non basta fare dell'assistenzialismo. Quando si va ai poveri, ci si rende benefattori, ma si resta su un piano separato. Si è fratelli quando l'amore è reciproco, quando si condivide volontariamente la stessa sorte. Per essere fratelli, occorre essere almeno in due. L'amore può essere un fatto individuale; la fraternità è un fatto collettivo.

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  61. La Fraternità vangelo e Carità nasce per affermare e promuovere questi valori: una giustizia basata sul rispetto delle esigenze umane a 360 gradi; una visione del lavoro come un'attività dignitosa in sé; un concetto di fraternità inteso non solo come vicinanza ai poveri, ma come condivisione, partecipazione, donazione integrale e totalizzante.

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  62. Noi crediamo che l'uomo, per natura, porti in sé l'aspirazione all'amore e alla fraternità. Ogni uomo presenta delle esigenze non solo fisiche, ma anche sociali, affettive, educative e spirituali. Il diritto ad una vita piena e dignitosa si realizza quando ad ogni uomo è garantita la soddisfazione di queste necessità. Per questo motivo, Solidarietà la Fraternità Vangelo e Carità sostiene quelle realtà e quei progetti che promuovono una cultura della fraternità e della giustizia, sia direttamente, con interventi di assistenza e vicinanza ai più poveri, che indirettamente, attraverso eventi e manifestazioni volti a favorire la diffusione di questi valori.

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  63. Carissimi fratelli e sorelle pace e gioia a tutti voi.
    La nostra Fraternità vive il carisma della Misericordia col ministero dell'accompagnamento spirituale e la preghiera per la guarigione dei cuori, la consolazione e la liberazione.
    Da circa 1 anno il Signore mi ha chiamato, attraverso il discernimento del Vescovo, ad essere esorcista "ad acta" (cioè solo per alcuni casi in aiuto dell'esorcista della nostra Diocesi). Sono tanti i bisognosi e sofferenti che ricorrono alla Fraternità e al mio ministero ma purtroppo non mi è possibile ricevere tutti i giorni e in qualsiasi ora del giorno perché, come religioso e responsabile, la priorità spetta agli impegni della Fraternità e inoltre ho la necessità di avere dei tempi liberi per la preghiera e la formazione personale. Per questi motivi, a partire da ottobre, per i colloqui spirituali sono disponibile il LUNEDÌ e il GIOVEDÌ dalle ore 15:00 alle ore 19:00 mentre per gli esorcismi o preghiere di liberazione il MARTEDÌ dalle ore 9:00 alle ore 12:30 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00, prima di venire assicurarsi che sono in sede.

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  64. VANGELO (Mt 5,38-42)
    Amate i vostri nemici
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
    Parola del Signore

    OMELIA
    "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Questa illuminazione della grazia ci spinge a guardare alla totalità. È assolutamente certo che non vi giungeremo mai. Ma la via, Gesù Cristo, non può soffrire le mezze misure. Per lui ci vuole il massimo di tutto: luce, verità, giustizia, amore! Guardare Dio. Aspirarvi. Dio farà il resto. Ma prendete dunque l'aratro!... E soprattutto non guardate più indietro.

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  65. La Gioventù Francescana (Gi.Fra.) è formata da quei giovani che si sentono chiamati dallo Spirito Santo a fare in fraternità l'’esperienza della vita cristiana, alla luce del messaggio di san Francesco d’Assisi, approfondendo la propria vocazione nell'ambito dell’Ordine Francescano Secolare (Costituzioni Generali OFS 96,2)
    Sono il volto giovane dei francescani nel mondo. 
Vogliono vivere intensamente la loro vita e accogliendo tutti i fratelli come dono, facendosi docili strumenti dell’Amore di Dio.
    La Gi.Fra. è presente in molte città e in tutte le regioni d’Italia.
    La gioventù Francescana deve la sua nascita all'amore ardente di san Francesco d’Assisi per Gesù.
 Francesco, sin da subito, conquistò il cuore di molta gente ma non tutti sceglievano la strada religiosa. Nasce così l’Ordine Francescano Secolare (OFS) che riunisce in fraternità tutti coloro che, chiamati dallo Spirito Santo, desiderano seguire Cristo alla maniera di san Francesco. 
La Gi.Fra. è parte integrante dell’OFS, con una sua precisa identità, caratterizzata dalla freschezza e dall’entusiasmo proprio dei giovani.
    Giovani attratti da san Francesco che vogliono approfondire la loro vocazione cristiana e francescana.

    Possiamo indicare quali elementi essenziali:
    
- sentirsi chiamati dallo Spirito Santo per fare in fraternità l’esperienza della vita cristiana;
    
- scoperta progressiva di san Francesco, del suo progetto di vita e dei suoi valori
;
    - presenza ecclesiale e sociale, come condizione per realizzare esperienze concrete di apostolato.
    La Gi.Fra. è formata da giovani, si tratta di una tappa nella vita, che inizia al momento di entrare nell’adolescenza e termina nel momento di raggiungere la maturità personale.
 É un cammino vocazionale, il che presuppone una chiamata iniziale che si sviluppa verso una opzione di vita. La chiamata sollecita da parte del giovane una risposta individuale, che si conferma con un impegno personale dinanzi a Dio e in presenza dei fratelli. É un’esperienza di Fraternità, cioè una comunità di giovani credenti, figli dell’unico Padre, che condividono la loro fede sulla base dell’amore. Questa fraternità si situa nel seno della comunità ecclesiale nella quale vive ed opera. 
La Gi.Fra. cammina alla luce del messaggio di san Francesco d’Assisi, cioè scopre ed assume progressivamente questo progetto di vita ed i suoi valori. Appartiene alla Famiglia Francescana come parte integrante dell’OFS.

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  66. LOMBARDO MARIA ASSUNTA


    GRAZIE ASSUNTA, TI SAREMO SEMPRE GRATI PER QUELLO CHE HAI FATTO PER GESÙ’ E MARIA DIVENTANDO TESTIMONE DEL RISORTO!!! CONTINUA DAL CIELO A PREG...ARE PER NOI COSI` COME HAI FATTO OGNI GIORNO IN QUELL`IMPEGNO INSTANCABILE DELL`ANGELUS DOVE LA TUA VOCE CI SPRONAVA A RICORDARCI DI QUANTO GRANDE E`L`AMORE DI DIO CHE SI E` FATTO CARNE ORA CI MANCHERA` MA LO SAPPIAMO TU CI SARAI VICINO PIU` DI PRIMA!!!

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  67. Convegno diocesano 2017: il discorso del Santo Padre



    Come diceva quel prete: “Prima di parlare, dirò due parole”.
    Voglio ringraziare il cardinale Vallini per le sue parole e vorrei dire una cosa che lui non poteva dire, perché è sotto segreto, ma il Papa può dirlo. Quando, dopo l’elezione, mi hanno detto che dovevo andare prima alla Cappella Paolina e poi sul balcone a salutare la gente, subito mi è venuto in mente il nome del cardinale Vicario: “Io sono vescovo, c’è un vicario generale…”. Subito. L’ho sentito anche con simpatia. E l’ho chiamato. E dall’altra parte il cardinale Hummes, che era accanto a me durante gli scrutini e mi diceva cose che mi hanno aiutato. Questi due mi hanno accompagnato, e da quel momento ho detto: “Sul balcone con il mio vicario”. Lì, al balcone. Da quel momento mi ha accompagnato, e lo voglio ringraziare. Lui ha tante virtù e anche un senso dell’oggettività che mi ha aiutato tante volte, perché a volte io “volo” e lui mi faceva “atterrare” con tanta carità… La ringrazio, Eminenza, per la compagnia. Ma il cardinale Vallini non va in pensione, perché appartiene a sei Congregazioni e continuerà a lavorare, ed è meglio così, perché un napoletano senza lavoro sarebbe una calamità, in diocesi… [ride, ridono, applausi] Voglio ringraziare in pubblico per il suo aiuto. Grazie!
    E a voi, buonasera!

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  68. rancesco nacque ad Assisi nel 1182, da Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe preziose, e da Madonna Pica; la madre gli mise nome Giovanni; ma, tornato il padre dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare il figlio Francesco (FF1395). Prima della conversione il giovane Francesco fu partecipe della cultura "cortese-cavalleresca" del proprio secolo e delle ambizioni del proprio ceto sociale (la nascente borghesia).

    Nel 1202, tra le fila degli homines populi, prese parte allo scontro di Collestrada con i perugini e i boni homines fuoriusciti assisani: Francesco fu catturato con molti suoi concittadini e condotto prigioniero a Perugia…Dopo un anno, tra Perugia e Assisi fu conclusa la pace, e Francesco rimpatriò insieme ai compagni di prigionia (FF 1398).

    Decide allora di realizzare la sua aspirazione a diventare miles (cavaliere) e nel 1205 si unisce al conte Gentile, che partiva per la Puglia, onde essere da lui creato cavaliere (FF 1491). È a questo punto della vita di Francesco che iniziano i segni premonitori di un destino diverso da quello che lui aveva sognato. In viaggio verso la Puglia, giunto a Spoleto, a notte fatta si stese per dormire. E nel dormiveglia udì una voce interrogarlo: «Chi può meglio trattarti: il Signore o il servo?». Rispose: «Il Signore». Replicò la voce: «E allora perché abbandoni il Signore per il servo?» (FF 1492). L’indomani Francesco torna ad Assisi aspettando che Dio, del quale aveva udito la voce, gli rivelasse la sua volontà (FF 1401).

    Trascorre circa un anno nella solitudine, nella preghiera, nel servizio ai lebbrosi, fino a rinunciare pubblicamente, nel 1206, all’eredità paterna nelle mani del vescovo Guido e assumendo, di conseguenza, la condizione canonica di penitente volontario. Francesco veste l’abito da eremita continuando a dedicarsi all’assistenza dei lebbrosi e al restauro materiale di alcune chiese in rovina del contado assisano dopo che a San Damiano aveva udito nuovamente la voce del Signore dirgli attraverso l’icona del Crocifisso: «Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (FF 593).

    Francesco dal papaNel 1208, attirati dal suo modo di vita, si associano a Francesco i primi compagni e con essi nel 1209 si reca a Roma per chiedere a Innocenzo III l’approvazione della loro forma di vita religiosa. Il Papa concede loro l’autorizzazione a predicare rimandando però a un secondo tempo l’approvazione della Regola: Andate con Dio, fratelli, e come Egli si degnerà ispirarvi, predicate a tutti la penitenza. Quando il Signore onnipotente vi farà crescere in numero e grazia, ritornerete lieti a dirmelo, ed io vi concederò con più sicurezza altri favori e uffici più importanti (FF 375).

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  69. O alto e glorioso Dio,
    illumina il cuore mio.
    Dame fede diricta,
    speranza certa,
    carità perfecta,
    humiltà profonda,
    senno e cognoscimento,
    che io servi li tuoi comandamenti.
    Amen.

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  70. Nella solennità del Corpus Domini i fedeli devono far tesoro della memoria, «facoltà unica che il Signore ci ha dato, oggi piuttosto indebolita» facoltà utile per ricordare che l’Eucarestia può guarire l’uomo dall’ingordigia e dall’ambizione di prevalere. Papa Francesco durante la Messa celebrata ieri sera, domenica 18 giugno, sul sagrato della basilica San Giovanni in Laterano, cattedra del vescovo di Roma, ha puntato l’attenzione su quanto gli uomini di oggi, presi «dalla frenesia in cui sono immersi, si fanno scivolare addosso tante persone e tanti fatti» invece di «rimanere nell’amore, di ri-cordare, cioè di portare nel cuore, di non dimenticare chi ci ama e chi siamo chiamati ad amare».

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  71. FRATERNITA' VANGELO & CARITA'
    (Spiritualità Francescana-Mariana)

    chi siamo e cosa facciamo

    Nuova Giovane Comunità di vita attiva-contemplativa & missionaria di fratelli e sorelle, Laici. La nostra storia di fraternità è iniziata il 14 giugno 2009 a Roma, quando alcuni di noi, incontrati dal Signore con il dono della conversione e della pace, hanno sentito il desiderio profondo di 'farsi tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno'. Ci dedichiamo in modo particolare all'evangelizzazione, alla promozione umana e all'accoglienza di quanti vogliono vivere un'esperienza di vita fraterna, vivendo di Provvidenza in tutto il mondo.
    Siamo lieti di poter accogliere, nel nostro Gruppo di Preghiera, chiunque lo desidera: Vescovi, Sacerdoti, Missionari, Missionarie, Religiosi, Religiose, Laici, Famiglie, Giovani, ragazzi, Seminaristi, immigrati, ammalati e anziani.... purchè ci sia la volontà di effettuare un cammino costante per crescere nella Fede, partecipando a momenti di preghiera comunitari, perchè pregando e riflettendo insieme possiamo sostenerci a vicenda e tendere con più fervore verso orizzonti esaltanti.

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  72. Cosa facciamo


    Portiamo avanti la nuova evangelizzazione annunziando la Parola di Dio e pregando per la guarigione interiore e la liberazione.

    adorazione

    Incoraggiamo la nascita di nuovi luoghi di adorazione ininterrotta o prolungata, attraverso le missioni di evangelizzazione che formino ad una partecipazione attiva e consapevole dell’Eucarestia.


    consacrazione

    Proponiamo un Cammino di Affidamento e Consacrazione alla Madonna per Ragazzi e Giovani, Famiglie e Comunità, Parrocchie e Comuni.


    icona

    Ispirati all’abbandono alla Divina Provvidenza, diffondiamo il frutto del nostro lavoro realizzando icone di stile bizantino, articoli religiosi fatti a mano in ceramica, legno, lavori di ricamo, scrivendo libri di preghiera, incidendo CD audio e video.

    Accogliamo quanti hanno bisogno di ascolto e di direzione spirituale, giovani alla ricerca del senso della vita e della propria vocazione, chi vuole orientare la propria vita donando un tempo per il regno di Dio, facendo della nostra casa una porta sempre aperta alla speranza. Siamo aperti all’accoglienza anche di gruppi che intendono trascorrere delle giornate di spiritualità.

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  73. Monsignor Angelo De Donatis, 63 anni, pugliese di origine, ausiliare di Roma dal 2015, è il nuovo vicario del Papa per la diocesi di Roma. Francesco l’ha elevato alla dignità di arcivescovo e l’ha nominato anche arciprete della basilica Lateranense. L’annuncio, diffuso ufficialmente a mezzogiorno del 26 maggio – festa di San Filippo Neri, compatrono di Roma – dalla Sala stampa della Santa Sede, è stato dato dal cardinale Agostino Vallini nella sala al terzo piano del Palazzo Lateranense, sede del Vicariato di Roma. Presenti il vicegerente, i vescovi ausiliari della diocesi, i parroci prefetti e il personale del Vicariato. Il Santo Padre ha così accolto la rinuncia presentata dal cardinale Vallini, che ad aprile ha compiuto 77 anni, per raggiunti limiti di età.

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  74. Lectio Divina

    Gv 3,16-18

    Ringraziamo il Signore per il dono della sua Parola, “l’olio di letizia” con cui Egli profuma e unge il nostro volto, perché possiamo sempre più essere immagine e riflesso del suo Volto luminoso e sfolgorante, cioè perché possiamo essere immagine della “Santissima Trinità” la cui impronta vive in noi in quanto creati da Dio, insieme a Gesù e lo Spirito Santo, a somiglianza Sua: «Dio disse: "Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza"» Gen 1,26. Soffiando nelle sue narici, Dio immette nell’uomo il suo alito di vita, rendendolo un essere vivente (cfr. Gen 2,7), proprio per questo l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, Uno e Trino, è un essere insieme umano e spirituale come “Corpo, Anima e Spirito”. ...

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  75. PACE E BENE A TUTTI!!!

    Nel Nome del Padre ,
    del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

    Vieni Santo Spirito, Manda a noi dal cielo un raggio della Tua Luce.
    Vieni Padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni Luce dei cuori.
    Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo
    Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto.
    O luce beatissima invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
    Senza la tua forza nulla è nell’uomo nulla senza colpa.
    Lava ciò che sordido bagna ciò che arido, sana ciò che sanguina.
    Piega ciò che rigido, scalda ciò che gelido, drizza ciò che è sviato.
    Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
    Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen.

    Dal Vangelo di Matteo capitolo 5
    Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
    Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
    Aprile: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”
    Maggio: "Beati i puri di Cuore perché vedranno Dio”

    Salmo 1
    Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta
    nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti,
    Non così, non così i malvagi, ma come pula che
    il vento disperde;
    perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
    né i peccatori nell'assemblea dei giusti.

    Preghiera di Papa Francesco:
    Abbiamo bisogno del tuo sguardo immacolato Maria,
    per ritrovare la capacità di guardare le persone e le cose
    con rispetto e riconoscenza,
    senza interessi egoistici o ipocrisie.
    Abbiamo bisogno del tuo cuore immacolato,
    per amare in maniera gratuita,
    senza secondi fini ma cercando il bene dell’altro,
    con semplicità e sincerità, rinunciando a maschere e trucchi.
    Abbiamo bisogno delle tue mani immacolate,
    per accarezzare con tenerezza,
    per toccare la carne di Gesù
    nei fratelli poveri, malati, disprezzati,
    per rialzare chi è caduto e sostenere chi vacilla.
    Abbiamo bisogno dei tuoi piedi immacolati,
    per andare incontro a chi non sa fare il primo passo,
    per camminare sui sentieri di chi è smarrito,
    per andare a trovare le persone sole.

    Rivolgiamo i più affettuosi Auguri di Buon Compleanno e Onomastico...:
    La Misericordia da ossigeno alla vita e rende puro il cuore la troverai nel Cuore di Dio se negli altri vedrai il suo volto!!!”

    “In poco tempo è cambiato tutto, senza corsi né convincimenti: le Donne corrono, veloci, non le ferma più nessuno, niente più masso da rotolare, niente aromatici in mano,niente religione, tutto lasciato per terra, E SENZA PAGARE PEDAGGIO SI RITROVANO CATAPULTATE DENTRO UN’AUTOSTRADA DI LUCE!!! ...degne o no, divorziate o risposate,peccatrici o sante, non ci è dato saperlo e non lo sapremo mai e dietro di loro ci siamo anche noi, non perché migliori, non perché santi, no niente affatto, ma perché ci siamo lasciati rapire da questa strada di Luce, catapultati dentro questo fiume di Resurrezione, siamo un esercito… siamo i “Beati!!!”

    Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

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  76. VANGELO (Mt 6,1-6.16-18)
    Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
    Parola del Signore

    OMELIA
    In segreto: "Padre nostro!". Uno dei miei vecchi maestri mi diceva: "La preghiera più perfetta è quella di Gesù. Ora egli ci ha insegnato il Pater''! Qualunque sia il tuo sconforto, entra in te stesso, in segreto, e di' il tuo personale “Pater'' seguendo lo schema che Gesù ci ha lasciato!". In seguito ho adattato le mie domande, le mie adorazioni, i miei ringraziamenti, i miei atti di costrizione al “Pater''. Mi sono sempre trovato capito ed esaudito! Tu hai sicuramente un problema. Raccogliti nel segreto di Dio; lontano da tutto ciò che non è lui. E di' in fondo al cuore: Padre nostro, che sei il mio cielo interiore, sia santificato il tuo nome da tutto il mio essere, ed in particolare in questo momento di prova che sto attraversando. Venga il tuo regno. Il tuo Cristo, manifestazione del tuo regno, si degni di incarnarsi nel mio problema.
    Sia fatta la tua volontà perché è santa. In terra, nel mio problema, come in cielo! Dacci oggi il nostro pane quotidiano! Il pane si identifica oggi con la soluzione di questo problema! Rimetti a noi i nostri debiti, particolarmente quelli che mi hanno condotto a questa situazione, come noi li rimettiamo... E non indurci in tentazione, quella della disperazione, della dimenticanza di te. Ma liberaci dal maligno e dalle sue insidie, specialmente... Poichè tuo à il regno... E tuo Padre, che vede nel segreto, te lo concederà!

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  77. Commento al Vangelo del giorno:


    Nelle nostre azioni non dovremmo badare tanto a farci vedere dagli altri, quanto a essere veri di fronte a Dio. Assumere un’aria triste o lieta solo per essere giudicati benevolmente da chi ci sta vicino è contrario a un vero spirito cristiano, che bada alla sostanza dei fatti e non alle maschere che ci si può mettere di volta in volta.

    Il brano evangelico proclamato oggi nella Messa è così importante che con esso — il Mercoledì delle ceneri — la Chiesa apre il cammino quaresimale e ne illumina l’itinerario. Gesù parla delle tre grandi opere della pietà ebraica: l’elemosina che ci rapporta con il prossimo, soprattutto quello bisognoso; la preghiera che è l’esplicitazione della nostra relazione con Dio; il digiuno che verifica il modo con cui discipliniamo la nostra condotta. Queste opere, per essere accettate al Padre, devono essere fatte senza alcun’ostentazione.
    L’invito che Gesù ci rivolge è di vitale importanza per la nostra vita spirituale e per la crescita di un tessuto esistenziale genuino, autentico, non velato dalla sottile patina dell’ipocrisia. Vivi ciò che fai nel mistero di Dio, deposita il poco bene che riesci a raccogliere nel granaio del tuo cuore, nel segreto della tua dimora interiore. Il bene, quando è esposto alla luce dei riflettori artificiali dell’umana compiacenza diventa paglia, pula che il vento dell’orgoglio vanifica, disperde. Il bene diventa fieno profumato, dove si fondono gli odori della lavanda e delle margherite, della melissa e della camomilla, dei fiori cresciuti sugli alpeggi della misericordia, solo se è baciato dal sole dell’amore divino. Non disperdere il bene che fai: custodiscilo nel segreto del tuo cuore.

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  78. «Ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo carismi diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi» (cf Rm 12, 5b-6a). “Una nuova ‘conversione pastorale’ per un nuovo servizio carismatico.

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  79. “SINODO sulla famiglia”

    Con questa piccola riflessione volevamo soltanto mettere in risalto l’importanza che ha avuto questa grande assemblea di vescovi (e non solo) per la Chiesa Universale. Il tema che hanno trattato riguarda un argomento di capitale importanza non solo per il “Popolo di Dio”, ma anche per la società civile: la famiglia.
    La Chiesa invita i battezzati a contemplare la Santa famiglia di Nazaret.
    Così Papa Francesco si è espresso nella ricorrenza della festa della Santa Famiglia di Nazaret il 28 dicembre 2014: “Il messaggio che proviene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede. Nella vita familiare di Maria e Giuseppe Dio è veramente al centro, e lo è nella Persona di Gesù. Per questo la Famiglia di Nazaret è santa. Perché? Perché il Bambino Gesù con sua madre Maria e con san Giuseppe sono un’icona familiare semplice, ma tanto luminosa.
    La luce che essa irradia è luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni uomo. Per la famiglia umana e per le singole famiglie. Questa luce che viene dalla Santa Famiglia ci incoraggia ad offrire calore umano in quelle situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono”.

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  80. VANGELO (Mt 11,25-30)
    Io sono mite e umile di cuore.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
    Parola del Signore

    OMELIA
    Nella festività del Sacro Cuore, ricordiamo quanto nostro Signore sia "cordiale": il suo cuore dolce e umile è sensibile alle nostre difficoltà e alle nostre fatiche, alle nostre angosce e alle nostre paure. Una tale compassione da parte di un altro essere umano ci dà conforto, ma noi abbiamo bisogno di qualcosa di più. Abbiamo bisogno della redenzione, della guarigione, cioè, dalle nostre sofferenze e della trasformazione delle nostre volontà, che rimangono, come del resto le nostre risorse, molto al di qua delle esigenze poste dalla nostra esistenza. Ecco che il Vangelo ci libera, perché il cuore di Gesù, il cuore di colui che è Dio, è "sacro". Gesù, così mite e umile, afferma che la sua conoscenza del Padre è unica e che la sovranità conferitagli dal Padre è totale. Il Pantokrator, il Signore di ogni cosa, ha un cuore: è l'amore che governa il sole e gli astri. In questo senso, la festività di oggi realizza i sogni di molte culture e le speranze istintive di molte anime. Offre infatti la promessa che tutto andrà bene e che ogni cosa sarà ben governata. L'intelligenza onnipotente che creò il mondo ha la forza di un cuore che ama questo mondo.

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  81. CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE

    Io ( Frà Pio Tindaro, Frate Minore Francescano) dono e consacro al Cuore adora­bile di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo.



    E' questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli.

    Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e inco­stanza, riparatore di tutte le colpe del­la mia vita e rifugio sicuro nell'ora del­la mia morte.

    Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso Dio Padre e allontana da me la sua giusta indi­gnazione. Cuore amoroso di Gesù, pon­go in te la mia fiducia, perchè temo tut­to dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.



    Distruggi in me quanto può dispiacer­ti. Il tuo puro amore s'imprima profon­damente nel mio cuore in modo che non ti possa più dimenticare o essere separato da te.

    Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te!

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  82. ATTO DI CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE

    Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell'anima mia, di tutto me stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a Te. Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore; che l'ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per Te.

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  83. CHI SIAMO

    Diffondi anche tu l’opuscolo che parla di noi (scarica)

    Siamo un gruppo di cristiani cattolici e ci impegniamo a vivere con radicalità la nostra chiamata alla fede, ottemperando con diligenza ai doveri del nostro stato. Ci sentiamo chiamati a vivere la piccolezza evangelica, per accogliere la grazia che il Padre ci dona in Cristo Gesù, per mezzo dello Spirito Santo. Cerchiamo di rispondere alla richiesta di Gesù di portare Luce nel mondo col nostro “Eccomi”.

    Preghiamo per la conversione del mondo, la salvezza di tutte le anime, la santificazione della Chiesa e per le intenzioni di tutti e di ciascuno. Preghiamo perché si manifesti la gloria del Padre su tutta la terra. Il giorno preferito per la preghiera comunitaria è il venerdì e sono già attivi diversi cenacoli familiari in tutta Italia e nel mondo.

    Pratichiamo la Devozione al Cuore Immacolato di Maria e al Sacro Cuore di Gesù, cercando in Essi di conoscere il Cuore di Dio Padre. Amiamo la Sacra Scrittura e abbiamo scelto alcuni passi come caratteristica peculiare del nostro cammino, e chiediamo a Dio di portarla a compimento nelle nostre vite. Cerchiamo la gloria di Dio e vogliamo abbandonarci totalmente alla Sua Volontà.

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  84. CENACOLI DI PREGHIERA

    I partecipanti ai Cenacoli si impegnano a pregare per le seguenti intenzioni:

    per la conversione del mondo, la salvezza di tutte le anime, la santificazione della Chiesa, per le intenzioni di tutti e di ciascuno, con ricordo delle intenzioni particolari dei membri del cenacolo e alle richieste di preghiera pervenute ai piccoli figli della luce. E’ bene ricordare le necessità locali, soprattutto della comunità ecclesiale, dei consacrati e dei Sacerdoti di Dio.

    I cenacoli familiari devono essere condotti dallo Spirito Santo, il quale chiamerà una persona a guidare la preghiera, le meditazioni e i canti. Questa persona metterà a disposizione la sua casa per ospitare i fratelli di preghiera, con frequenza preferibilmente settimanale e preferibilmente il giorno indicato è il venerdì.

    Gli incontri di preghiera devono essere all’insegna della semplice fraternità e della sobrietà, e tutti devono essere se stessi e benevoli. Nell’incontro di preghiera, la Santissima Trinità è presente e quindi la casa è Chiesa domestica per tutta la durata dell’incontro.

    Accogliete il Dio che viene nel Cenacolo con canti di gioia e pregate con cuore lieto, perché, chi sa che Dio è Amore e ama infinitamente tutte le sue creature, non può che essere riconoscente e lieto di esistere anche nelle prove. Sgravatevi dei pesi che avete accumulato, affidando a Dio ogni vostra preoccupazione e consegnategli ogni responsabilità, poiché Lui ha cura di voi. Se, dopo aver affidato a Dio le preoccupazioni, non riuscite a sentirvi più liberi, significa che non avete abbastanza fede. Chiedete i doni più grandi: fede, speranza e carità.

    Dio è soprattutto DONO e tutto si DONA a chi vuole donare a Lui tutto se stesso. A Lui, la vostra Lode, alla Santissima Trinità la vostra consacrazione, affinché anche voi possiate essere pane nel Pane di Vita, per la salvezza dell’umanità. Non ha nessuna importanza l’occupazione primaria della vostra vita per il cammino di santità. Siate sempre uniti a Cristo con la vostra volontà. I Cuori uniti di Gesù e Maria siano il vostro riferimento costante, il vostro rifugio, la vostra Casa di preghiera. Cercate di avere una tenera devozione filiale verso Dio Padre.

    Nei Cenacoli di preghiera deve regnare la semplice fraternità e condivisione. Deve essere comunione di cuori. I chiamati devono essere chiamati dallo Spirito Santo. Non si chiami a caso a far parte di questi gruppi, perché le anime sono in cammino e non tutte sono chiamate a fare lo stesso percorso e voi comunque non conoscete il momento favorevole. Amate e rispettate i tempi di Dio. Per cui pregate prima di chiamare fratelli a far parte del gruppo e cercate di comprendere la Volontà di Dio in merito. E’ bene che i cenacoli siano piccoli, poco numerosi, perché sia più grande la comunione di cuori e più stabile la piccola comunità.

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  85. Carissimi Fratelli e Sorelle,
    parlando in generale, ritengo che le persone non possono fare a meno di credere, credere nell’amicizia, nell’amore, nei propri sogni, credere nel bene. Le persone non possono fare a meno di credere perché hanno proprio bisogno di farlo, serve a dare un senso alla propria vita. Chi non crede nell’amicizia e nell’amore avrà una vita di solitudine, chi non crede nel bene non avrà mai fiducia negli altri. Credere è importante per vivere meglio la propria vita. Essendo una persona tendenzialmente positiva sono portato a pensare che le persone possano credere solo in cose positive come quelle che ho elencato. Ma la verità è un’altra. Einstein diceva che come il freddo è la mancanza di calore, anche il male è l’assenza di bene. Per la stessa logica, si può credere solo in cose positive (bene, amore, amicizia ecc …) e solo il non credere in queste porta alla negatività. La domanda sorge spontanea: vale la pena allora credere in Dio? Se si dovesse fare un’analisi da ateo in questi tempi sembrerebbe proprio di no. L’ateo, di solito, infatti, non crede in Dio perché crede nella scienza. Crede che tutto si debba spiegare, ma non riesce a spiegarsi l’esistenza di un dio. Di questi tempi come fa una persona che non si spiega l’esistenza di un dio a credere in questa con tutto quello che succede? Disastri naturali, terrorismo, corruzione nella Chiesa. Il credente in vece perché crede? Per fede! Il vero credente ha fiducia nelle scritture e non ha bisogno di altri motivi. Credere e fidarsi sono, per me, quasi sinonimi. Ma la realtà è che credere in Dio ti dà una marcia in più. Ti dà più speranza e non ti senti mai solo. Personalmente credere in Dio mi aiuta a credere di più in tutti e tutto. Se non credessi in Dio non sarei la persona che sono oggi. Quindi la mia risposta è: sì, vale la pena credere. Se non credi non vivi!
    Bartucciotto Pio Tindaro

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  86. VANGELO (Mt 7, 1-5)
    Io sono mite e umile di cuore.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio", mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».
    Parola del Signore

    OMELIA
    La calunnia... La maldicenza... Chi non ne ha sofferto? Ma chi, in tutta coscienza, può affermare di non averne mai fatto uso? Il re Davide temeva talmente di peccare per mezzo della sua lingua, che chiese a Dio "di mettere una guardia alla sua bocca, e una sentinella alla sua lingua". E, nella sua sapienza, Dio ha messo la nostra lingua in quella specie di recinto che è la nostra bocca. Ma essa è così pronta a scappare per sputare il suo veleno, che il salmista, per poterla dominare, deve chiedere l'aiuto di Dio. In nome di quale giustizia, di quale carità, ci crediamo autorizzati a giudicare, a calunniare o a sparlare? Supponendo che siamo perfetti (cosa poco probabile, su questa terra), dovremmo sapere che la perfezione comprende l'umiltà, cioè l'indulgenza, il perdono, la preghiera per sostenere i peccatori (di cui facciamo parte), l'aiuto spirituale, e i consigli caritatevoli. San Giacomo non ha avuto paura di affermare che un uomo che non ha peccato con la lingua è un santo. E san Paolo di gridare: "Chi sei tu, per giudicare tuo fratello? Noi compariremo tutti davanti al tribunale di Cristo". Un proverbio libanese dice: "Chi ha una casa di vetro deve evitare di lapidare gli altri". Un poeta arabo dice: "La tua lingua non dica niente sull'imperfezione di un altro. Tu sei pieno di imperfezioni, e anche gli altri hanno la lingua". È forse perché essa ha operato soltanto per "tutto ciò che è elevato" che la lingua di sant'Antonio di Padova è stata conservata? Mi piace pensarlo. Il solo giudizio severo che siamo abilitati, o piuttosto che abbiamo il dovere di formulare, non deve vertere che su noi stessi. Oh, se potessimo giudicare gli altri con la stessa clemenza che concediamo a noi stessi, il paradiso sarebbe già di questo mondo!

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  87. PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Domenica, 25 giugno 2017

    [Multimedia]




    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel Vangelo di oggi (cfr Mt 10,26-33) il Signore Gesù, dopo aver chiamato e inviato in missione i suoi discepoli, li istruisce e li prepara ad affrontare le prove e le persecuzioni che dovranno incontrare. Andare in missione non è fare turismo, e Gesù ammonisce i suoi: “Troverete persecuzioni”. Così li esorta: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato […]. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce. […] E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (vv. 26-28). Possono uccidere soltanto il corpo, non hanno il potere di uccidere l’anima: di questi non abbiate paura. L’invio in missione da parte di Gesù non garantisce ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo da fallimenti e sofferenze. Essi devono mettere in conto sia la possibilità del rifiuto, sia quella della persecuzione. Questo spaventa un po’, ma è la verità.

    Il discepolo è chiamato a conformare la propria vita a Cristo, che è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce. Non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità! Le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione, e noi siamo chiamati a trovare in esse l’occasione per verificare l’autenticità della nostra fede e del nostro rapporto con Gesù. Dobbiamo considerare queste difficoltà come la possibilità per essere ancora più missionari e per crescere in quella fiducia verso Dio, nostro Padre, che non abbandona i suoi figli nell’ora della tempesta. Nelle difficoltà della testimonianza cristiana nel mondo, non siamo mai dimenticati, ma sempre assistiti dalla sollecitudine premurosa del Padre. Per questo, nel Vangelo di oggi, per ben tre volte Gesù rassicura i discepoli dicendo: «Non abbiate paura!».

    Anche ai nostri giorni, fratelli e sorelle, la persecuzione contro i cristiani è presente. Noi preghiamo per i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati, e lodiamo Dio perché, nonostante ciò, continuano a testimoniare con coraggio e fedeltà la loro fede. Il loro esempio ci aiuta a non esitare nel prendere posizione in favore di Cristo, testimoniandolo coraggiosamente nelle situazioni di ogni giorno, anche in contesti apparentemente tranquilli. In effetti, una forma di prova può essere anche l’assenza di ostilità e di tribolazioni. Oltre che come «pecore in mezzo ai lupi», il Signore, anche nel nostro tempo, ci manda come sentinelle in mezzo a gente che non vuole essere svegliata dal torpore mondano, che ignora le parole di Verità del Vangelo, costruendosi delle proprie effimere verità. E se noi andiamo o viviamo in questi contesti e diciamo le Parole del Vangelo, questo dà fastidio e ci guarderanno non bene.

    Ma in tutto questo il Signore continua a dirci, come diceva ai discepoli del suo tempo: “Non abbiate paura!”. Non dimentichiamo questa parola: sempre, quando noi abbiamo qualche tribolazione, qualche persecuzione, qualche cosa che ci fa soffrire, ascoltiamo la voce di Gesù nel cuore: “Non abbiate paura! Non avere paura, vai avanti! Io sono con te!”. Non abbiate paura di chi vi deride e vi maltratta, e non abbiate paura di chi vi ignora o “davanti” vi onora ma “dietro” combatte il Vangelo. Ci sono tanti che davanti ci fanno sorrisi, ma da dietro combattono il Vangelo. Tutti li conosciamo. Gesù non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui. Per questo non ci lascia soli: ognuno di noi è prezioso per Gesù, e Lui ci accompagna.

    La Vergine Maria, modello di umile e coraggiosa adesione alla Parola di Dio, ci aiuti a capire che nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà, la fedeltà a Cristo, riconoscendo in qualunque circostanza, anche le più problematiche, il dono inestimabile di essere suoi discepoli missionari.

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  88. VANGELO (Mt 7, 6. 12-14)
    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a
    loro.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».
    Parola del Signore

    OMELIA
    Confucio ha detto: "Non fate agli altri ciò che non volete che gli altri facciano a voi". Cristo ha detto: "Fate agli altri ciò che vorreste che gli altri facessero a voi". La nostra fede non deve essere sulle difensive. Noi abbiamo troppa tendenza a focalizzare i nostri esami di coscienza sui divieti. Non ho fatto nè questo nè quello, dunque non ho nulla da rimproverarmi. Quando mi capita di rimproverare amichevolmente a uno dei miei parrocchiani le sue rare apparizioni in chiesa, egli mi risponde, convintissimo: "Forse non vengo in chiesa, ma ciò non mi impedisce di essere un credente migliore di molti altri. Non uccido, non rubo, non tradisco nessuno, non faccio del male a nessuno...". Molto edificante, non è vero? Mi resta tuttavia il compito di portarlo a capire che la fede in Gesù Cristo non consiste unicamente nell'evitare il male, ma nel fare il bene. Che ciò gli stia bene o meno, un cristiano sarà giudicato in base all'amore, cioè la messa in atto della sua fede. I comandamenti di Dio dovrebbero servire come carta di tutte le religioni, di tutte le ideologie, di tutte le politiche, poichèrispondono a ciò che ognuno desidera nel più profondo di se stesso: vita, amore, rispetto, libertà, felicità... Non dovremmo prendere che una sola risoluzione nella nostra vita e applicarci a viverla nei confronti di tutto e contro tutto: "Metterci al posto di ciascuno dei nostri fratelli e agire come ameremmo che essi agissero nei nostri confronti". Il mondo andrebbe a meraviglia.

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  89. VANGELO (Mt 7,15-20)
    Dai loro frutti li riconoscerete
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
    Parola del Signore

    OMELIA
    Si contano tremila sette negli Stati Uniti e duemilacinquencento in Europa. Ognuna di queste sette si attribuisce il monopolio della verità, e, di conseguenza, si adopera a convincervi che, fuori della loro dottrina, marcireste nell'errore. Da qualche tempo gli evangelisti televisivi degli Stati Uniti lamentano un calo di ascolto, dovuto ad alcune delle loro prediche, o al loro agire scandaloso. Tutti si ricordano di James Jones, in Guyana, che impose il suicidio a novecento dei suoi adepti. Il lavaggio del cervello (attentato supremo alla libertà) non fallisce mai i suoi obiettivi. I capi delle sette si impongono come investiti da Dio di una missione particolare e salvifica. Essi si considerano eletti, puri, e perciò dicono di essere incompresi e perseguitati. Essi posseggono la capacità di suscitare turbamento, paura e insicurezza nei loro adepti, di farli regredire in qualche modo, rendendoli incapaci di "essere" al di fuori del giro della setta. Alcuni capi giungono fino al punto di minacciare di morte coloro che osassero rinnegare "la loro fede". Il pericolo viene dal fatto che questi illuminati (o questi profittatori) recitano la persuasione come dei virtuosi, alternando dolcezza e fermezza con un'arte consumata. Essi "seducono" i loro "fans", che finiscono con l'inghiottire tutto con delizia. Ogni volta che la convinzione o la pratica religiosa indietreggiano, le sette prendono piede. L'intolleranza dei loro fondatori verso quelli che non pensano come loro giunge spesso fino all'aggressività. Purtroppo, non sembra che la carità abiti i loro cuori. E, senza carità, non si può essere che falsi profeti. Fu chiesto un giorno al pastore di una setta come andasse la sua chiesa: "Non molto bene - disse -, ma grazie a Dio le altre non se la cavano meglio". Grazie, Signore, della serenità che mi dà la tua Chiesa.

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  90. VANGELO (Mt 16, 13-19)
    Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    Parola del Signore

    OMELIA
    Per capire l'azione e insieme la bellezza della narrazione del Vangelo, bisogna considerare il suo sfondo geografico. Cesarea di Filippo si estendeva ai piedi del monte Ermon. Una delle grotte era dedicata al dio Pan e alle ninfe. Sulla sommità di una rupe, Erode aveva fatto costruire un tempio in onore di Cesare Augusto, mentre Filippo, suo figlio, aveva ingrandito questa località dandole il nome di Cesarea. Venerare un idolo e un uomo dagli Ebrei era considerato un'opera satanica, e perciò la grotta era considerata l'ingresso del regno di Satana: l'inferno. Ci si aspettava che, un giorno o l'altro, gli abissi infernali scuotessero questa rupe e inghiottissero il tempio sacrilego. In questo luogo spaventoso, si svolse un dialogo fra Gesù, il Figlio del Dio vivente, e Simone, il figlio di Giona. Gesù parla di un'altra pietra sulla quale edificherà un altro tempio, la Chiesa di Dio. Nessuna potenza infernale potrà mai prevalere su di essa. Simone, in quanto responsabile e guardiano, ne riceve le chiavi, e così il potere di legare e di sciogliere, cioè l'autorità dell'insegnamento e il governo della Chiesa. Grazie a ciò, Simone ne è diventato la pietra visibile, che assicura alla Chiesa ordine, unità e forza. La Chiesa non potrà essere vinta nè da Satana nè dalla morte, poichè Cristo vive ed opera in essa. Ogni papa è il Pietro della propria epoca.

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  91. La Comunità Fraternità Vangelo e Carità è un movimento laicale di ispirazione cristiana cattolica, dedito alla preghiera e alla comunicazione del Vangelo, che si definisce come "associazione pubblica di laici della Chiesa".

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  92. "BADIAVECCHIA", piccolo borgo Cistercense, a tre chilometri da Novara di Sicilia nel cuore delle valli solitarie, fra i monti Peloritani e Nebrodi.
    Le prime povere case, sorsero forse dopo la venuta del monaco francese, Ugo.
    Ogni pietra, ogni rupe parla di mistero, le tracce di celle, d`altari infranti, di cori dispersi, di archi distrutti, di quadrate pietre che furono il sostegno del vetusto cenobio, di porte e finestre ogivali, mentre più in giù, con le sue case nuove, dai tetti tutti rossi, Badiavecchia, nel silenzio, ascolta, ancora, l`eco delle campane, che davano gli annunci per la quotidiana preghiera e rivede sfilare, lungo i sentieri erbosi, i frati con il bianco saio, dopo la fatica del giorno e poi il ritorno dei contadini, tra ragli, ruggiti e belati, seguiti dalle laboriose donne sotto il peso di fascine di legna, verso il casolare... in un malinconico viaggio nel tempo.
    Su un riparo di selvaggia bellezza, ancora oggi incontaminato dal caos cittadino, sorge la Chiesa di Santa Maria Annunziata e i resti dell’antico Monastero Cistercense





    Come il grido d'una rondine ferita
    Il suo acerbo e stanco addio
    Singhiozza,
    nell'eco di una valle,
    che ha sottratto al monte
    le pietre secolari di chiostri venerati
    e marmi candidi e spenti tabernacoli
    e distrutti altari,
    scolpiti di pietre e pastorali.
    Con l'ampio saio bianco,
    venne il costruttore,
    preci insegnando,
    dopo il paventato mille,
    in quella valle,
    che piange la rovina,
    che geme sugli avanzi
    del Siculo Cistercio.
    In Silenzio, i tempi gemono
    E la memoria tace
    E del frate di Cistercio
    Pallida l'eco d'una lenta salmodia
    Per questa valle sale
    Che, profondo, dorme il sonno
    D'una gloria lusinghiera
    E quello d’una fede che non si spegne mai!

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  93. La diocesi di Patti è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2013 contava 161.400 battezzati su 166.400 abitanti. Wikipedia





    Indirizzo: Via Cattedrale, 7, 98066 Patti ME



    Area: 1.648 km²



    Telefono: 0941 240866



    Provincia: Provincia di Messina

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  94. VANGELO (Mt 8, 1-4)
    Se vuoi, tu puoi purificarmi
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.

    Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
    Parola del Signore

    OMELIA
    La nostra lebbra è interiore! Si chiama orgoglio, erotismo, cupidigia! Se è così, rechiamoci da Gesù e, come i lebbrosi, inginocchiamoci davanti a lui nel Santo Sacramento e diciamogli: "Signore, se vuoi, tu puoi guarirmi". Se la nostra fede è intensa, se la nostra speranza è solida, se il nostro amore è profondo, Gesù stenderà la mano sulla nostra anima e dirà al nostro orecchio interiore: "Lo voglio, sii sanato". Noi saremo subito purificati dalla nostra lebbra interiore. Poi Gesù dirà: "Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va' a mostrarti al sacerdote. E confessati, affinchè ciò serva come testimonianza della tua riconciliazione per tutta la Chiesa!".

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  95. VANGELO (Mt 8,23-27)
    Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

    Parola del Signore.

    OMELIA
    È sorprendente leggere nel vangelo di oggi che Gesù dorme mentre si sta scatenando una violenta tempesta che scaglia onde minacciose sulla barca dei suoi discepoli. È ancora più sorprendente costatare nella storia e nella vita che lo stesso Signore appaia talvolta disinteressato e assente mentre vicende minacciose si abbattono sul mondo, sulla sua chiesa e sulle singole persone. Quel sonno e quel distacco ha scandalizzato e scandalizza molti, ha generato e genera spesso crisi di fede, ha indotto molti a parlare del silenzio di Dio, dell'assenza di Dio dal nostro mondo. Qualcuno è giunto a parlare della «morte di Dio» e, sulla stessa scia ha fortemente dubitato del suo amore per noi. Forse ci siamo dimenticati della causa della primordiale paura già percepita in modo intenso dai nostri progenitori, quando si sono ritrovati fuori del paradiso terrestre: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». È stato prima l'uomo a nascondersi a Dio, egli si è accecato nella presunzione di diventare come lui. il rapporto uomo - Dio era basato sull'amore, dopo il peccato lo vediamo contrassegnato dalla paura e dalla nudità; il recupero avviene ora mediante la fede, che ci consente di vedere solo attraverso un velo. Quando manca la fede le burrasche assumono dimensioni distruttive. È quasi sempre l'uomo a scatenarle, ma non è capace di riconoscere le proprie responsabilità, apportare i necessari rimedi, anzi le attribuisce a Dio e osa incolparlo; emana condanne contro quel Dio che egli volutamente ignora. Non è quindi il silenzio o il disinteresse o ancor meno l'assenza o la morte di Dio la causa delle nostre disfatte, ma l'oscuramento dell'anima, il buio della fede che genera tempeste, violenze, sopraffazioni ed è ancora la stessa mancanza a scatenare la paura in coloro che le subiscono. È di qualche giorno fa l'ammonimento del Signore che ci ricordava di non aver paura di coloro che possono uccidere il corpo, ma piuttosto di coloro che possono distruggerci dentro creando l'inferno nella nostra vita. Ai nostri giorni malessere profondo e decantato progresso convivono assurdamente insieme e sono pochi coloro che con intelligenza e sapienza ne sanno scrutare difetti e valori. Il salmista così ci ammonisce: «Non vantatevi». E agli empi: «Non alzate la testa!». Non alzate la testa contro il cielo, non dite insulti a Dio». Lo stesso Signore, dopo la sua passione e risurrezione così ci rassicura: «Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».

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  96. VANGELO (Mt 8,28-34)
    Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, giunto Gesù all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.

    Parola del Signore.

    OMELIA
    Alla luce della scrittura sacra nessuno può dubitare della presenza di satana nella storia dell'umanità. Fa la sua funesta apparizione sin dal principio: appare come il menzognero, il nemico di Dio e dell'uomo, capace di insinuarsi in modo subdolo nelle nostre scelte per indurci al male. Ha vari nomi: il serpente, il maligno, satana, diavolo, lucifero, tentatore: è ribelle a Dio avendo rifiutato il progetto della incarnazione di Cristo e il progetto di salvezza che egli come Padre ha pensato per noi nella sua infinita misericordia. Ha osato tentare lo stesso Cristo dopo il digiuno di quaranta giorni nel deserto e nel momento della sua agonia sulla croce. Ha creato il suo regno in aperta contrapposizione a quello di Dio. Nel suo domina l'odio, il disordine, il tormento e la morte. Si scaglia contro di noi nel tentativo di vanificare l'opera redentiva di Cristo e attirarci a se, nel suo inferno. Talvolta, con particolare violenza, s'insinua nello spirito dell'uomo sostituendosi alla sua volontà, infliggendogli ogni sorta di tormento e inducendolo al male verso se stesso e verso gli altri. È capace di pervadere vasti strati della nostra società, semina ovunque zizzania, anche nel campo della chiesa, dove lo stesso Signore sparge a piene mani il seme buono della sua parola e della sua grazia. Oggi ascoltiamo il grido satanico contro Cristo: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?». Non c'è più comunione tra Dio e satana e la Verità di Cristo, il suo essere vero Dio e vero uomo, il suo essere salvatore del mondo e liberatore dal male, la sua stessa presenza gli è motivo di tormento e causa di rovina. Pur essendo nella menzogna non possono fare ameno di riconoscere Cristo vero Dio, ammettere la sua missione liberatrice per l'uomo e sentire che egli ha la forza di scacciarli dagli indemoniati: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti". Dobbiamo comprendere lo stile evangelico e il reale significato che Matteo vuol dare alla narrazione: andare nei porci significa che lì il male ha la sua dimora, dove c'è l'immondezza e precipitare nel burrone ci induce a pensare agli inferi, al luogo della morte e dei dannati. Ciò che però più interessa è convincerci che Cristo è il nostro liberatore, che egli è più forte del male e che tutta la sua missione è un annuncio ed una realizzazione storica e perenne di salvezza. Va anche riscoperta la verità sul demonio alla luce della rivelazione, purificando ogni tendenza a misconoscerne la presenza nel nostro mondo o ad attribuirgli poteri che non gli appartengono.

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  97. Carissimi Fratelli e Sorelle, essere giovani oggi significa essere una forza con una grande energia ma su cui la società non vuole investire per il proprio futuro. La società non investe nei giovani perché non li reputa una fonte da cui trarre vantaggio in futuro, quindi si ferma al presente. Oggi, infatti, i giovani non hanno più il senso di responsabilità, il concetto di progettare il proprio futuro, dare un contributo al mondo con le proprie mani. Essere giovani vuol dire preferire la massa, non urlare; vuol dire avere magari la voglia di scalare le montagne ma poi fermarsi nelle quattro mura della propria stanza. Oggi “giovane” non vuol dire più vitalità ma inerzia. È vero però che allo stesso tempo c’è anche la voglia di riscattarsi, di voler qualcosa, di armarsi di cultura e di possedere tanti modi per ottenerla alla portata del nostro smartphone. Noi giovani vogliamo riscattarci perché è nell’uomo il desiderio di dimostrare ciò che vale e di dare il massimo; inoltre questo bisogno di riscatto è dovuto alla poca fiducia che si ha in noi che tuttavia vogliamo in qualche modo dimostrare di essere migliori. Per questo purtroppo ci abbattiamo e non troviamo la forza di riprovare. Oggi essere giovane vuol dire avere il desiderio di dare il meglio di sé ma non avere le possibilità o il coraggio di provarci.

    Il Vostro Pastore: Bartucciotto Pio Tindaro

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  98. Carissimi Fratelli e Sorelle, essere giovani oggi significa essere una forza con una grande energia ma su cui la società non vuole investire per il proprio futuro. La società non investe nei giovani perché non li reputa una fonte da cui trarre vantaggio in futuro, quindi si ferma al presente. Oggi, infatti, i giovani non hanno più il senso di responsabilità, il concetto di progettare il proprio futuro, dare un contributo al mondo con le proprie mani. Essere giovani vuol dire preferire la massa, non urlare; vuol dire avere magari la voglia di scalare le montagne ma poi fermarsi nelle quattro mura della propria stanza. Oggi “giovane” non vuol dire più vitalità ma inerzia. È vero però che allo stesso tempo c’è anche la voglia di riscattarsi, di voler qualcosa, di armarsi di cultura e di possedere tanti modi per ottenerla alla portata del nostro smartphone. Noi giovani vogliamo riscattarci perché è nell’uomo il desiderio di dimostrare ciò che vale e di dare il massimo; inoltre questo bisogno di riscatto è dovuto alla poca fiducia che si ha in noi che tuttavia vogliamo in qualche modo dimostrare di essere migliori. Per questo purtroppo ci abbattiamo e non troviamo la forza di riprovare. Oggi essere giovane vuol dire avere il desiderio di dare il meglio di sé ma non avere le possibilità o il coraggio di provarci.

    Il Vostro Pastore: Bartucciotto Pio Tindaro

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  99. + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    L'accoglienza che Cristo ha prodigato ai peccatori e ai pubblicani ha fatto scandalo. La comunità della tavola è in Oriente una forma di comunione che va al di là della semplice partecipazione al banchetto. Essa implica l'amicizia, la vicinanza, la fraternità; è un modo di offrire all'altro la possibilità di penetrare nella propria intimità. Coloro che si credevano puri e perfetti escludevano dalla loro tavola coloro che facevano parte della massa dei peccatori, secondo il canone del fariseismo. Gesù chiama un pubblicano peccatore - Matteo - e si lascia invitare, circondato da altri peccatori. Così facendo, Gesù offre la sua amicizia e la comunione con Dio a coloro che ne hanno più bisogno. In lui, è Dio stesso che si lascia invitare alla tavola dei poveri peccatori. Noi sappiamo che il comportamento di Gesù in quella occasione è stato una delle ragioni che spinsero il sinedrio a condannarlo a morte. È il mistero del paradosso cristiano: Dio, che viene per salvare gli uomini, è giudicato da coloro che si credono giusti; Dio, che offre la sua amicizia, scandalizza coloro che non conoscono la misericordia. Solo coloro che, come Matteo, sentono di essere peccatori avranno la felicità di vedere Dio seduto alla loro tavola e sfuggiranno all'orgoglio di credersi giusti.

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  100. VANGELO (Mt 9,14-17)
    Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».
    Parola del Signore


    OMELIA
    La privazione temporanea e volontaria del cibo e delle bevande faceva parte dei sacrifici antichi e, con accezioni diverse, mirava alla purificazione dell'uomo per avere poi un approccio più facile ed intimo con i diversi riti in onore della divinità. L'ha praticato lo stesso Gesù per quaranta giorni, lontano dal consorzio umano, nel deserto, prima di intraprendere la sua missione pubblica e chiamare a se i suoi discepoli. Nella concezione cristiana tale significato ha assunto un valore più teologico e profondo: è principalmente la volontaria partecipazione al sacrificio di Cristo, è praticata come pena, come penitenza, come preparazione ai grandi eventi della salvezza, come la quaresima. I discepoli di Giovanni entrano in conflitto con quelli del Signore e gli domandano: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». L'appunto è rivolto direttamente ai discepoli, ma va a colpire lo stesso Cristo, che è il loro maestro e responsabile dei loro comportamenti. Gesù non esita a dare la spiegazione: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno». Il Signore vuole sublimare il significato e il valore del digiuno e nel contempo indicarne i momenti più opportuni. Gesù si autodefinisce «sposo» e annuncia che l'avvento del Regno che egli annuncia ed incarna con la sua presenza è motivo di gioia e di festa. Si sta quindi celebrando un banchetto nuovo e gli uomini, tutti gli uomini, i discepoli in prima persona sono gli invitati alle nozze. Non è pensabile pensare e proporre il digiuno mentre si celebrano le nozze e si è nel pieno della festa. Solo quando lo sposo non sarà più presente, perché violentemente tolto e condannato alla crudele passione, anche gli apostoli digiuneranno. Allora ecco la nuova concezione del digiuno, è determinato da un'assenza, da un lutto, da un distacco, da una forzata privazione e dall'attesa di un ritorno dello sposo. La gioia cristiana muore con Cristo e risorge con Lui. Ora fin quando non entreremo alle nozze finali nel banchetto celeste, viviamo nell'attesa della beata speranza e il digiuno diventa l'alimento necessario della fede e la testimonianza doverosa della nostra gratitudine verso colui che l'ha praticato ininterrottamente per trentatré anni, restando tra noi nell'umiliazione della carne.

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  101. VANGELO (Mt 9,18-26)
    Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il brano odierno della Genesi ci mostra Giacobbe, sì in fuga da Esaù (sempre per la benedizione carpita con l'inganno), ma verso una dimensione di scoperta del Signore che si presenta come Colui che salva: la benedizione ricevuta "automaticamente" passa ad uno stadio di responsabilità ("Se Dio sarà con me... il Signore sarà il mio Dio"). La risposta di Giacobbe è quella della fede; di un affidarsi pienamente e completamente a Dio. Il voto che egli fa implica che la protezione di Dio lo accompagnerà fino a Carran, vale a dire ben oltre i confini del culto regionalistico. Infatti, c'era l'idea che la divinità avesse influenza soltanto nel territorio in cui riceveva onore. Un grande e accorato rapporto di fede lo si trova anche nel Vangelo in cui sia la fanciulla dodicenne che l'emoroissa ricevono la guarigione. Ma fede e guarigione, fede e miracolo vanno di pari passo? Sembrerebbe di sì! Anche se questa dinamica basata sul "do ut des" sembra creare degli eterni bambini. E allora come superare l'impasse? La fede che nasce da momenti in cui il dolore e lo sconforto sembrano prendere il sopravvento, deve essere rinvigorita giorno per giorno, imparando ad amare e invocare Dio non solo nel dolore, ma anche nella gioia. Ogni momento della nostra vita vissuto in grazia è come il santuario che Giacobbe erige in Betel: è un passo verso la conoscenza di Dio ma per andare oltre, verso l'ignoto, confidando solo nel Signore "nostro rifugio e nostra fortezza".

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  102. VANGELO (Mt 19,27-29)
    Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
    E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    San Benedetto Abate. Ci fa da guida in questo giorno particolarmente solenne la splendida immagine evangelica della vite e dei tralci. La leggiamo nel contesto monastico e ci lasciamo guidare dallo stesso Patriarca S. Benedetto. Egli con un linguaggio altamente teologico e biblico vede la vita del monaci come un faticoso e gioioso "ritorno" a Dio, da cui ci eravamo allontanati per la disobbedienza. Il ritorno, come accadde al popolo d'Israele, implica una liberazione dalla schiavitù, un passaggio attraverso le acque del mare rosso, un lungo percorso nel deserto e l'approdo finale nella terra promessa. È un cammino di conversione e di salvezza, è un prodigioso innesto alla vite nuova che è Cristo. È la splendida esperienza di veder rinverdita l'esistenza, è ancora una gioiosa corsa verso Cristo con "il cuore dilatato". La vita del monaco, ma ciò vale anche per ogni cristiano, mediante l'ascolto, la preghiera, la lettura sapienziale della parola di Dio, la ricerca incessante della perfezione e la sequela di Gesù, è proposta e vissuta come una gioiosa esperienza pasquale. Ciò scaturisce come naturale esigenza dell'innesto alla vite: per essere con Cristo dobbiamo essere disposti a seguirlo coraggiosamente ovunque, fino alla croce, fino al sepolcro per avere così la certezza che l'innesto ha prodotto il suo splendido frutto, la vita nuova in Cristo, la nostra personale risurrezione. In questa prospettiva la preghiera e il lavoro, che scandiscono essenzialmente la vita del monaco, ma che ogni cristiano in situazioni diverse sperimenta quotidianamente, diventano motivi di fecondità e di gioia. La sua Regola, non solo ha ispirato ed ispira ancora la vita di migliaia di monaci in ogni parte del mondo, ma ha fatto il suo ingresso in ogni ambiente, nelle famiglie, nelle caserme, ultimamente nelle fabbriche e ovunque si trovano adunate persone che cercano un sano equilibrio nelle mutue relazioni e una vera santificazione del lavoro; per questo le Abbazie e i Monasteri a loro volta si stanno aprendo sempre più all'accoglienza per operare un nuovo e vitale innesto tra la vita del mondo e quella dei consacrati. Per ricordare e rinsaldare questo innesto, già operato gloriosamente nei secoli passati, S. Benedetto è stato proclamato meritatamente Patrono d'Europa. Anche questo è un innesto che deve però trovare ancora la piena realizzazione in altre realtà della vita sociale. Molti, pare, vogliano ignorare le radici storiche e religiose che hanno evangelizzato e civilizzato la nostra Europa. Speriamo di non dover constatare che il distacco dalla vite feconda non riduca i tralci alla essiccazione e alla sterilità.

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  103. VANGELO (Mt 10,1-7)
    Rivolgetevi alle pecore perdute della casa di Israele.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il regno di Dio deve coinvolgere l'intera umanità, iniziando dalle pecore disperse d'Israele. Gesù percorre le strade della Palestina annunciando la novità" del suo vangelo. Egli ha chiamato a se i dodici, affinché condividano con lui l'intimità dei giorni, ascoltino la sua predicazione, vedano le sue opere, imparino a conoscerlo e ad amarlo. Dovranno poi essere loro a continuare la sua missione nel mondo; dovranno andare come pecore in mezzo ai lupi, dovranno affrontare contrarietà e persecuzioni per il suo nome. Per questo oggi sentiamo Gesù che trasferisce a loro i suoi stessi poteri per dare forza soprannaturale al loro impegno e alla loro testimonianza. "Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità". Appare evidente che il Signore guarda il nostro mondo e il nostro spirito e ne scruta i mali più minacciosi e profondi; appare che egli viene a noi come medico e già molte volte ha guarito ogni sorta di malattie, viene come liberatore e redentore dell'uomo e per questo lo libera da ogni influsso del maligno. Strada facendo anche i suoi discepoli dovranno ripetere gli stessi segni per annunciare che è giunto a noi il Regno di Dio. L'annuncio e la testimonianza diventano così i segni di Dio per noi e gli strumenti umano-divini della chiesa. Il mandato dato agli Apostoli, si estenderà poi ai loro successori, a tutti i credenti e ai battezzati in Cristo. I seguaci scopriranno che, insito nella stessa vocazione cristiana, si racchiude il sacrosanto dovere di
    trasmettere la fede e tutti i benefici ricevuti da Dio. Veniamo così a sapere che non ci è lecito trattenere egoisticamente per noi i doni e i talenti che il Signore ci ha affidato: sono beni che di loro natura sono destinati ad estendersi, espandersi e crescere di generazione in generazione. Forse per troppo tempo questi doni e questo mandato sono rimasti monopolizzati da pochi prescelti. La chiesa, nel Concilio Vaticano II, ha riaffermato con forza il ruolo dei laici come testimoni della fede e missionari del Vangelo di Cristo. Così la missionarietà della chiesa ha avuto un nuovo impulso e un nuovo vigore, ma soprattutto a guadagnarne sono stati gli stessi fedeli che hanno potuto così crescere nell'appartenenza e nell'impegno e hanno potuto sperimentare che questa è opera disinteressata ed evidente manifestazione della grazia divina.

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  104. VANGELO (Mt 10,7-15)
    Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi
    lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

    Parola del Signore.

    OMELIA
    La sofferenza ha uno scopo? Oggi la lettura dell'Antico Testamento pare dirci che tutto ha un senso, che tutto si risolve secondo i piani di Dio. Giuseppe, dopo essere stato venduto come schiavo ed essere diventato un "pezzo grosso" alla corte del faraone, diventa mezzo per salvare gli stessi fratelli, eredi della promessa, che lo hanno tradito. Sembra una storia un po' troppo già definita, dove tutto avviene secondo schemi precostituiti e in cui nessuna libertà è concessa, nemmeno quella del male che si volge, come già in altre parti del medesimo libro, in bene. È, in tutti i modi, un grande messaggio di speranza per l'uomo. Invece, leggendo il brano evangelico, sembra proprio che non vi sia possibilità di salvezza per chi rifiuta l'annuncio del regno. Ma, vi è anche fiducia in Dio che non abbandona chi si mette al suo servizio. Una magnifica lezione di fedeltà da parte di Dio ci viene da queste due letture. I personaggi non sono grandi, le situazioni non sono epiche e i fatti sono ordinari: l'unica grandezza viene da Dio che, nonostante tutto, mantiene la parola data e, come nel Vangelo, porta l'uomo a collaborare al suo piano di salvezza.

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  105. VANGELO (Mt 10,16-23)
    Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
    «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La storia qui narrata si presenta come un'epopea, benché sia stato un più prosaico spostamento di pastori nomadi, ma ciò che colpisce è il senso di movimento che si nota nei capitoli che stiamo percorrendo in questi giorni. A fare bene attenzione, ci si accorge che si è in presenza di una vera e propria girandola, dove i protagonisti non stanno mai fermi. Si dirà: bella scoperta, sono nomadi! Ma non si tratta solo di questo, il punto è che alla vivacità del racconto corrisponde un altrettanto "pathos" da parte di Dio che chiede, anche ad un vecchio, spostamenti faticosi e sempre per la benedetta promessa! Ma questa non si poteva realizzare stando comodamente a casa propria? Forse il senso è proprio da ricercarsi in una "teologia" del cammino. Il che comporta il non radicarsi, l'essere aperti allo "straniero" e, in fin dei conti, sempre a disposizione di un progetto che non è prevedibile. È la medesima situazione di "essere stranieri" che si trova nel Vangelo, in cui la testimonianza del Regno non porta solo su strade difficili, ma conduce a scelte che possono richiedere il sacrificio della propria vita. Oggi, in varie parti del mondo i cristiani sono chiamati a testimoniare Cristo anche fino al martirio. Qui, tra i tanti, mi è particolarmente caro ricordare la testimonianza dei sette monaci trappisti uccisi in Algeria nel 1996. Quando Bernardo Olivera, Abate Generale dei Trappisti, chiese ai monaci di lasciare l'Algeria disse loro: "L'Ordine non ha bisogno di martiri, ma di monaci". Il padre col quale colloquiava rimase in silenzio e poi lo guardò e disse: "Non c'è opposizione...".

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  106. VANGELO (Mt 10, 24-33)
    Voi valete più di molti passeri!
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il discepolo di Gesù dovrà avere un grande coraggio nell’annunciare quello che il maestro gli ha detto, senza aver paura di nessuno «perché non c’è nulla di nascosto che non sia rivelato e nulla di occulto che non sia conosciuto». Cristo ha parlato insegnando per lungo tempo a coloro che gli erano vicini e ha rivelato loro i segreti del Padre. Ma ora è giunto il momento nel quale devono gridare il messaggio di salvezza che è stato loro affidato. Anche se alcune cose non sono ancora chiare, non importa: lo Spirito è stato dato appositamente per rivelare quelle cose che ancora non erano state capite. Il cristiano nell’intimità del dialogo col Padre, da solo o insieme ai fratelli nella fede, ascolta la Parola di Dio nella Bibbia e nei fatti che, giorno per giorno, vive: medita con purezza di cuore e disponibilità. Non sempre capisce subito il messaggio della lieta novella. Ci sono lunghi tempi in cui rimane sotto la tutela della legge e della tradizione, obbediente più a esse che alla parola del Vangelo. Ma poi, se è costante e cerca sinceramente il Signore, apparirà tutta la bellezza e la gioia dela rivoluzione di Gesù; nella sua originalità, nella sua capacità liberatoria dell’uomo. Spesso non parliamo di “lieto annuncio” e non lo gridiamo sui tetti, perché per noi, prima che per gli altri, il vangelo non è un annuncio di liberazione: non lo è mai stato e non lo è tuttora. Ma se vivi quotidianamente nella tua vita la gioia delle beatitudini; se l’idolo del denaro non è più un despota con il quale tenti di dividere il tuo servizio; se hai provato la liberazione di spartire i tuoi beni con i poveri; se ridoni ai fratelli l’amore che il Padre ti ha dato; se vivi l’intimità con il Risorto; e se infine hai sperimentato, anche solo un poco, la vita di comunione con veri fratelli; allora lo griderai al mondo che non c’è soluzione vera se non in Cristo Signore, e che gli uomini, se vogliono vincere i loro mali, dovranno convertirsi al vangelo.

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  107. VANGELO (Mt 10, 24-33)
    Voi valete più di molti passeri!
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il discepolo di Gesù dovrà avere un grande coraggio nell’annunciare quello che il maestro gli ha detto, senza aver paura di nessuno «perché non c’è nulla di nascosto che non sia rivelato e nulla di occulto che non sia conosciuto». Cristo ha parlato insegnando per lungo tempo a coloro che gli erano vicini e ha rivelato loro i segreti del Padre. Ma ora è giunto il momento nel quale devono gridare il messaggio di salvezza che è stato loro affidato. Anche se alcune cose non sono ancora chiare, non importa: lo Spirito è stato dato appositamente per rivelare quelle cose che ancora non erano state capite. Il cristiano nell’intimità del dialogo col Padre, da solo o insieme ai fratelli nella fede, ascolta la Parola di Dio nella Bibbia e nei fatti che, giorno per giorno, vive: medita con purezza di cuore e disponibilità. Non sempre capisce subito il messaggio della lieta novella. Ci sono lunghi tempi in cui rimane sotto la tutela della legge e della tradizione, obbediente più a esse che alla parola del Vangelo. Ma poi, se è costante e cerca sinceramente il Signore, apparirà tutta la bellezza e la gioia dela rivoluzione di Gesù; nella sua originalità, nella sua capacità liberatoria dell’uomo. Spesso non parliamo di “lieto annuncio” e non lo gridiamo sui tetti, perché per noi, prima che per gli altri, il vangelo non è un annuncio di liberazione: non lo è mai stato e non lo è tuttora. Ma se vivi quotidianamente nella tua vita la gioia delle beatitudini; se l’idolo del denaro non è più un despota con il quale tenti di dividere il tuo servizio; se hai provato la liberazione di spartire i tuoi beni con i poveri; se ridoni ai fratelli l’amore che il Padre ti ha dato; se vivi l’intimità con il Risorto; e se infine hai sperimentato, anche solo un poco, la vita di comunione con veri fratelli; allora lo griderai al mondo che non c’è soluzione vera se non in Cristo Signore, e che gli uomini, se vogliono vincere i loro mali, dovranno convertirsi al vangelo

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  108. VANGELO (Mt 11,20-24)
    Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Ognuno risponderà secondo quanto ha ricevuto. Se tu hai ricevuto cinquanta denari non potrai rispondere solo dei trenta. Ecco l'intervento di Dio straordinario e palese: il Signore si rivolge alle città nelle quali aveva compiuto il maggior numero dei miracoli, laddove ha risolto molte difficoltà, laddove ha portato molta gioia, sanando e guarendo molti. Ma tutto questo non è stato sufficiente per la conversione dei loro abitanti. Hanno ricevuto tanto, ma non altrettanto hanno guadagnato, hanno perso anche quello che da Dio hanno ricevuto. E' per questo che il Signore pronuncia il suo «guai» su quelle città. Anche noi abbiamo ricevuto tante grazie, abbiamo ricevuto la vita, la fede, viviamo nella pace, senza grandi contrasti. Tutte queste sono le grazie di Dio che devono portarci alla fede ancora più grande, più forte. Non possiamo dormire come le vergini stolte aspettando il nostro sposo. Dobbiamo essere come quelle sapienti che sempre con sé portano non solo la lampada, ma anche dell'olio. Tutti i beni che riceviamo dalla Sua bontà devono servire a fare altri beni, altre grazie, devono avvicinarci sempre più a Dio e ai fratelli. Se non fosse così anche su di noi graverebbe il «guai» del Signore. Finché siamo in vita abbiamo il tempo per la conversione, abbiamo il tempo per la revisione della nostra vita. Abbiamo la speranza che all'ultima ora il Signore ci troverà giusti davanti a lui ed anche davanti a noi si apriranno le porte del cielo.

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  109. VANGELO (Mt 11,28-30)
    Io sono mite e umile di cuore.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

    Parola del Signore.

    OMELIA
    Nella prima lettura di oggi Dio svela a Mosè il suo nome. "Io sono colui che sono", io sono colui che è veramente, l'unico che esiste davvero. Tutti gli altri esseri esistono perché sono stati chiamati da Lui. Ed egli ci chiama: venite a me, venite tutti che siete affaticati, tutti che siete oppressi ed io vi ristorerò. Gesù ha conosciuto la fatica dell'essere uomo, capisce la nostra stanchezza, lui che agli Apostoli stanchi ha amorevolmente detto: venite, riposatevi un po'... Siamo in molti oggi a sentirsi affaticati e oppressi, nonostante tutto ciò che abbiamo, o forse proprio a causa di tutto ciò che abbiamo. Ecco il giogo che ci pesa, che ci schiaccia. E' pesante perché carico di tante cose inutili delle quali ci carichiamo noi stessi. Il giogo del Signore invece è leggero, è dolce, perché segnato dalla sua di noi conoscenza, perché segnato dal suo amore verso di noi. E san Paolo ci insegna che Dio non ci mai caricherà dei pesi che non saremmo in grado di portare. Dobbiamo imparare da lui, o tradotto meglio... imparare lui. E che cosa? Imparare Gesù che è mite ed umile di cuore. Se lo contempliamo nei vangeli, nella preghiera quotidiana, diventa più facile imparalo perché egli è il maestro che insegna con l'esempio, esempio che poi a nostra volta attirerà anche gli altri alla sorgente della salvezza che è Gesù stesso.

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  110. VANGELO (Mt 12,1-8)
    Il Figlio dell'uomo è signore del sabato.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Gesù riporta questa frase dell'Antico Testamento al termine di una ennesima controversia con i farisei. Leggiamo nel vangelo come loro si sono scandalizzati contro i discepoli di Gesù che, in giorno di festa, coglievano spighe per sfamarsi. I farisei erano certi di essere nel giusto, di fare la volontà di Dio perché compivano alla lettera le innumerevoli prescrizioni legali. Ma questo non è saggezza evangelica, non è caratteristica cristiana. Dio si è manifestato come liberatore e vuole che il nostro slancio verso di lui sia obbedienza, ma non un'obbedienza legalistica ma piuttosto l'obbedienza dei figli, l'obbedienza figliale. Noi siamo obbedienti ai suoi comandamenti proprio perché egli ci ha reso liberi, capaci di conoscere le situazioni, capaci di giudicarle, capaci di prendere le decisioni giuste per il bene nostro e degli altri. Il Signore vuole che viviamo nella carità ed ogni precetto, ogni comandamento è subordinato ad essa. Così la nostra vita renderà testimonianza a lui, Dio che crea gli uomini liberi.

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  111. VANGELO (Gv 20,1-2.11-18)
    Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.
    + Dal Vangelo secondo Giovanni
    Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il mio Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Su Maria Maddalena, iconografia, letteratura e quant'altro si sono sbizzarriti nel delineare il personaggio, spesso confondendolo con altre Marie dei vangeli. Oggi, la liturgia ce la presenta nella scena del "giorno dopo il sabato", tratteggiata nel vangelo di Giovanni. È un momento pieno di pathos e di drammaticità, in cui pianto, dolore, ricerca, delusione, gioia si mescolano a formare un quadro quanto mai realistico. Nel corso del racconto, scopriamo il percorso non solo di fede, ma umano di ognuno di noi e scorgiamo, come nell'arco di poco tempo, vengano racchiuse tutte le espressioni interne ed esteriori dell'agire dell'uomo. Maria Maddalena così, da personaggio pio e che la devozione ha trasformato rendendolo alquanto languido, può assurgere a donna forte, a modello di umanità. In lei e con lei ogni persona può esclamare: "Rabbunì", riconoscendo e accogliendo il Cristo come il Signore della vita e come Colui che ci fa partecipi della sua missione salvifica. Ci insegna la forza di cercare il Signore. E lui ci mostra che, anche quando i nostri occhi non lo riconoscono, non lo vedono, egli è sempre con noi.

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  112. VANGELO (Mt 20,20-28)
    Il mio calice, lo berrete.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il colloquio che si svolge nel brano evangelico, scelto per la festa dell'apostolo Giacomo, è fin troppo chiaro nell'indicarci lo spirito con cui ci si deve mettere al servizio del Vangelo. Le categorie del pensare e dell'agire comuni sono rovesciate, così come lo sono nella seconda lettera ai Corinzi. Provate a considerare quale messaggio radicale e in controtendenza ci viene da questi passi. Si parla di croce, di morte, di sofferenza, e tutto questo vissuto nella speranza che "colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù", ed ancora si dice che se si vuole comandare bisogna servire, che i primi posti da ricercare sono quelli che ci mettono a servizio dell'altro. Tentiamo di rileggere la nostra vita cristiana alla luce di questa parola e a pensare all'incidenza che termini quali quelli proposti hanno nei nostri comportamenti quotidiani: nel rapporto con la mia comunità parrocchiale, con la mia famiglia, nell'ambito del mio lavoro e in fondo con me stesso. Sì, perché il ricercare spasmodicamente il primo posto, in ordine al potere e non al servizio, potrebbe anche voler dire non sentirsi capaci di "habitare secum", espressione dei Dialoghi di Gregorio Magno e cara alla tradizione benedettina, con cui si vuole indicare la possibilità di un animo pacificato di stare solo e di non dover provare necessariamente qualcosa a qualcuno. Scoprire i propri punti deboli è già un passo per poterli gestire e per conviverci. Forse anche San Giacomo, dalla risposta di Gesù, si sarà sentito infastidito ed anche mortificato, ma il suo martirio ci dimostra che quell'insegnamento di Gesù è stato recepito e vissuto fino alle estreme conseguenze.

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  113. VANGELO (Mt 13,1-9)
    Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La divina Sapienza è uscita dalla sua casa: dal seno del Padre è venuta a dimorare fra noi. Venuta per nutrire l'uomo con la sua parola, raccoglie attorno a sè tanta folla. E la pagina del Vangelo narra precisamente il mistero dell'incontro fra la Sapienza di Dio e la persona umana. Ciò che la Sapienza comunica può essere paragonato solo ad un seme. La parola di Gesù è viva e chiede di piantarsi nel terreno della nostra esistenza, per fruttificare in opere buone: la Verità che è Gesù, chiede di divenire Verità intima alla nostra vita. Ma in questo punto si opera all'interno dell'umanità una quadruplice divisione: chi si chiude, chi è superficiale, chi non si decide per il Signore e chi, infine, accoglie in sè quella parola.

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  114. VANGELO (Mt 13,10-17)
    Perché a loro parli con parabole?
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: "Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!". Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Dio si è manifestato nel deserto a Israele come Dio efficacemente presente e operante tra i suoi eletti. Al popolo che mormora dà un cibo e un’acqua prodigiosi; dovendo punire i peccatori, offre anche inattesi mezzi di slavezza, come il serpente di bronzo. Dio manifesta così nel deserto la sua santità, la sua misericordia, la sua gloria. Dio vuole che Israele lo conosca e che diventi una “nazione santa”, cioè messa a parte per lui. Un dato che ci colpisce nella narrazione della teofania è l’insistenza sul limite fissato per il popolo attraverso al monte santo, affinché esso “non faccia irruzione attraverso Dio per vedere”. Quest’ordine, ripetuto come un ritornello, ci ricorda una realtà essenziale: la salvezza non è la soppressione, bensì il ristabilimento della frontiera tra Dio e gli uomini. L’uomo redento è messo al suo vero posto. Il peccato è voler mescolare l’uomo e Dio, è “fare irruzione verso il Signore”. Non ci può essere comunione tra l’uomo e Dio se non quando l’uomo è veramente solamente uomo, e dove Dio è riconosciuto come Dio. Nel preciso momento in cui Dio si manifesta a Israele, si mostra solidale con lui, si lega in alleanza con lui, lo avverte di rispettare il confine tra l’umano e il divino, e si avvolge di tutto il mistero della sua divinità nella nube oscura. Gesù siede a tavola con i pubblicani e i peccatori; ma il mistero della personalità di Dio è ancora più nascosto nell’abbassamento del figlio di Maria e di Giuseppe che nella tempesta del Sinai. Dio si rivela più inaccessibile sulla croce che nel fumo della montagna santa. Oggi, come nei tempi passati, solo nella parola di Dio possiamo conoscere qualcosa di lui. E occorre tenersi umilmente a distanza, come il popolo dell’esodo, come il peccatore della parabola che non osava alzare gli occhi al cielo.

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  115. VANGELO (Mt 13,18-23)
    Colui che ascolta la parola e la comprende, questi dà frutto.
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato su terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno".
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il comprendere di cui parla la parabola evangelica di quest oggi ha certamente un senso più ampio di quello che gli potremmo attribuire. Un monaco certosino del XII secolo, Guigo, nella sua opera "Scala claustralium", indica quattro movimenti per la "comprensione" della parola: lectio, meditatio, oratio e contemplatio. La lettura attenta (o anche solo l'ascolto) è già disposizione di un animo teso alla ricerca, l'approfondimento tramite la meditazione fa penetrare progressivamente nel mistero di Dio, la preghiera lo fa vivere attraverso varie forme (lode, supplica, etc.), la contemplazione vi unisce tutto il nostro essere. Questi "gradi" tipicamente monastici non sono esclusiva dei monaci, possono essere applicati e sperimentati da tutti. Ma succederà che alcuni giorni la Parola sembrerà portare una percentuale molto bassa, ed in altri momenti, al contrario, altri giorni saremo "al settimo cielo". Niente paura! Noi stessi siamo di volta in volta quei personaggi citati nella parabola e la nostra gamma va dalla strada al terreno fertile. Gesù non vuole certo condannare o portare alla disperazione nessuno, non definisce cioè delle tipologie standardizzate per cui chiunque è salvo o condannato in partenza. Vuole soltanto dire che abbiamo poca costanza (sarebbe meglio dire poca fedeltà) e che non sempre siamo capaci di far fruttificare il dono ricevuto. La medesima cosa accade con gli israeliti nella prima lettura (Esodo): ricevono la parola, ma quante infedeltà accompagneranno il loro cammino e però anche quanti ritorni pieni di speranza e di buoni propositi. È la storia di sempre, è la storia di un Dio fedele e di un uomo sottoposto alla "umanità", ma questo Dio lo sa molto meglio di tanti giudizi impietosi su noi stessi e sugli altri.

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  116. VANGELO (Lc 10,38-42)
    Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.
    + Dal Vangelo secondo Luca
    In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il brano evangelico, tratto da San Luca è caratterizzato dall'accoglienza del Signore. Le due sorelle, in due modi diversi accolgono lo stesso Gesù. L'una è preoccupata a pulire la casa e rendere accogliente l'ambiente che deve essere degno di ricevere Gesù. Maria invece è interessata ad accogliere la Parola stessa di Gesù in un atteggiamento raccolto da sua discepola. I due atteggiamenti non devono essere contrapposti, anzi possiamo unirli in un'unica esigenza per chi si accinge a partecipare alla Santa Messa. Per accogliere degnamente Gesù, nella forma Eucaristica dobbiamo prima purificare il nostro cuore. La Chiesa ci suggerisce come diventare degni di partecipare al banchetto eucaristico e richiede, quando necessario, la confessione sacramentale. In questo imitiamo Marta che pulisce la casa. E' anche importante il nostro atteggiamento che favorisca l'unione intima con Gesù. In questo, invece, imitiamo Maria che si è scelta la parte migliore.

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  117. VANGELO (Mt 13,31-35)
    Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa
    + Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù espose alla folla un' altra parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami». Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

    Parola del Signore.

    OMELIA
    Nel quadro dell’Esodo e della religione dell’alleanza questo episodio di infedeltà e di apostasia, l’adorazione del vitello d’oro, indica quanto lenta e difficoltosa sia un’autentica maturazione di fede. Non erano bastati i segni e i prodigi compiuti da Dio per mezzo di Mosè, non era bastata la vittoria sul faraone, il passaggio liberatore sul mar Rosso, la manna e le quaglie date in nutrimento al popolo durante il lungo peregrinare nel deserto. Non erano bastati perché si richiedeva un prezzo molto alto per l’uomo: la fiducia incondizionata nella potenza di Dio, una condizione di indefinito pellegrinare e disponibilità interiore. A differenza dei culti della natura, la religione dell’alleanza richiede la capacità di intima adesione a una legge morale che, sebbene scritta su tavole di pietra, risponde alle esigenze più profonde della natura umana; ma soprattutto richiede capacità di intimo rapporto dialogale con Dio che interviene nella storia. La religione dell’alleanza promuove l’uomo a ritrovare in se stesso, sia pure in capi carismatici come Mosè, la maturità di un rapporto con Dio che lo conduce a essere autenticamente libero , a realizzare la piena immagine della libertà della persona umana. Secondo la religione dell’alleanza la tendenza perversa più radicale nell’uomo è proprio l’idolatria; cioè rifiutare di interpretae un rapporto personale e interiore con Dio, abdicare alla libertà e autonomia morale cui ti chiama il vero Dio, per costruirti idoli fatti a tua propria immagine e somiglianza, proiezioni della tua propria debolezza, che non sono affatto capaci di liberarti perché sono muti come te, carichi delle contraddizioni e delle ambiguità che tu stesso vi hai deposto. La vera salvezza per l’uomo si ha quando comincia ad aprirsi al Dio totalmente altro, al Dio che si fa incontro.

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  118. VANGELO
    Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43)
    In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e buono...» (Es 34, 6s). Le affermazioni che oggi leggiamo ci riempiono il cuore di gioia e sono un inno alla speranza. Se quando ci si allontana da Dio il timore cresce, tuttavia insieme ad esso dovrebbe aumentare la fiducia di non essere mai abbandonati e/o lasciati a noi stessi. Il Signore conosce fin troppo bene il limite a cui è sottoposta la condizione umana, e si china sulla sua creatura per risanarla e infonderle coraggio. Dopo la scena tremenda della rottura delle tavole dei dieci comandamenti, ce ne viene proposta un'altra armoniosa e quasi surreale. Dio parla con chiunque voglia consultarlo e si rivolge a Mosè faccia a faccia. Eppure questo è un episodio tutto costruito sulla richiesta di perdono, evidentemente, per Dio, la domanda di cancellare la colpa è già indice di cambiamento di vita. Il Dio misericordioso lo si ritrova nel Vangelo, in cui non è interpellata solo la comunità cristiana, ma tutto il mondo. Il Regno di Dio è infatti una realtà che concerne tutti gli uomini, al di là del credo religioso e al di là di qualsivoglia differenziazione. Il grano e la zizzania crescono dovunque, l'importante, anche qui, è saper attendere il tempo di Dio, in cui tutto il male e tutto il bene saranno svelati nella loro pienezza.

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  119. Tindaro Bartucciotto è un giovane all’inizio del suo cammino nella vita francescana.

    Una testimonianza vera, concreta, che ha le sue radici nella gioia dell’incontro con Dio.

    Sono consapevole che ogni nostro passo è accompagnato da Gesù e che il mio cammino è stato condotto da Lui e segnato dalla Sua premura.

    Se potessi raccontare tutti i doni che ho ricevuto da Dio nella mia vita, non riuscirei più a finire.

    In che modo mi ha interpellato Gesù? Ha bussato alla mia porta quando mi stavo rendendo conto, in fondo in fondo, di due cose.

    La prima è che la mia vita era “doppia”: nonostante le innumerevoli attività in parrocchia, al di fuori di quell’ambiente ne combinavo un po’ di tutti i colori.

    La seconda è che ero così perché avevo delle ferite da sanare. Gesù è venuto proprio per guarire quelle ferite, aveva il desiderio di mostrare tutta la potenza della sua Risurrezione.

    Come ho scoperto tutto questo? Se ripercorro la mia storia, riconosco che la prima testimone della fede è stata mia mamma; ho visto in lei una fede sicura, certa, coriacea, tradizionale forse, ma fondata su basi solide, che l’ha sostenuta negli ostacoli della vita, rafforzando un naturale coraggio e una dolce caparbietà.

    Da questa fede, però, riuscivo a trarre solo una religiosità fatta di pratiche che, se da bambino, potevano incuriosirmi, nel turbine dell’adolescenza appariva lontana dalle mie esigenze.

    L’invito vero e proprio a camminare nella conoscenza di Gesù arriva d un sacerdote, il vice parroco della mia comunità, da poco giunto in parrocchia: giovane, gioca bene a calcio, simpatico, disponibile, sinceramente interessato a me… Mi chiede di far parte del gruppo parrocchiale.

    Dopo un paio di rifiuti, accetto. Sono proprio le attività del gruppo, in particolare quelle estive, che mi segnano: mi accorgo che sentir parlare di Dio mi piace, anzi, di più, mi scalda il cuore. Anche pregare e stare con Lui mi dona gioia.

    Sento che dentro di me c’è spazio per incontrarlo. Ma come ogni altro rapporto, anche quello con Dio, se non viene coltivato nelle perseveranza e nella sincerità, è destinato a spegnersi.Una delle grazie più grandi che ho ricevuto in questo periodo è stata la Missione popolare -nel 2008- organizzata dai Frati Francescani a Milazzo, .

    Il terreno era stato preparato da una settimana estiva ad Assisi: accompagnavo un gruppo di ventenni, e la Parola di Dio preparata per loro, assieme alle testimonianze di frati e clarisse, segnarono una svolta per me!

    La Missione giungeva a dieci anni di distanza dal primo invito ad entrare in parrocchia; dieci anni in cui il Signore mi aveva ricolmato di meravigliosi doni (un rapporto di coppia stabile, il lavoro, lo studio, l’impegno in parrocchia…), ma aveva creato in me anche forti domande e grande ricerca.

    La Missione popolare mi aprì un orizzonte immenso, quello di un Dio che aveva un posto importante nella mia vita, che voleva donarmi tutto se stesso per permettermi di prendere parte alla sua risurrezione, che voleva trovare spazio proprio dentro la mia sofferenza, per permettermi di lodarlo e rendergli grazie per la guarigione da Lui compiuta.

    Ho lasciato che lo facesse e in questo modo ho scoperto – dopo un cammino di discernimento che ho voluto divenisse prioritario rispetto a qualsiasi altra cosa – che il Padre aveva messo nel mio cuore il desiderio di totalità.

    E per rendergli grazie, adesso sono qui.

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  120. VANGELO
    Vende tutti i suoi averi, e compra quel campo.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)
    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

    Parola del Signore.

    OMELIA
    La vita dei santi ci mostra in che modo essi abbiano vissuto la rivoluzionaria scoperta del tesoro del Vangelo. Sant'Antonio abbandona tutto, all'età di diciotto anni, per andare a vivere nel deserto; san Francesco d'Assisi prende alla lettera le parole che gli chiedono di non portare con sé, in cammino, né bisaccia né bastone; sant'Ignazio si converte alla lettura della vita dei santi nel suo ritiro forzato di Manresa; santa Teresa, alla fine della sua vita, dice: "Non mi pento di essermi donata all'amore". Il tesoro nascosto nel terreno della nostra vita chiede non solo di essere scoperto, ma anche di essere anteposto a tutto quanto. Per scoprirlo occorre lo sguardo perseverante di un cercatore che non si fermi sulla via. Ma, una volta capito che proprio là si trova il lieto messaggio, capace di dare senso alla nostra esistenza e di portare la salvezza al mondo, esclamiamo con sant'Agostino: "A lungo ti ho cercata, bellezza nascosta, tardi ti ho trovata; io ti cercavo fuori di me, e tu eri in me!". Saremo in grado oggi di dire al Signore che è il nostro tesoro? Diciamoglielo con tutto lo slancio di cui è capace il nostro cuore, donandoci a lui. Il tesoro non si nega a chi lo scopre, si lascia possedere per nascondersi poi di nuovo. Si dà a chi è pronto a perdere tutto pur di impossessarsene. Il solo modo per ottenerlo veramente è di darci a lui, dal momento che riconosciamo in lui il nostro Signore e il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Questa perla di grande valore, che ha dato la propria vita per riscattarci dal potere del male, vuole farsi conquistare da noi in cambio della nostra fede e del nostro abbandono al suo amore, qualunque sia la nostra richiesta o il nostro modo di vita. Rivolgendoci a lui dicendo "Mio Signore e mio Dio", noi possiamo possederlo e, insieme, farne dono agli altri. Questo tesoro, infatti, ha questa particolarità: per poterlo tenere, bisogna dividerlo con altri; esso si sottrae invece a chi vorrebbe privarne gli altri. L'"Amen" che oggi pronunceremo nel ricevere il Corpo di Cristo possa manifestare la nostra gratitudine e, insieme, il nostro desiderio di farne dono ai fratelli.

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  121. VANGELO
    Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,47-53)
    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni
    nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

    Parola del Signore.

    OMELIA
    Leggiamo ancora una parabola del Regno e della fine del mondo. Affluiscono pesci buoni e pesci cattivi nella rete gettata dal Signore nel mare del mondo. Noi, specie se ci annoveriamo nell'ambito dei buoni, siamo impazienti di vedere la selezione finale. Procura un enorme fastidio vedere pasci cattivi appesantire inutilmente la rete con il rischio di farle strappare, come irrita vedere che la zizzania invade il campo e addirittura sembra prevalere sul grano buono, che appare come mortificato da quell'erbaccia. Il Signore sa che il male ci infastidisce, sa del nostro zelo e della nostra impazienza, mentre noi non siamo in grado di comprendere né il suo amore né la sua giustizia, né la sua pazienza. I tempi di Dio sono molto diversi dai nostri: Egli vede in chiave di eternità, noi siamo impauriti dal tempo che ci sfugge per condurci alla fine. Il nostro senso di giustizia e molto approssimativo e sommario. Egli, il Signore. Solo Lui, sa coniugare perfettamente amore e giustizia, misericordia ed equità, presente e futuro... Dobbiamo saper attendere quell'ultimo giorno e imparare sin da ora che l'argomento dell'esame sarà l'amore sentito e manifestato concretamente nella carità operosa. Allora vedremo anche la sorte dei pesci cattivi e della zizzania. Vedremo ardere anche i fastelli dei tralci secchi, ma soprattutto comprenderemo che i primi a beneficiare dell'attesa e della pazienza di Dio siamo stati proprio noi. Allora la nostra perplessità o incomprensione di oggi si cambierà in canto di lode e di benedizione in eterno.

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  122. VANGELO
    Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)
    In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Nel Vangelo di oggi abbiamo una reazione all'insegnamento di Gesù. L'evangelista Matteo precisa dove nasce la contestazione a Gesù. Non nelle strade, non tra il popolo dove Gesù ha operato, guarito, consolato e perdonato i peccatori. Nasce nella sinagoga dove Gesù ha la pretesa di insegnare. La classe colta, che non comprende l'insegnamento di Gesù, è quella che si dimostra più restia ad accettare il suo messaggio di salvezza. Gesù non è attaccato sul contenuto del suo insegnamento ma disprezzato per le sue umili origini; Egli non proviene dalla classe sacerdotale e vuol pretendere di insegnare la sua dottrina nella sinagoga! Può capitare anche noi di non voler accettare un consiglio o un insegnamento. Può, allora succedere che siamo tentati a colpire quelli che riteniamo i nostri avversari sul piano personale. Gesù invece ci insegna a non disprezzare ciò che ci sembra umile. E' l'invito a non giudicare dalle apparenze e nel saper accettare tutti senza nessun pregiudizio.

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  123. VANGELO
    Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)
    In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La liturgia di oggi ci propone una delle pagine più crudeli del Vangelo: il martirio di Giovanni Battista. Il precursore del Signore lo anticipa anche con l'effusione del sangue in nome della verità. Il suo coraggio è premiato con la corona gloriosa del martirio. La difesa dei valori fondamentali della vita non può ammettere compromessi. E' duro, per noi applicare fino in fondo questa legge. Siamo tentati a considerare questo episodio con un brillante esempio della vita di un santo ma che è lontano dalla nostra vita. Volgiamo invece l'attenzione di Erode, che sembra riluttante ad essere complice di quello che è un omicidio eppure compie un gesto obbrobrioso. Erode, senza rendersene conto, è costretto però, costretto ad accettare il martirio di Giovanni non solo dal desiderio di vendetta di Erodìade; è proprio la sua condotta di vita che lo conduce inesorabilmente a scelte drammatiche. E' qui l'insegnamento anche per noi, in tutte le situazioni della vita e non necessariamente così estreme. E' l'invito a considerare sempre la nostra condotta di vita piuttosto che colpevolizzare sempre «gli altri» per scelte che sentiamo non conformi alla vera giustizia. Cerchiamo di vedere quanto effettivamente noi siamo costretti a subire i condizionamenti esterni o piuttosto non siamo sempre alla ricerche di scusanti per i nostri atteggiamenti.

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  124. VANGELO
    Alzati gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)
    In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai
    tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Parola del Signore.

    OMELIA
    Da un po' di tempo stiamo seguendo le vicende del popolo eletto e il mistero di salvezza iniziato con loro. E' la storia sacra, la storia della Promessa fatta da Dio, la Promessa che verrà mantenuta sempre, «perché Dio non può smentire se stesso». E' una storia sacra ma essa è anche una storia dell'uomo. La storia della salvezza ma anche la storia della disobbedienza, della ribellione, del peccato. E anche oggi gli Israeliti si lamentano, protestano: Stavamo meglio quando stavamo peggio... eravamo schiavi ma avevamo buoni pesci, bei cocomeri, la cipolla, l'aglio... Ma Dio è paziente, Dio ascolta i loro lamenti, li dà la manna da mangiare, li dà tutto gratuitamente. Nel Vangelo la folla non ha tempo di lamentarsi. Gesù previene il loro desiderio, la loro fame, si preoccupa della loro sorte. Con fiducia guarda verso il celo, rende grazie in un momento in cui non c'è abbondanza, c'è solo un po' di qualcosa. Non si abbatte, non si lamenta. Confida. Quante volte ci siamo trovati in difficoltà, magari non di mancanza di cibi ma di qualche altra cosa... Qual era il nostro atteggiamento? Quello degli Israeliti che protestano, che si ribellano, che rimpiangono le cose passate o quello di Gesù che anche in difficoltà sa ringraziare, sa alzare le mani a Dio, sa guardare il cielo con supplicante fiducia... Chiediamo che il Signore aumenti la nostra fede perché anche nelle situazioni difficili siamo in grado di trovare la giusta via.

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  125. L'OFS (Ordine Francescano Secolare) è una delle tre componenti fondamentali della grande Famiglia francescana, costituita dai tre ordini fondati da Francesco d'Assisi: il primo ordine (i frati), il secondo ordine (religiose contemplative chiamate Clarisse perché cofondate da santa Chiara) e il terzo ordine (i secolari e numerose forme di religiosi e religiose impegnati in attività apostoliche o anche monache in sola contemplazione – TOR – che si sono formate dal filone principale dei secolari).

    È proprio la vocazione quella che distingue, dal punto di vista della motivazione, l'appartenenza all'O.F.S. rispetto ad altre associazioni pie.

    I francescani secolari, emettendo, dopo un periodo di formazione e di approfondimento spirituale e culturale, una vera e propria professione[1], si impegnano a vivere questa vocazione in ogni situazione in cui si trovano sul piano familiare e lavorativo.

    I fratelli e le sorelle dell'Ordine francescano secolare cercano la persona vivente e operante di Cristo negli altri fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio, nella liturgia.

    Annunciano Cristo con la vita e la parola; testimoniano nella vita quotidiana i beni futuri: nell'amore della povertà, nell'ubbidienza, nella purezza di cuore.

    I francescani secolari si impegnano a costruire un mondo più giusto, più evangelico e fraterno accogliendo tutti gli uomini come dono di Dio, lieti di stare alla pari con i più deboli, promuovendo la giustizia. Vivono lo spirito di san Francesco nel lavoro e nella loro famiglia, in un cammino di maturazione umana e cristiana con i loro figli.

    Portatori di pace, sono fiduciosi nell'uomo e gli recano il messaggio della letizia e della speranza.

    L'Ordine francescano secolare cura anche:
    gli araldini (dai 6 ai 13 anni):
    la Gi.Fra. (la fascia che parte dai 14 ai 30 anni).

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  126. VANGELO
    Ogni pianta, che non è stata piantata dal mio Padre celeste, sarà sradicata.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,1-2.10-14)
    In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l'uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La domanda che scribi e farisei rivolgono tendenziosamente a Gesù, offre al Maestro l'occasione per continuare la catechesi circa il perfezionamento della legge antica. Così, egli ne approfitta per svolgere una riflessione sulla purità. Il nucleo della purezza, insegna, è il cuore, perché da qui nascono i gesti e le parole. Il «puro-impuro» non lo si stabilisce in base a ciò che entra nell'uomo o lo tocca, ma in base a quanto esce dal cuore. È come se Gesù ci dicesse che la bocca dell'uomo va intesa come megafono del cuore, quindi dei sentimenti e dei pensieri, invitandoci a non fermarci all'esterno, ma a considerare l'interno, il centro della vita. Dal cuore nascono le intenzioni malvagie e le cattiverie. Ed è sempre dal cuore dell'uomo che scaturiscono i sentimenti buoni, le intenzioni di carità, la disponibilità verso i fratelli, gli atteggiamenti di misericordia. Di conseguenza la nostra bocca può assomigliare a un vulcano che erutta distruzione, oppure a una sorgente di doni, una preziosa sorgente di acqua fresca e salutare. Ma la questione vera è il cuore. È attraverso un cuore purificato che entriamo in comunione con Dio Padre e con i fratelli. È attraverso questo cuore che orientiamo la vita nel bene e nel male e operiamo le scelte importanti. Liberiamo allora il cuore e la mente dagli ostacoli che ci tengono lontani dall'amicizia con Dio, e impariamo a generare gesti e parole di pace.

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  127. VANGELO
    Ecco lo sposo! Andategli incontro!
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene". Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco". Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Le letture bibliche per le feste dei santi hanno lo scopo di farci comprendere come questi amici di Dio hanno vissuto e incarnato eroicamente la Parola di Dio con perfetta coerenza. Santa Teresa Benedetta della Croce, in secolo Edith Stein, Vergine e martire, è rimasta affascinata da una voce misteriosa che l'ha convinta e avvinta con profondi e inscindibili legami di amore allo Sposo divino. È questa in sintesi la storia della sua conversione e della sua piena adesione a Cristo. «Ecco, la condurrò nel deserto». Sì, proprio da un dialogo e da una proposta divina di intimità sgorga la convinta risposta di un totale dono di sé al Signore. «Parlerò al suo cuore. Mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza». È un vero atto sponsale con cui in antico Dio solennemente legava a sé il suo popolo con una alleanza perenne: «Io sono il tuo Dio, tu sei il mio popolo». Era una promessa di reciproca fedeltà sempre mantenuta da Dio, molte volte tradita e disattesa dal popolo eletto. Ora alle anime predilette e pronte a rispondere, il Signore dice amorevolmente: «Ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore». La sposa che conosce",
    ama e si sente amata è vigilante e trepidante quando è in attesa dello sposo, come le vergini sagge del brano evangelico. Poiché la sposa è ignara dell'ora dell'arrivo dell'amato, ha con sé ardente la lampada dell'amore e un buon rifornimento di olio, che significa la perseveranza, la vigilanza e la prontezza nell'ascolto. Sono le condizioni per entrare a far parte del gioioso corteo nuziale degli eletti e poi per essere ammessi con l'abito nuziale al festoso banchetto. «Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco". Dinanzi a Dio non sono mai ammessi colpevoli ritardi: Dobbiamo affermare sempre il suo primato nella nostra vita. «Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».

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  128. VANGELO
    Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.
    + Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,24-26)
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La figura di un martire così lontano da noi crea non pochi problemi. Alle già scarse notizie si aggiunga che il suo ricordo si è sedimentato in tradizioni che ne offuscano la veridicità storica. È come se celebrassimo un personaggio mitologico che poco o niente ha a che fare con la fede. È solo la Parola di Dio che può dare spessore a questi santi, ormai messi nel dimenticatoio se non fosse per i vari onomastici che vi si celebrano. Il servizio e il martirio sono due componenti basilari del dinamismo cristiano, attraverso di essi la fede trova la sua pienezza e la sua ragion d'essere. Sarebbe interessante sapere quale risonanza aveva nella vita di questi santi la parola che abbiamo letta e come percepivano il "dare testimonianza", qual era la loro relazione con la morte che essi affrontavano coerentemente con la loro scelta di servizio. Ma ciò che si chiede ad un tempo così lontano, non si può fare a meno di vederlo intorno a noi in molte persone che vivono il loro cristianesimo con slancio e semplicità. Il celebrare i martiri ha senso in quanto in essi celebriamo tutti quei cristiani che nella vita testimoniano Cristo attraverso i piccoli, ma altrettanto dolorosi, martirii quotidiani. Insieme a san Lorenzo ricordiamo i genitori che soffrono per i loro figli senza perdere la speranza in Dio, coloro che sono oppressi dalla malattia e sanno fare del loro dolore una fonte positiva di bene, tutti coloro che pur vivendo situazioni disagiate economiche, fisiche e morali sanno mantenere viva la loro fede. Non è forse anche questo martirio? E se vissuto in unione alle sofferenze di Cristo non diventa servizio a favore di tutti i fratelli? "Se il chicco di grano caduto in terra non muore...".

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  129. VANGELO
    Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,24-28)
    «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Tanti sono i volti di Dio, con tante voci Egli parla. E' importante per noi avere un rapporto con lui, un rapporto personale, tu per tu. Nella prima lettura, dell'Antico Testamento, Mosè insiste proprio su questo fatto. Dio è andato a scegliersi una nazione in mezzo ad un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie. E tante volte questo popolo santo si è voltato contro Dio. Sa però che per rimanere con Lui, con Dio, in questa relazione d'amore, deve rinunciare ai propri capricci, ascoltare la sua voce e conformarsi alle istruzioni divine che indicano la giusta via della fedeltà. Con la venuta di Gesù, l'aspetto personale della nostra relazione con Dio è diventato ancora più evidente, più forte, più intimo. Invece del tuono del Sinai, che faceva udire la voce di Dio, abbiamo un contatto personale con il Figlio di Dio fatto uomo come noi, fratello nostro. Il suo amore per noi si è manifestato in modo ancor più generoso, non soltanto con segni e prodigi, ma pagando di persona, fino a stancarsi, a soffrire, a morire. Ma anche noi dobbiamo darci da fare. Non si rimane con lui senza una collaborazione... Che cosa dobbiamo fare? Gesù ce lo dice apertamente: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso...». Dobbiamo rinunciare radicalmente al nostro egoismo, non mettere più il nostro "Io" al centro di tutto. Dobbiamo saper perdere, e non una volta sola, saper perdere, per amore, per Lui. Se vogliamo salvare la nostra vita, la perderemo. Sa la perdiamo per lui, la troveremo.

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  130. VANGELO
    Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)
    In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    "Nulla è impossibile a Dio": egli è l'onnipotente, il suo stesso pensiero è in se creativo. A chi agisce nel suo nome viene dato il potere di compiere le sue stesse opere. Egli ha promesso: "In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre ". In questo contesto comprendiamo la delusione e l'amarezza di Gesù sentendo dire da un padre che implora la guarigione del figlio epilettico: "L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo". Deve costatare di avere a che fare con una generazione incredula e perversa e con discepoli ai quali deve dire di non aver potuto scacciare quel demonio: "Per la vostra poca fede". È significativo che Gesù non chiede ai suoi e a noi una fede eroica, ma ci dice semplicemente: «Se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spostati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». Dobbiamo ricordarci però che i doni di Dio, la fede è sicuramente uno dei più importanti, sono conservati in vasi di argilla ed sono simili alle lampade delle vergini che attendono l'arrivo dello sposo nel cuore della notte: devono essere opportunamente alimentate e con prudenza bisogna conservare sempre una scorta si olio. Ciò significa concretamente: la pratica della vita cristiana, la frequenza ai sacramenti, le opere buone, la carità fraterna. Mosè nella prima lettura di oggi ci ricorda i precetti da vivere ed insegnare: "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai". Così quel granellino di fede potrà germogliare anche in ciascuno di noi.

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  131. VANGELO
    Comandami di venire verso di te sulle acque.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)
    [Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra sponda, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “è un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La paura e la mancanza di coraggio rappresentano un notevole ostacolo ad una vita di fede e d'amore. Anche noi, proprio come gli apostoli sulla barca, possiamo lasciarci paralizzare dalla paura, che ci impedisce di vedere quanto Cristo ci sia vicino. Egli è l'Emmanuele, il Dio-con-noi, ed è anche il Dio della natura, che comanda alle tempeste e a tutte le forze distruttrici: "Egli annunzia la pace... La sua salvezza è vicina a chi lo teme" (Sal 85,9-10); anche quando ci sembra di essere su una barca a "qualche miglio da terra e... agitata
    dalle onde, a causa del vento contrario", egli non è mai lontano da ognuno di noi. Come san Pietro, dobbiamo essere pronti a rischiare la nostra sicurezza e l'eccessiva preoccupazione per noi stessi, se vogliamo che la nostra fede si rafforzi. Cristo dice ad ognuno di noi: "Vieni". Per rispondere e per andare a lui, a volte, dobbiamo attraversare le acque della sofferenza. Che cosa succede, allora, quando, sentendo la forza del vento, cominciamo ad avere paura e ad affondare? Per superare la paura si deve seguire l'esempio di Gesù: "Salì sul monte, solo, a pregare". La fede si rafforza solo con una pratica regolare della preghiera.

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  132. VANGELO
    Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,22-27)
    In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: "Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà". Ed essi furono molto rattristati. Quando furono giunti a Cafarnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: "Il vostro maestro non paga la tassa?". Rispose: "Sì". Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: "Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?". Rispose: "Dagli estranei". E Gesù replicò: "Quindi i figli sono liberi. Ma per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te".
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La prima parte di questo vangelo la si comprende bene, è il secondo dei tre annunzi della passione, sappiamo la profondità teologica che questi hanno nei sinottici, ma la seconda parte, quella del tributo e della moneta nella bocca del pesce ci è difficile afferrarla, stentiamo ad immaginarci una storia che sembra uscita da un libro di fiabe. I commenti che si trovano su tale pericope sono tutti improntati a rapporti cristiano e stato, chiesa e società, pagare o meno le
    tasse non provocando scandalo, all'essere, insomma, buoni cristiani e bravi cittadini. Cose queste che hanno una loro bontà e che pur giuste, non mettono tuttavia in evidenza il fatto che Gesù qui sta nuovamente proclamando la sua divinità. Le applicazioni pratiche non dovrebbero mai far perdere di vista che i vangeli sono stati scritti non come una istruzione morale ma come un'opera catechetica atta a far comprendere il fondamento della fede, il quale risiede nella proclamazione del Cristo vero Figlio di Dio, uguale al Padre nella sostanza, e che è morto ed è risorto. Tale realtà, al tempo in cui l'evangelista scrive, aveva trovato il suo compimento e la sia pur breve tradizione di allora che cercava di metterla in risalto. Allora, ciò che deve spiccare è il breve discorso di Gesù e non tanto la conclusione, che pur avendo un suo valore didattico, non ha certamente la portata delle parole di Cristo, che si proclama, Figlio di Dio e uguale al Padre, al quale l'unico tributo è la figliale obbedienza.

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  133. OMELIA
    La festa dell'Assunzione è purtroppo nota ai più solo come "Ferragosto", ma è la più importante tra quelle della Madonna: celebra il mistero della nostra risurrezione che nella persona di Maria (la sola tra tutti!) è già avvenuto. E' come celebrare quindi la nostra pasqua, ciò che in noi deve ancora avvenire e che avverrà, dunque è la nostra festa, la festa di ciò che saremo. Maria è entrata con il corpo nella vita divina, nella gloria; vive già da ora la vita di risorta. Questa festa è antichissima anche se la proclamazione del dogma dell'assunzione risale solo al 1950. Ma perché è stata fissata il 15 Agosto? Basta guardarsi attorno. L'estate è al culmine, i colori sono al massimo della loro densità: le rose, i girasoli, il blu del mare, il verde delle foreste. È tutto molto intenso ... si potrebbe dire che più di così ... si muore. La natura infatti muore, sfiorisce, ma solo perché è arrivata alla sua pienezza; muore sì, ma per consumazione, per pienezza di vita. La vediamo quasi "sfatta", ma solo per il suo eccesso di fioritura. La festa di oggi ci vuole dire anche un po' questo: Maria è colei che ha vissuto appieno la sua vita in Cristo. Sempre e ovunque ci si imbatterà su Maria che tiene in braccio il bambino: è la rappresentazione che prende nome di Theotokos, la madre di Dio. Maria è anzitutto questo: il trono di Gesù, luogo dell'ostensione, un supporto per lui, è il suo corpo e infatti solitamente lei è raffigurata enorme e lui piccinissimo. Lei è la visibilità di Gesù e questo, in fondo, è il ruolo della chiesa. Solo dal XIII secolo in poi Maria viene raffigurata sempre più da sola, senza il bambino. Questo riflette un cambiamento anche della mariologia e della pietà mariana: è infatti da questo momento che inizia la degenerazione di questa figura e del suo messaggio, così importante per ogni cristiano. Solo in riferimento a Cristo, infatti, Maria ha senso. Solo in quanto Madre di Dio, vera credente, arca dell'alleanza, tenda del convegno, immagine del popolo di Dio, sposa, figlia, corpo di Cristo, sua visibilità, luogo visibile dell'ostensione di qualcosa che è sempre tanto piccolo. Solo così si comprende davvero questa maestosa figura.
    Quando invece la si staccherà da questo mistero, non la si comprenderà più. Quando infatti, e saranno molte le omelie a farlo oggi, si parla delle sue grandi virtù, della sua esperienza, di quello che faceva, di quanto ha gioito o sofferto, semplicemente non si sa cosa si dice, perché il vangelo tace completamente su tutto questo. La sua esperienza è stata la sua, originale e particolarissima quanto può esserlo la mia e la tua, tanto più quella di Maria fu la sua come quella di nessun altro. Se sia stata una donna esemplare o una "madre snaturata" non ne sappiamo poi gran che. Certo ha vissuto in modo quanto mai vicino e inaudito l'esperienza della fede e in questo ci è davvero madre e modello. Ma più ancora: guardando a lei dovremmo vedere cosa accade a noi:
    impariamo a vederla come sorella.

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  134. VANGELO
    Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20)
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

    Parola del Signore.

    OMELIA
    Sgorga dal comandamento dell'amore il dovere di correggere il fratello. Molti per dovere e per missione debbono assolvere a tale compito perché maestri, educatori e comunque impegnati nell'insegnamento. La chiesa tutta, sin dalle origini, per comando dello stesso Cristo, ha ricevuto il mandato di andare di annunciare e di testimoniare le verità rivelate. Così il Regno di Dio si sta estendendo sino agli estremi confini della terra. Nella vita quotidiana sperimentiamo continuamente debolezze ed errori; ciò è insito nella nostra fragile natura umana. Come è importante e salutare allora che ogni volta ci sia accanto a noi un fratello che pieno di amore intervenga a darci la salutare correzione! Occorre però da ambo le parti, in chi corregge e in chi riceve l'ammonizione, la bella virtù dell'umiltà, che ci consente di dare e di accogliere quanto viene suggerito nel modo migliore. Invocare la libertà dell'individuo per esimersi dal correggere o dal ricevere la correzione è un gravissimo errore che induce al lassismo e a gravi mancanze di carità cristiana. È intimamente legata alla correzione fraterna la legge del perdono, la capacità di sciogliere i lacci del male, i desideri di vendetta e le barriere dell'odio. Senza questa virtù dovremmo rassegnarci a vivere in continua tensione, in incessanti conflitti famigliari e di ben più ampie proporzioni, come frequentemente accade. Dovremmo essere per vocazione e per grazia, costruttori di pace perché datori di perdono. Non dovremmo mai dimenticare che Cristo si è incarnato, ha accettato la passione e la morte proprio per garantirci il perdono, per scioglierci dai lacci del male e garantirci la risurrezione finale.

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  135. VANGELO
    Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21- 19,1)
    In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo
    malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il racconto dal libro di Giosuè ripropone la pagina certamente più epica del passaggio del Mar Rosso. Infatti, qui gli Israeliti si trovano "solo" a guadare un fiume, ma esso è il confine che li divide dalla terra promessa e dunque riveste un'importanza fondamentale per la storia di questo popolo disperso per tanti anni nel deserto. Le cose non saranno state di certo così facili, la convivenza e/o lo scontro con altre popolazioni indigene avranno senz'altro portato delle integrazioni a scapito della purezza della fede, oppure delle lotte per salvaguardarne l'integrità. Ma tutto questo ci dice ancora una volta che quella del credente è una vita in cui bisogna ricominciare sempre da capo, in cui occorre attraversare mari (o fiumi) che ci fanno agognare la terra promessa. È insomma un essere "gettati" senza sicurezze nel grande mare dell'avventura con Dio che ci provoca a scoprire sempre nuovi orizzonti, a dirigerci verso mete inesplorate, ad osare di continuo senza farci troppe domande. È il medesimo procedimento che dovremmo applicare per il perdono cristiano, così come è espresso nel vangelo. Anche questa maniera essenziale di "esserci" del cristiano, si sostanzia come una magnifica avventura, in cui si è chiamati, non solo a dare il perdono, ma ad essere segno del medesimo perdono di cui ognuno di noi è stato fatto oggetto da parte di Dio. Il perdono, però, non è qualcosa che si improvvisa dall'oggi al domani, ma cresce con il crescere della consapevolezza di essere stati amati prima di tutto noi dal Signore. E queste possono risuonare ancora una volta come belle
    espressioni prive di qualsivoglia contenuto. E di nuovo occorre sottolineare come il cristianesimo si vive sulla propria pelle, facendone esperienza, non è un espressione intellettuale o cultuale. Esperienza di vita. Concreta. Viva. D'ogni giorno...

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  136. VANGELO
    Non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,13-15)
    In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro,
    infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Prendersi cura dei bambini e preoccuparsi di loro perché di essi è il regno dei cieli. L'amore di Gesù per i bambini ci deve far riflettere, soprattutto in un'epoca in cui, spesso, li si trascura o li si rifiuta in molti modi. Si richiede una grande generosità soprattutto ai genitori, ma anche a tutti noi nel nome di Cristo, perché non si tema di avere bambini, di dedicare più tempo e di pensare di più alla loro educazione. Potrebbe essere questo un modo di compiere ciò che piacque tanto al nostro Signore, quando le madri gli portarono i loro bambini perché imponesse loro le mani. Ciò implica il fatto che i bambini possano ricevere il sacramento del battesimo molto presto e che vengano ben preparati perché approfittino presto nella loro vita della confessione e, soprattutto, della santa Eucaristia, mentre assimilano a poco a poco la dottrina cristiana che viene loro insegnata perché siano in grado di rispondere alla vocazione ricevuta da Dio. Ciò non riguarda soltanto le madri, ma deve essere compreso, grazie all'aiuto di Cristo, da tutti i fedeli, sacerdoti e laici, così come non ci si deve curare solo dei bambini piccoli, ma del processo di formazione nel suo insieme: in ciò consiste il divenire simili ai bambini, cioè il divenire più simili a Cristo.

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  137. VANGELO
    Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,16-22)
    In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Il passo dal libro dei Giudici, la cui lettura inizia oggi e si protrarrà per quattro giorni, narra le vicende del popolo di Israele nella terra di Canaan. Esso si contamina con gli idoli delle popolazioni indigene tanto da provocare l'ira del Signore. Benché Dio susciti degli uomini, i giudici, che richiamano al rispetto dell'alleanza, gli Israeliti non tramandano più la fede dei loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore. La fede è una "memoria", che si trasmette e richiede sì coloro che annunciano, ma anche chi ascolta e accoglie. Lapalissiano, viene da dire! Vero, ma non sempre esistenzialmente consequenziale, anche quando si hanno tutte le buone disposizioni. Il racconto evangelico, ad esempio, esprime una situazione del genere. C'è un giovane che si accosta a Gesù pieno di entusiasmo, per ricevere una parola di salvezza. È, da quello che si arguisce e da ciò che dice, un pio israelita, distante quindi dai comportamenti di infedeltà visti nella prima lettura. Egli vuole la vita eterna, la ricerca nell'osservanza della legge, ma l'insoddisfazione lo conduce al rabbì di Nazareth. Però la risposta che ne riceve lo colma di tristezza. Questa consiste in una richiesta radicale, in una spogliazione totale da ciò che "quel tale" possedeva. Ascoltare e accogliere non sono la medesima cosa. Ci si può dedicare alla preghiera, alla lectio divina, a pratiche di pietà, si può anche essere moralmente e "religiosamente" osservanti, ma se alla base non c'è un atteggiamento di povertà esistenziale, una coscienza della grandezza e provvidenza di Dio che ci sostiene, "perché egli sa di cosa abbiamo bisogno", non si è pronti a possedere le ricchezze dell'alleanza con Dio. Israele, nel libro dei Giudici, benché arrivato nella terra promessa, non riesce a gustarne i frutti, così ciascuno di noi, può credere di essere nel Regno di Dio, come spesso ci sentiamo dire, ma non riuscire a viverlo in pienezza: i vari idoli impediscono di usufruirne.

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  138. Maria di Nazaret aveva scelto una vita di dono totale a Dio, come vergine. Ma Dio decise altrimenti. Ciò che colpisce, nell'Annunciazione, è che una "religione pura" esige un dialogo vivente e costante fra Dio e ogni uomo. Qui Dio ha pronunciato la sua ultima Parola a Maria, perché si compissero le parole che, nella storia di Israele, erano state dette ad Abramo, a Mosé e ai profeti. Essi avevano ascoltato e obbedito; lasciarono entrare nella loro vita la Parola di Dio, la fecero parlare nelle loro azioni e la resero feconda nel loro destino. I profeti sostituirono alle loro proprie idee la Parola di Dio; anche Maria lasciò che la Parola di Dio si sostituisse a quelle che erano le sue convinzioni religiose. Di fronte alla profondità e all'estensione di questa nuova Parola, Maria "rimase turbata". L'avvicinarsi del Dio infinito deve sempre turbare profondamente la creatura, anche se, come Maria, è "piena di grazia". Assolutamente straordinario è poi che questo Dio non solo si avvicina a Maria, ma le offre il proprio Figlio eterno perché divenga il suo Figlio. Come è possibile che il "Figlio dell'Altissimo" diventi suo Figlio? "Lo Spirito Santo scenderà su di te". Come scese sul caos, in occasione della creazione, lo Spirito Santo scenderà su Maria e il risultato sarà una nuova creazione. L'albero appassito della storia fiorirà di nuovo. "Maria disse: Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Nell'Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi. L'esperienza di Maria a Nazaret sottolinea questa verità per tutto il popolo di Dio. Il suo "sì" in risposta all'offerta divina e il cambiamento drammatico di vita che ne sarebbe seguito, mostrano che la venuta di Dio in mezzo a noi esige un cambiamento radicale. Ma, cosa più importante, l'Annunciazione a Maria ci pone di fronte ad una grande verità: ognuno di noi ha avuto un'"annunciazione" personale. Sto esagerando? No di certo. Se esaminate la vostra vita passata, troverete un'esperienza che è stata decisiva; forse non ebbe allora conseguenze immediate, o almeno non vi sembrò, ma, ripensandoci adesso, vi accorgete che è stata fondamentale, sia essa la scuola che avete frequentato, un libro che avete letto, un discorso che avete ascoltato, una frase delle Scritture che vi ha colpito, gli amici a cui vi siete sentiti uniti o un ritiro che avete fatto. Era il Dio di Maria di Nazaret che si annunciava a voi. Voi avete dunque avuto una "vostra" annunciazione. E se non avete risposto "sì", o se avete pronunciato soltanto un "sì" timido? Basta riconoscere l'annunciazione ora e cercare di recuperare il tempo perduto vivendo per Dio e per gli altri. "Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".

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  139. VANGELO
    Sei invidioso perché io sono buono?
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    Una favola per dire che ad Israele non serve un re e una parabola per cacciare l'invidia. L'atteggiamento antiregale di Israele è noto e di esso si faranno portavoce soprattutto i profeti. Solo il Signore è re. Scelte alternative portano unicamente ad "un rovo", mettersi alla sua ombra può costare caro, poiché non è né sicuro, né dà refrigerio nella calura. Fuor di metafora, anzi di favola, Iotam non ne vuole proprio sapere di altri re all'infuori del Signore. Nella parabola evangelica, nota e super commentata, il padrone si comporta stranamente; infatti chi darebbe mai il medesimo salario ad uno che lavora un'intera giornata e ad un altro che invece ha lavorato solo un'ora? E allora in questa parabola c'è qualcosa che doveva rodere la prima comunità, per cui l'autore del vangelo di Matteo si sforza, tramite essa, di dirimere una controversia sorta tra i credenti. E molto probabilmente essi sono da ricercarsi proprio tra quegli ebrei convertiti che mal sopportavano di essere trattati alla pari dei "gentili". Insomma, un po' di rispetto per la "nobile discendenza"! Pare di sentirli, come sembra sentire tanti cristiani che ancor oggi ricercano "primi posti", proprio perché sono arrivati per primi. Lo si è detto altre volte, Dio ha un metro di misura diverso dal nostro, e poi vorrà pur dire qualcosa il fatto che vive nell'eternità e non nella dimensione temporale! Il cristiano ha il dovere di accogliere l'altro al di là di qualsiasi pregiudizio e soprattutto di qualsivoglia invidia. Meno si dà spazio a questo sentimento e più si è disponibili a vedere i valori positivi che sono nell'altro.

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  140. VANGELO
    Ecco davvero un Israelita in cui non c'c falsità.
    + Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,45-51)
    In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret”. Natanaèle gli disse: “Da Nàzaret puo venire qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”. Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità”. Natanaèle gli domandò: “Come mi conosci?”. Gli rispose Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi”. Gli replicò Natanaèle: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!”. Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose piu grandi di queste!”. Poi gli disse: “In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo”.
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La festa di un apostolo ha sempre nella liturgia il rimando alla Chiesa. Oggi, la lettura dell'Apocalisse, nella visione della sposa dell'Agnello, ne mette in risalto tutti i pregi e lo splendore che le viene da Dio stesso. Il numero dodici è tra i piu frequenti in questo breve brano; il fondamento poi su cui risiede tutta la costruzione sono i dodici apostoli ad indicare che la fede della Chiesa trova la sua ragion d'essere sull'esperienza che essi hanno avuto del Cristo morto e risorto e sulla testimonianza che ne hanno dato. Sappiamo che Bartolomeo è identificato con il personaggio del vangelo di Giovanni il cui nome è Natanaele. Figura ironica e sprezzante, ma altresì pronta a dare credito alle parole di Gesù, il quale lo rimbecca subito dicendogli che quelle cose dette erano quisquilie in confronto a ciò che avrebbe visto in seguito. Addirittura gli preannuncia una visione di gloria. Abbiamo detto che la risposta di Natanaele a Filippo appare carica di ironia, ma non è del tutto ingiustificata. Infatti, proviamo a immaginare la scena: arriva Filippo e con molta enfasi annuncia di aver trovato il Messia: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù figlio di Giuseppe di Nazareth!". Se uno ci facesse una rivelazione simile ex abrupto non risulteremmo molto gentili nella risposta! Da questo episodio insignificante, potremmo essere invitati a riflettere sulle modalità del nostro annunzio. Molti cristiani, sebbene con retta intenzione, quando parlano del Cristo lo fanno con tale enfasi da suscitare in chi li ascolta rifiuto di ciò che dicono, benché sia vero e santo. La semplicità della testimonianza, insieme ad una conoscenza illuminata dall'intelligenza della persona di Cristo, può evitare molte rispostacce e, al contrario, provocare interesse e coinvolgimento. Non facciamo insomma come chi va a visitare malati, anche molto gravi, e dice parole quali: "Come sei fortunato tu, a soffrire per Gesù". La risposta a tale tipo di stupidità, credo sia sulla bocca di tutti noi.

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  141. VANGELO
    Amerai il Signore Dio tuo, e il tuo prossimo come te stesso.
    + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)
    In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
    Parola del Signore.

    OMELIA
    La frantumazione della legge aveva fatto degenerare in uno sterile formalismo la religiosità del popolo d'Israele. Finalmente c'è qualcuno che cerca l'essenziale e vuole scoprire una gerarchia nella selva dei precetti: "Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?" L'interrogante non è mosso proprio da zelo autentico; è un dottore della legge che ritiene ancora una volta di mettere in imbarazzo il Signore. La richiesta conserva comunque tutta la sua validità ed importanza. Gesù, sapendo di parlare con un fariseo, riprende un testo del Deuteronomio, dove è contenuta la Toràh, il cammino della vita. Secondo Gesù tutto s'incentra nell'appello all'amore a Dio e al prossimo: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». È un'anticipazione del comandamento nuovo che lo stesso Gesù scandirà e non solo a parole. Ci appaiono evidenti le motivazioni teologiche del comando del Signore: Dio è amore nella sua essenza, egli è il nostro creatore e Signore, ci ha creati per sé, per amore e ci ha quindi legati a se con vincoli indissolubili da vivere, sperimentare e godere nel tempo e nell'eternità. Creatore e creatura, come genitore e figlio, istintivamente, salvo aberranti deviazioni, sono uniti dall'amore. Quando poi prendiamo coscienza che quell'amore si spinge fino all'immolazione, al dono della vita in una ineguagliabile passione, fino alla morte, il bisogno di ricambiare quell'immenso dono diventa urgenza insopprimibile. Facciamo un prodigioso passaggio dalla somiglianza connaturale, impressa in noi con la creazione, a quella soprannaturale scaturita dalla redenzione. Non siamo quindi più schivi ed estranei di Dio, ma figli ed eredi e come tali abbiamo l'onore e l'ardire di chiamarlo con l'appellativo di Padre. È poi normale che in lui ci scopriamo anche fratelli, essendo figli dell'unico Signore che sta nei cieli. Accomunàti dall'unica fede, amati dall'unico Padre, in cammino verso lui insieme come umanità e come chiesa, la nostra fraternità non può non essere vissuta che nell'amore, in Dio, nostro Padre, Padre di tutti.

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  144. Fra Roberto genuin, ministro generale dell'ordine francescano cappuccino dal 2018 a oggi.

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  145. La nostra missione: Andare in missione sulle vie del mondo per portare a tutti la gioia di Gesù sulle orme di San Francesco d'Assisi.

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  146. Noi figli di San Francesco d'Assisi obbediamo a Papa Francesco

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  147. Cari amici, sono Tindaro Bartucciotto e sono originario di Milazzo. Prima di raccontare la mia vocazione è da premettere che, sia nella mia infanzia che nella mia adolescenza, il Signore Gesù ha posto Delle persone che mi hanno spronato e mi hanno aiutato con il loro esempio di vita cristiana, a conoscere sempre più il suo amore paterno. Questo perché c'è stato un periodo della mia vita dove Dio era diventato per me un estraneo, pensavo solo a me stesso e a divertirmi. Tutto però è cambiato con la morte di mia Mamma Assunta, dov'è di fronte alla sua agonia l'unico suo desiderio fu quello di ricevere Gesù Eucaristico recitando fino alla fine il santo Rosario e l'Angelus. Quel suo modo di affrontare e accettare la sofferenza e la morte, affidandosi completamente a Gesù, diede una scossa alla mia povera fede suscitando in me un interrogativo che mi ha portato pian piano a convertire il mio cuore: "ma io al suo posto come mi sarei comportato?" Sicuramente mi sarei ribellato e sicuramente avrei messo da parte Dio. Decisi così di partecipare alle varie celebrazioni eucaristiche con atteggiamento diverso ossia quello di conoscere Dio più nel profondo, e Dio stesso mi ha aiutato in questo, quando fui invitato dal mio sacerdote a iniziare un nuovo percorso di fede attraverso il cammino francescano OFS presente nella mia parrocchia (Parrocchia San Papino in Milazzo). Con questo percorso di fede il Signore mi ha aiutato non solo ad accostarmi e confrontarmi con la sacra scrittura ma mi ha aiutato anche ad affrontare le varie difficoltà della vita affidandomi alla sua provvidenza, che io chiamo "la carità di Dio", e questo mi ha permesso di conoscerlo come Padre Misericordioso e Provvidente. Terminati gli studi in fotografia iniziai a lavorare e ad avere una mia autonomia, ma nonostante ciò avvertivo in me il desiderio di abbracciare lo stile di vita del Santo Vangelo. Inizialmente provavo timore nel lasciare tutto e seguire il Signore, ho cercato anche di allontanare in me questo desiderio puntando di fare progressi nel lavoro, fino a quando un giorno mi recai al Santuario Mariano della Madonna del Tindari, poco distante da casa mia, e fermandomi a pregare di fronte alla sua icona quel desiderio, che ormai avevo messo da parte. Divenne più forte fino a diventare un impulso di amore. Dopo il mio pellegrinaggio nella comunità di Nomadelfia,decisi così di affrontare le mie resistenze e le mie paure e di donarmi-per sempre- a Gesù entrando nell'Ordine dei Frati Minori Francescani. Pace e Bene

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  148. O Dio, che hai illuminato la tua Chiesa con l'insegnamento e l'esempio di San Francesco d'Assisi, donaci uno spirito umile e ardente, per conoscere la tua verità e attuarla con un coraggioso programma di vita per costruire una società più pacifica, più solidale e più fraterna seguendo l'ideale di vita della Sacra Famiglia di Nazareth. Amen

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  150. Andare in missione sulle vie del mondo per portare a tutti la gioia di Gesù per costruire una società più pacifica più solidale e più fraterna seguendo l'ideale di vita di Nomadelfia.

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  151. Ogni essere umano deve vivere felice e in pace con tutti gli esseri umani e condividere tutti i beni seguendo l'ideale di vita di Nomadelfia.

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  152. Ogni essere umano è pellegrino sulla terra, vive un po' e un giorno Gesù lo chiama ad abitare per sempre in Paradiso.

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  153. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene. Dio questo l'ha già mirabilmente realizzato in occasione della morte e risurrezione di Cristo: infatti dal più grande male morale, l'uccisione del suo Figlio, egli ha tratto i più grandi beni, la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione.

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  154. L'uomo è creato a immagine di Dio nel senso che è capace di conoscere e di amare, nella libertà, il proprio Creatore. È la sola creatura, su questa terra, che Dio ha voluto per se stessa e che ha chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la sua vita divina. Egli, in quanto creato a immagine di Dio, ha la dignità di persona: non è qualcosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di donarsi liberamente e di entrare in comunione con Dio e con le altre persone.

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  155. Dio ha creato tutto per l'uomo, ma l'uomo è stato creato per conoscere, servire e amare Dio, per offrirgli in questo mondo tutta la creazione in rendimento di grazie, ed essere elevato alla vita con Dio in cielo. Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo, predestinato a riprodurre l'immagine del Figlio di Dio fatto uomo, che è la perfetta immagine del Dio invisibile.

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  156. Tutti gli uomini formano l'unità del genere umano, per la comune origine che hanno da Dio. Dio, inoltre, ha creato da uno solo tutte le nazioni degli uomini. Tutti, poi, hanno un unico Salvatore e sono chiamati a condividere l'eterna felicità di Dio.

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  157. La persona umana è un essere insieme corporeo e spirituale. Nell'uomo lo spirito e la materia formano un'unica natura. Questa unità è così profonda che, grazie al principio spirituale che è l'anima, il corpo, che è materiale, diventa un corpo umano e vivente, e partecipa alla dignità di immagine di Dio.

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  158. L'anima spirituale non viene dai genitori, ma è creata direttamente da Dio, ed è immortale. Separandosi dal corpo al momento della morte, essa non perisce; si unirà nuovamente al corpo nel momento della risurrezione finale.

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  159. L'uomo e la donna sono stati creati da Dio in uguale dignità in quanto persone umane, e, nello stesso tempo, in una reciproca complementarità, essendo maschio e femmina. Dio li ha voluti l'uno per l'altro, per una comunione di persone. Insieme sono anche chiamati a trasmettere la vita umana, formando nel matrimonio una sola carne, e a dominare la terra come amministratori di Dio.

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  160. Dio, creando l'uomo e la donna, aveva loro donato una speciale partecipazione alla propria vita divina, in santità e giustizia. Nel progetto di Dio l'uomo non avrebbe dovuto né soffrire né morire. Inoltre regnava un'armonia perfetta nell'uomo in sé stesso, tra creatura e Creatore, tra uomo e donna, come pure tra la prima coppia umana e tutta la creazione.

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  161. La missione della Famiglia Spirituale Francescana Nomadelfia Fraternità Vangelo e Carità: Costruire in Sicilia una comunità famigliare d'accoglienza per uomini, donne e bambini in difficoltà seguendo l'ideale di vita di Nomadelfia.

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  162. Fra Tindaro Bartucciotto, Frate Minore Cristiano e Presidente della Congregazione Francescana Koinomadelfia per l'assistenza dei giovani, anziani e disabili.

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  163. Gesù è il vero maestro che ci porta in Paradiso dove viviamo felici e in pace con tutti.

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  165. Anche se cattolica non vi è nessun obbligo al celibato del suo clero.

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  166. La Congregazione Koinomadelfia riconosce la dignità e gli stessi diritti di ogni persona e di ogni orientamento. Anche se cattolica non vi è nessun obbligo al celibato del suo clero. Sia uomini che donne possono divenire sacerdoti. Dopo il fallimento di un matrimonio è possibile una nuova benedizione matrimoniale. Le persone dello stesso sesso possono ricevere la benedizione per la propria unione.

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  167. Pace e Bene e buon onomastico a quelli che portano il nome di Bartolomeo Apostolo e Martire.

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  171. La mia missione sacerdotale è costruiremo una società più pacifica più solidale e più fraterna seguendo l'ideale di vita della Sacra Famiglia di Nazareth.

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  172. Tindaro Sacerdote Frate Minore Cristiano Discepolo e Apostolo dello Spirito Santo dal 10 giugno 2013

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  173. L'uomo è stato creato da Dio nel senso che è capace di conoscere e di amare, nella libertà, il proprio Creatore. È la sola creatura, su questa terra, che Dio ha voluto per sé stessa e che ha chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la sua vita divina. Egli, in quanto creato a immagine di Dio, ha la dignità di persona: non è qualcosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di donarsi liberamente e di entrare in comunione con Dio e con le altre persone.

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  174. Dal 2013 andare in missione sulle vie del mondo per portare la gioia di Gesù sulle orme di don Zeno Saltini per costruire una società più pacifica più solidale e più fraterna seguendo l'ideale di vita della Sacra Famiglia di Nazareth.

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  175. Servire Gesù nei poveri. Chi serve i poveri ogni cristiano si guadagna il Paradiso

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  176. Preghiamo per la missione di Papa Francesco per rinnovare la Chiesa Cattolica per costruire una nuova società seguendo l'ideale di vita della Sacra Famiglia di Nazareth.

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  177. Cari amici, la mia scelta di essere un religioso è motivata dal desiderio di dedicare la mia vita a Dio per aiutare i giovani a vivere meglio secondo lo stile di don Zeno Saltini, condividendo l'amore di Dio con i giovani, in particolare con i più bisognosi. Pregai Gesù affinché mi guidare nel cammino della vita che avevo per servirlo in eternità. Amen

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  178. Cari amici, costruiamo una società più pacifica più solidale e più fraterna seguendo l'ideale di vita della Sacra Famiglia di Nazareth e in ogni angolo della terra fondiamo degli Oasi Famigliari e centri pro life assistere I poveri e per difendere la vita è la famiglia. Amen.

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  179. Caro amici, vorrei poter essere il sacerdote delle persone che incontro tutti i giorni, di çhi ha bisogno anche solo di un sorriso, di chi ha bisogno di una parola di conforto e di chi sta attraversando un momento difficile, perché fare del bene rende felici ed è contagioso. Io voglio restare unito a te. Gesù, voglio essere per sempre tuo umile sacerdote al servizio dei poveri e dei giovani. Ameb

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